Prandelli alla carica: “Aggrediremo la Germania. No attendisti”

Il commissario tecnico della Nazionale Italiana Cesare Prandelli risponde alle domande dei cronisti nella sala stampa del quartier generale degli azzurri a Cracovia. La semifinale contro la Germania incombe e via alla preparazione.

Certo, mancano poche ore all’incontro al cospetto della banda di Löw e tocca fare la conta dei “feriti” dopo la partita di ieri sera contro l’Inghilterra, centoventiminuti di tensione fisica e mentale, difficile da smaltire in due giorni. Gli avversari tedeschi, in questo senso, hanno la fortuna di essere già a riposo da ben quarantott’ore: “L’Uefa dovrebbe rivedere il calendario della competizione – afferma il ct di Orzinuovi – perchè tra noi e la Germania c’è una disparità nei tempi di recupero che può penalizzare anche lo spettacolo“.

Ma l’allenatore azzurro pensa a come battere la favorita: “Ci manca ancora qualcosa per essere all’altezza della Germania, ma ci prepareremo a dovere e ce la giocheremo alla pari. Dobbiamo rischiare, preferisco prendere gol su contropiede che rimanere fermo per venti minuti ad aspettare e soffrire. Adesso faranno la differenza le squadre che manterranno la difesa alta e, anche rischiando, lasceranno il baricentro del gioco. Dobbiamo cercare un calcio propositivo, abbiamo una responsabilità anche verso i nostri giovani. Nel ranking Uefa siamo al diciassettesimo posto come nazionale giovanile e questo vuol dire che c’è qualcosa che non va”. Non manca anche una frecciatina verso chi di certo non si aspettava una simile Italia: “Ho dei sassolini nelle scarpe, ma non li tolgo. Li tengo lì ancora a lungo così, senza far polemica, mi ricordo di chi adesso sale sul carro dei semifinalisti“.

Sul modulo e i protagonsti in campo: “Non penso tanto alla tattica – dichiara – Noi siamo stati bravi fin qui a mantenere un certo equilibrio. Ieri, poi, abbiamo calciato venti tiri nello specchio della porta. Fosse sempre così vinceremmo nove volte su dieci. Cassano e Balotelli? Antonio non regge una partita intera, ma è già tanto avere uno come lui anche solo per cinquanta minuti. Ieri è stata la sua quarta partita consecutiva e viene da un lungo periodo di inattività. Anche Mario mi è piaciuto. E’ riuscito a dare profondità alla squadra e si è fatto punto di riferimento in avanti. Ha avuto occasioni nitide ma ha pagato forse mancanza di lucidità e fortuna. Pirlo più forte di Xavi? Non lo so. Di certo rimane uno dei centrocampisti più forti del mondo grazie alla sua straordinaria continuità di rendimento durante una partita. Il cucchiaio? Non me lo aspettavo. Lui lo ha fatto per mettere pressione agli avversari ed ha avuto ragione. Non avevo pensato neanch’io a questo aspetto“.

E infine, il ricordo di quell’Italia-Germania del ’70: “Avevo quattordici anni allora. Quella partita per noi ragazzini ha segnato un’epoca. Io l’ho vista a casa mia con mio padre ed è stata un’emozione forte“.

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Nato a Catania il 10 giugno 1987, si è laureato in Scienze della Comunicazione a Bergamo, dove ha cominciato l’attività pubblicistica collaborando con Bergamo&Sport, Bergamosportnews.it e Itasportpress.it. Segue con passione il calcio a tutti i livelli.