Caro 2017, ti scrivo
2017 Calender on the red cubes
Ciao, 2017. Ti abbiamo aspettato. Magari non a lungo ma ti abbiamo aspettato. Negli ultimi giorni anche con una certa ansia, visto il tributo di artisti e personaggi di talento che ha preteso il 2016 (intensificatosi attorno a Natale, se possibile). Adesso sei arrivato e, in realtà, come primo atto dopo il saluto formale mi tocca sorprenderti. E forse stupirti. Normalmente si compila una lista dei desideri da mandare a Babbo Natale più che al nuovo anno ma stavolta mi sono dimenticato di imbucarla in tempo perché Santa Claus la ricevesse e quindi, accanto ai consueti propositi, stavolta ti cucchi tu un bel pacco di desiderata. Forse anche perché ho la sensazione che sia più utile mandarli proprio a te che non al caro Babbino, questa volta. Basta che non fai quella faccia.
Certo, al tuo fratellino minore 2016 non avevo chiesto nulla eppure ci ha anche regalato un sacco di roba buona, sportivamente parlando, ed eguagliarlo non sarà facile visto che non avrai a disposizione né le Olimpiadi, né l’ultima post season della storia di Peyton Manning con annessa vittoria al Super Bowl, né una Cinderella story come quella del Leicester, né la rimonta pazzesca di Nibali al Giro, né la Copa América, né la consacrazione a casa sua di LeBron James, né tanto meno gli Europei di calcio con la vittoria del Portogallo di CR7 dopo le belle figure di Galles e Islanda. Sì, oggettivamente parti in svantaggio, te lo riconosco.
Però un paio di perle per essere ricordato – a modo tuo – ce le puoi regalare, no? Non so, un Gabon campione d’Africa magari. O una Champions League rivinta dal campione uscente. E questo solo per rimanere sul calcio (che, pure, per la prima dopo tre anni, ci ha già regalato la certezza di non vedere il Siviglia portare a casa l’Europa League. È già qualcosa, seppure sia merito soprattutto del solito 2016).
Prendiamo per esempio le Finals NBA, se vuoi cambiare sport. Per il terzo anno di fila potrebbero fronteggiarsi Warriors e Cavs – e fin qui novità zero. Però stavolta sarebbe la bella, in qualche modo si ripartirebbe dalla parità iniziale e sarebbe forse ancora più eccitante vedere come potrebbe andare a finire tra quella che, sulla carta, è una squadra che potrebbe aspirare a essere una delle più forti della storia e la compagine del giocatore più completo e influente degli ultimi quindici anni. Della serie: quando la ripetitività ti porta comunque a uno dei finali migliori possibili. Quindi, caro 2017, tra NBA ed Europei, col basket non hai scuse per fare il tirchio.
O ancora, pensiamo al tennis. Il solito – ormai insopportabile – 2016 ci ha regalato un Andy Murray per la prima volta al top del ranking ATP. Riuscirà Djoković a riprendersi la corona? E Re Roger, l’ormai leggendario e quasi tennisticamente anziano Federer (ahimè), riuscirà finalmente a rivincere un torneo importante per poi ritirarsi in serenità? Oppure: siamo pronti all’esplosione definitiva di qualche nuovo virgulto della racchetta che sostituisca gli astri declinanti del grande svizzero e di un Nadal sempre più spompo? O dovremmo aspettarci una resurrezione tipo Del Potro di qualche atleta dimenticato? Sorprendici, 2017, ne hai facoltà.
Potrei andare avanti ancora ore, caro il mio anno nuovo, ma sono certo che non ti manchino gli spunti. Poi, siamo sinceri, chiederti qualche emozione a livello sportivo o qualche impresa degna d’essere ricordata è un mero pro forma, la domanda vera che intendo porti è un’altra. Potrei esagerare, approfittando biecamente dello spazio concessomi e chiederti di farmi conoscere Emily Ratajkowski, potrei chiederti di vincere alla lotteria, potrei chiederti qualcosa di apparentemente bello ma drammaticamente aleatorio come la pace nel mondo o la concordia tra le Nazioni. E invece no, mio ormai carissimo 2017. Voglio chiederti una cosa molto più piccola, quasi infinitesimale, ma estremamente importante.
Porta in dono all’Italia un pochino di cultura sportiva in più.
Partiamo con la solita roba, magari un po’ trita e ritrita ma che mantiene sempre la sua valenza: aiutaci a essere meno faziosi nei giudizi pur rimanendo tifosi sfegatati e dacci una mano a provare a estendere i nostri interessi sportivi, quanto meno per espandere un filo i nostri orizzonti anche relativamente alle nostre ossessioni principali. Andando più nello specifico, soprattutto, abbiamo disperato bisogno che aiuti a far capire a chi lo sport – e, nella maggior parte dei casi, il calcio – non lo segue (magari con anche un po’ di puzza sotto il naso) che chi invece se ne nutre quotidianamente non è un povero mentecatto senza stimoli intellettuali, mio fatidico 2017. Lo sport non è l’oppio dei popoli, è cultura, è espressione contemporaneamente popolare ma anche elitaria; è un distillato di umanità quasi puro. È assurdo che nel terzo millennio questo concetto così evidente sia ancora estremamente vago.
D’altro canto, se puoi, sarebbe altrettanto fondamentale se riuscissi a richiamare all’ordine – sempre nell’ottica della cultura sportiva di cui sopra, sempre lì andiamo a parare – alcuni dei nostri media eminentemente sportivi, i quali stanno deragliando pericolosamente verso una landa sconfinata fatta di superficialità, frivolezza, piattume, retorica insopportabile, autoreferenzialità e incompetenza (talvolta semplicemente sbalorditiva, nella sua evidenza). Non ti chiediamo tanto come sembra, 2017, non crederlo. Basterebbe anche solo un miglioramento piccolo in quest’ambito centrale. Provaci seriamente e potrei anche non arrabbiarmi se Emily Ratajkowski dovesse continuare a ignorare le mie artistiche proposte di matrimonio.
PS: buon anno a tutti!
