Per Olsson al Lugano potrebbero esserci spiragli
Foto da Twitter
In Svezia, quando qualcuno si sente a disagio, normalmente dice di avere “mal di pancia”. Parlando di calcio, sono famosi i “mal di pancia” dello svedese più forte di sempre, Zlatan Ibrahimović. E tutti sappiamo che i “mal di pancia” di Zlatan erano prodromici a un trasferimento. E così, ci ha incuriosito, ieri sera, scorrendo il foglio formazioni dello scontro al vertice Djurgården-Malmö, notare l’assenza del forte centrale ex nazionale e West Bromvich. Una rapida occhiata al sito ufficiale, ed ecco che leggiamo che il giocatore, fermato sabato da un “mal di pancia”, non sarebbe stato convocato per la partitissima di ieri sera.
Intendiamoci: tutto alla luce del sole. Così come alla luce del sole era il sorriso, venerdì a Cornaredo, del DS del Lugano Giovanni Manna, quando abbiamo parlato della vicenda e del tweet di Bosse Andersson a lui indirizzato. Due parole (“Ormai non viene più” sottintendendo “ne avete parlato e ora non lo lasciano più andare”). Può darsi, così come è vero che Olsson fa parte di un progetto sportivo (giovani promettenti messi a fianco di anziani talentuosi a fare da chioccia, il tutto sotto la guida di un allenatore carismatico e preparato) che, tuttavia, non è riuscito a dare i risultati sperati: la sconfitta di ieri sera (rocambolesca fin che si vuole, ma tale resta), di fatto, ha chiuso le ambizioni di vittoria del campionato da parte degli Järnkaminerna.
E adesso? Resta il mal di pancia: finora il centrale difensivo che tanto piace a Renzetti e Tami era quasi sempre stato schierato nell’undici iniziale. L’assenza di ieri sera, preannunciata fin che si vuole, potrebbe essere uno spiraglio allo sbarco in Ticino del biondo difensore, che andrebbe a rimpolpare la comunità svedese del Sottoceneri (in squadra troverebbe Gerndt il quale, durante la conferenza stampa di venerdì, ha detto di averlo incrociato qualche volta in Nazionale, ma di non averlo sentito negli ultimi tempi).
Certo, Bosse Andersson non è di quelli che amano vedersi sfilare di mano i giocatori sotto contratto (preferisce farlo lui, come nel caso Källström, lo scorso inverno). Di sicuro, Pier Tami, che ai tempi era al GCZ, e dovette salutare il talentuoso centrocampista dal lancio illuminante, importante per i suoi schemi, pensiamo non sarebbe dispiaciuto di vedere il DS degli svedesi, una volta tanto, nella parte del beffato. Anche se crediamo che Bosse, navigatissimo uomo di calcio, saprà comunque trovare la soluzione, salvando soprattutto la faccia con i propri tifosi. Insomma, per ora rimaniamo alla finestra: magari, con una pillola, il mal di pancia potrebbe anche passare.
