Inferno e Paradiso allo Stirpe: harakiri Sassuolo, una domenica da sogno per il Frosinone

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Così cantava il compianto Lucio Battisti, e al rientro dalla pausa per le Nazionali non se ne sono fatte mancare Frosinone e Sassuolo in una domenica ciociara “vietata ai deboli di cuore”. Gol, tensione, rimonte, black-out, pali: un turbinìo emotivo in piena regola quello dello Stirpe, che alla fine vede il Frosinone ribaltare il doppio svantaggio e imporsi 4-2.

Partiamo dalla fine, dagli otto minuti di recupero: Mulattieri crossa dalla destra un pallone che Ceide incorna sotto all’angolino della porta avversaria…invece di gonfiare la rete, però, la sfera incoccia una mano aperta e protesa in tuffo che, accompagnata da uno Stirpe in estasi, smanaccia via il pallone del 3-3.

La mano in questione è quella di Stefano Turati, portiere che ironia della sorte è di proprietà del Sassuolo ma che, anche quest’anno (dopo l’ottimo campionato di B disputato in Ciociaria), è in prestito ai gialloblù. Quasi sadica la dea bendata, ma il peggio per gli emiliani deve ancora venire: pochi minuti dopo i locali calano il poker in contropiede, affondando definitivamente i neroverdi con un’altra rete dell’ex, questa volta di quel Pol Lirola che tanto bene fece in maglia neroverde tra il 2016 e il 2019. Ah e, ovviamente, anche il “match-winner” Luca Mazzitelli una 40ina di presenze in maglia nero-verde le annovera.

Snocciolando per intero il capitolo ex, in realtà, la lista è lunga; oltre ai nomi ora citati Eusebio Di Francesco è il tecnico che il Sassuolo lo ha condotto prima in Serie A (2013/2014) e poi in Europa (2015/2016). L’infortunato Harroui è come Turati arrivato in Ciociaria in prestito dal Sassuolo, mentre tra gli ex-gialloblù in maglia Sassuolo troviamo Pinamonti, Boloca e Mulattieri.

Tornando alla partita, il finale di gara per il Sassuolo è in pratica un manuale di “murphysmo” applicato. Mai come in questo caso è veritiera la saggezza popolare, e nello specifico il vecchio detto “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. E’ da piangere i neroverdi ne hanno a quintalate.

Facciamo un passo indietro di 70 minuti rispetto agli episodi ora descritti: Pinamonti ha appena refertato lo 0-2 con una pregevole volée, incanalando verso la via Emilia 3 punti preziosi per un Sassuolo in pieno comando delle operazioni su di un Frosinone frastornato dalla superiorità fisica, tecnica e tattica degli ospiti.

Al dominio neroverde, in realtà, contribuisce in parte anche il Frosinone: in particolare, si rivela quasi suicida la scelta di alzare all’inverosimile il pressing offensivo di due centrocampisti come Barrenachea e Mazzitelli che, probabilmente, nelle corde non hanno (ancora?) quel tipo di atteggiamento. Gli ospiti ringraziano, perché la difficoltà a “rinculare” dei centrocampisti locali spalanca praterie sconfinate al Sassuolo, che con facilità disarmante si impadronisce di quegli spazi con percussioni palla a piede e/o verticalizzazioni assai dolorose per la terza linea frusinate.

Al 24’ il tabellone vede gli ospiti avanti 2-0, con Turati che di reti ne evita almeno altre due. Eppure, proprio sul 2-0 di Pinamonti, la partita si prepara a cambiare connotati; questo, in campo come sugli spalti, nessuno ancora lo sa. Sta di fatto, però, che trovato il 2-0 il Sassuolo si spegne: più o meno inconsciamente i ragazzi di Dionisi danno per acquisiti i tre punti, limitandosi a gestire lo sfogo (Soulé dipendente) dei Ciociari. Niente più verticalizzazioni, o percussioni al vetriolo come nei primi venti minuti: una passiva occupazione del campo, figlia di superficialità e/o poca maturità.

Il Frosinone, al contrario, vive  un avvio di gara da incubo ma ha il grande merito di non andare mentalmente al tappeto. I gialloblù prendono gradualmente consapevolezza del mutato atteggiamento degli avversari e gradualmente ritrovano fiducia, metri di campo e la sliding-door della partita: l’ingenuità di Tressoldi, che affonda Cheddira in area di rigore permettendo ai locali di andare ai riposo sotto di una rete in una partita che il Sassuolo avrebbe meritato di vincere 3-0 o 4-0 fino a quel momento.

Rientrare in partita mentalmente, si sa, non è mai facile e il Sassuolo non vi riesce: dagli spogliatoi, invece, esce un Frosinone indemoniato nell’atteggiamento e migliorato dagli ingressi di Okoli per un disattento Monterisi e Caso per Baez, volenteroso ma poco ficcante. L’ingresso del numero 10 garantisce una fonte di gioco ulteriore al Frosinone, che aggredisce e chiude nella propria metà campo un Sassuolo incapace di riavviare il motore.

Berardi non è in partita, Laurientè sembra essere rimasto a Sassuolo; anche Bajrami, dopo il paio di guizzi del primo tempo si eclissa, mentre Matheus Henrique patisce il rinnovato vigore del pressing avversario e il solo Boloca non può correre per cinque a centrocampo.

Agli occhi di scrive lo sviluppo che segue è quasi ineluttabile: i gialloblù attaccano a testa bassa e trovano la doppietta di un insospettabile, Mazzitelli, che approfitta della passività e della disattenzione di un Sassuolo emotivamente al tappeto. Spinti da uno Stirpe in estasi i locali trovano due legni e il poker finale di Lirola, oltre che le parate miracolose di un Turati in giornata di grazia.

Tanta soddisfazione per Eusebio Di Francesco, che raggiante si gode una squadra dalle sette vite (e con sette punti in classifica): come già scritto l’avvio di gara è di quelli da stendere un bisonte, ma i suoi ragazzi hanno il grandissimo merito di rimanere sempre mentalmente in partita approfittando anche dell’harakiri avversario.

Sugli scudi Soulé e Mazzitelli, ma anche un Oyono inesauribile, un Turati prodigioso, Gelli per i sette polmoni messi a disposizione dei compagni e una squadra che in generale non si è mai data per morta cercando a tutti i costi punti fondamentali in chiave salvezza. Non mancano, in realtà, campanelli di allarme e segnali da carpire; la sensazione, però, è che Di Francesco possa (e debba) fare tesoro della partita odierna.

In casa Sassuolo, davvero sciagurata la gara dello Stirpe dei ragazzi di Dionisi. Grave il black-out che attanaglia una squadra dagli indiscussi valori tecnici che, però, deve capire cosa vuole fare da grande; tecnicamente il Sassuolo dimostra di essere nettamente superiore al Frosinone e, probabilmente, alla lotta salvezza. Lo step in avanti che oggi manca ai neroverdi, però, si fa con la testa oltre che con i piedi. Nota lieta la (ri)scoperta di Pinamonti, incanalato su binari diversi di quello dell’ultima stagione, oltre agli ulteriori sprazzi di un Matheus Henrique in crescita costante.

Tra le note più stonate, parlando di singoli, le abuliche gare di Berardi e Laurienté, oltre a un Tressoldi che suo malgrado continua ad alternare eccellenti interventi a cali di concentrazione dalle conseguenze disastrose come in occasione del penalty concesso.

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

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