Cronaca di una telefonata nostalgica

Dopo l’assenza della scorsa settimana, ritorno a scrivere il consueto editoriale del mercoledì. Questa volta voglio raccontarvi di una telefonata tra due vecchi amici alla quale ho avuto il privilegio di assistere. Ero in compagnia di un ex calciatore, un veterano del pallone operaio che ha smesso da pochissimo: l’argomento in questione era la sua carriera. E’stata una discussione bellissima, le mie domande erano incalzanti come al solito. Grazie alla sue parole ho potuto comprendere quello che si nasconde dietro l’uomo – giocatore, il perché di una determinata scelta, i retroscena mai svelati al pubblico e così gustosi per uno che vive di curiosità.

Il ricordo scivola poi agli anni trascorsi con un mister che attualmente non attraversa un periodo felicissimo. Dal punto di vista professionale si intende. “Non lo sento da una vita, mi farebbe piacere chiacchierarci cinque minuti”. Colgo la palla al balzo e, felice di sentirmi un Cupido della sfera, esclamo con orgoglio: “Ecco il suo numero, chiamalo subito”. Il telefono squilla lentamente, forse emozionato anche lui per il momento, la birra resta sul tavolo in attesa di essere consumata. Il vecchio mister è reduce da un esonero, è molto deluso dall’andamento delle cose: “Ciao, è un piacere sentirti”. La sincerità è trasparente, si capisce anche a distanza che nessuno dei due accentua le sue sensazioni.

Ma ti ricordi che belle stagioni abbiamo fatto assieme? Era un altro calcio, i giovani si mettevano a disposizione con umiltà e cercavano solo di imparare. Avevano quasi timore quando parlavano con noi vecchi. Adesso crescono con la puzza sotto al naso, vanno agli allenamenti con la Ferrari e non accettano i rimproveri”. Il mister è d’accordo in tutto e per tutto: “Sarà per questo che non funziono più. Il calcio, il mio calcio, è un altro. Ricordo benissimo gli anni trascorsi in tua compagnia, avevamo una squadra forte e compatta. Eravate uomini prima che calciatori”. Il resto è uno scivolare tra nostalgia, punzecchiature all’odierno e, soprattutto, propositi per il futuro. Sì, perché nonostante tutto quello è il loro mondo. E lo sarà per sempre.

“Se passi dalle mie parti vienimi a trovare. Ti porto a cena in un ristorante fantastico”. “Grazie mille, mi hai fatto un regalo bellissimo stasera. Quando i “miei” ragazzi dimostrano che ancora non si sono dimenticati di me, mi sento un tecnico più vincente di Mourinho”. Mi viene quasi da applaudire quando la rimpatriata giunge al termine: non c’è solo il campione robot che macina ville e miliardi, c’è anche l’uomo nostalgico e orgoglioso, il calciatore che si lega alle persone e non le scorda più. E tra una birra e l’altra si arriva alla sentenza finale: “Sono soddisfatto della mia carriera ma, con un briciolo di fortuna in più, avrei fatto il doppio. Oggi bastano due partite buone e sei in nazionale…”. Lui si congeda, io vado a farmi la doccia. Non è il calcio a essere cambiato, è la vita. Fin quando le persone vere riusciranno a tenere testa ai milioni di faccendieri senza scrupoli, questo sport sopravviverà. In caso contrario resteranno solo due sfoghi: il telefono e la nostalgia.

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.