Un suicidio già nell’aria
cristiano barni / Shutterstock.com
I volti all’uscita di San Siro degli spettatori nerazzurri sono la rappresentazione perfetta per dipingere fisicamente i sentimenti contrastanti di una notte amara per l’Inter. C’è chi è furibondo e scaglia parole rabbiose contro i giocatori o Spalletti (“inadeguato”, dicono), c’è chi se ne va a testa bassa amareggiato, senza nulla da dire, ma anche tanti che si ripetono la stessa cosa: “me lo sentivo”. Ed è questo un pensiero che è sembrato attraversare la mente di tanti tifosi in questi giorni di preparazione all’attesissima sfida contro il PSV Eindhoven, la prova decisiva per conquistarsi l’accesso agli ottavi di finale per continuare a rimanere nell’Europa che conta. L’occasione d’oro che ora si trasforma nel rammarico di chi sa che avrebbe potuto fare ben di più.
Perché a chi temeva presunti “biscotti” da parte del Barcellona per favorire un passaggio del turno del Tottenham e far “retrocedere” i nerazzurri in Europa League, erano gli stessi tifosi interisti a volte a rispondere che le loro vere paure non arrivavano da stadi diversi da San Siro. Arrivavano dalla loro stessa squadra, come se i risultati talvolta sorprendenti visti negli ultimi anni avessero creato un’aura di cautela attorno alle prestazioni dei nerazzurri nei momenti clou. Ed è così che, anche in uno stadio tutto esaurito e con un tifo incessante, l’Inter si è sprecata, giocando una partita scialba, non da squadra affamata, vedendosi scavalcare in classifica da un Tottenham che, nonostante un inizio di girone ben al di sotto delle aspettative, ha avuto invece la voglia e la forza di riscattarsi.
La diffidenza della vigilia ci ha messo appena 13′ per trasformarsi in paura, quando Asamoah, uno degli uomini più esperti a livello europeo, ha innescato il contropiede da cui è arrivato il gol di Lozano. San Siro ammutolito e gioia incontenibile degli olandesi, ultimi nel girone e già eliminati, ma entrati in campo con l’intenzione di giocarsela alla pari. Una situazione complicata per un’Inter ancora non del tutto matura, costretta a rincorrere ma senza riuscire a mettere freno alle proprie insicurezze e alla fretta. Ne è emersa una gara confusa, con i nerazzurri all’assalto e capaci di riprendere in mano la gara solo grazie al solito Icardi, uomo chiave di questa fase a gironi della squadra di Spalletti. E, alla fine, a soltanto 5 minuti dall’ottenere un risultato deludente, ma forse sufficiente per passare il turno, è arrivata la beffa che tanto si temeva: pareggio del Tottenham a Camp Nou, decisivo per permettere agli Spurs di passare. Grazie alla differenza reti, certo, esattamente a quanto stava accadendo tra Liverpool e Napoli, ma sembrava anche una punizione per un’Inter che aveva pensato troppo presto di aver già chiuso i conti.
Lasciando soltanto due italiane in corsa per la Champions League, i nerazzurri retrocedono così in Europa League assieme al Napoli. Una coppa che mantiene comunque un suo certo prestigio anche per i nomi delle squadre che vi partecipano, dalle inglesi Arsenal e Chelsea alla Lazio e il Milan, senza dimenticare le “retrocesse” dalla Champions League come Benfica e Valencia, ma che resta assai faticosa: si voglia perché prevede un turno in più, si voglia perché si gioca di giovedì, o si voglia perché spesso si affrontano squadre ostiche che possono concentrare le loro forze in Europa. Ma l’Inter avrebbe le potenzialità per arrivare fino in fondo. Serviranno le giuste motivazioni, anche se la precedenza resta quella di tornare in Champions League il prossimo anno. Per ripartire più matura, scottata dalla delusione di una qualificazione mancata per un soffio in un girone che, a prescindere dal risultato finale, non è stato comunque facile.
