Arbitri: non può essere sempre colpa loro

In attesa del derby romano di stasera, la domenica pallonara italiana ci ha proposto il solito “menù del campionato”: errori degli attaccanti, errori dei difensori, errori degli arbitri, polemiche sugli arbitri, ore e ore di parole inutili sulle colpe (totali, ovviamente) dei direttori di gara su quella e su questa sconfitta.

Mai nessuno (in realtà qualcuno c’è, ma non è considerato e ascoltato) che si fermi a sottolineare che forse se si è perso o pareggiato non è solamente colpa di un errore dell’arbitro, che fino a prova contraria è un essere umano come tutti noi e persino come gli attaccanti e i difensori.

No, figuriamoci. Molto più comodo e facile attaccare i Tagliavento o i Gervasoni di turno, sputandogli addosso tutta la rabbia per quei due o tre punti buttati dalla propria squadra, per quel rigore inesistente concesso o quell’altro solare (ovviamente, essendo a favore) non dato, per quel cartellino non tirato fuori o per quel fallo non concesso a metà campo solamente trentadue secondi prima del fallo laterale da cui è nata l’azione che ha portato al contropiede del gol.

Sì, perché poi noi italiani siamo i migliori ad inventarci le polemiche, quando c’è da incolpare qualcuno per la sconfitta della nostra squadra del cuore.

Passiamo a degli esempi concreti, successi proprio ieri. Fiorentina-Milan, arbitro Tagliavento.
I rossoneri, in vantaggio 2 a 0 e in vantaggio numerico in campo per via dell’espulsione di Tomovic nel primo tempo, si vedono fischiare contro due rigori, di cui uno ampiamente dubbio, e non se ne vedono fischiare a favore altrettanti, di cui uno dubbio e un altro per un fallo di mano evidente all’ultimo minuto.

Lasciando perdere i commenti del post partita fatti dai non milanisti, il tifo rossonero si è riversato contro le decisioni dell’arbitro, reo di aver determinato il pareggio della Fiorentina.

A nessuno ho sentito dire o ho visto scrivere che Balotelli è stato inesistente, che la Fiorentina in inferiorità numerica ha schiacciato il Milan per tutta la ripresa, che Ljajic prima di stramazzare al suolo in area ha saltato cinque o sei componenti della difesa rossonera.
L’unico che timidamente ha provato a spostare l’attenzione dal signor Tagliavento alla squadra, vera responsabile del pareggio subito, è stato Allegri, ma è stato prontamente ignorato.

Otto ore dopo, a Milano, è andata in scena Inter-Atalanta, con Gervasoni come arbitro.
Sul 3 a 1 per i nerazzurri padroni di casa, Gervasoni fischia un rigore indiscutibilmente inventato per l’Atalanta, che segna e accorcia le distanze sul 3 a 2. Con l’Inter ancora in vantaggio, in dieci minuti l’Atalanta segna altre due reti passando addirittura in vantaggio. Allo scadere Ranocchia, già dannoso in difesa, cicca la palla del 4 a 4 con la porta totalmente spalancata e la partita finisce con l’incredibile sconfitta per Stramaccioni e i suoi.

Secondo voi qualcuno ha osato dire che forse, rigore a parte, se si prendono altre tre reti dall’Atalanta a San Siro non è solo colpa di Gervasoni? Che i gol bisogna anche farli ma non bisogna sempre sperare nell’intervento arbitrale? Ma nemmeno per sogno. Il rigore ha cambiato la partita, è stato determinante, abbiamo tutti contro, gli arbitri contro, e via dicendo.

Che amarezza. E sorvolo sulle ipotesi complottistiche di alcune persone che vedrebbero unite determinate squadre al collegio arbitrale. Non capirei, a quel punto, il motivo per cui tali persone continuino a guardare le partite di calcio.

Lasciamo stare, concentriamoci sulla tesi di “arbitro unico colpevole”, ché qui siamo in Italia, dove è più comodo far passare un fallimento per un accanimento.

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Twitter addicted, vive di calcio. In campo è convinto di essere Pirlo, ma in realtà è un Carrozzieri qualunque. Per lui il trequartista è una questione di principio. Email: fmariani@mondosportivo.it