Le 7 Marce, GP Bahrain – Sì, la Ferrari è tornata

Gran Premio del Bahrain, 1/a tappa del Mondiale di Formula 1 2022. Analizziamo quanto accaduto sul  circuito del Sakhir con la nostra monoposto fornita di un cambio vintage ma potente a 7 marce.

Viaggia in 7/a marcia, la Ferrari – 22 settembre 2019 – 20 marzo 2022, 903 giorni. D’accordo, la Ferrari di digiuni di successi in Formula 1 ne ha avuti diversi e alcuni anche più lunghi (basti pensare ai 4 anni tra Prost, Spagna 1990 e Berger, Germania 1994), ma questo tra la doppietta Vettel-Leclerc di Singapore 2019 e quella Leclerc-Sainz di Bahrain 2022 è stato quello più pesante da sopportare. Per una serie di motivi, sia esterni (pandemia, guerra…) che interni (l’assoluta impotenza rispetto allo strapotere Mercedes-Red Bull delle ultime stagioni, l’addio di Vettel, etc). Tant’è vero che tutti i tifosi della Rossa avevano accolto con molta prudenza i risultati dei test invernali di Barcellona e del Bahrain, temendo che in corsa la situazione potesse non apparire così rosea come sembrava essere. Invece, la pole di Leclerc prima e la gara strepitosa delle Rosse poi, hanno scalfito anche il più tenace degli scetticismi. Certo, è presto per affermare che sarà una cavalcata trionfale verso il Mondiale ma una cosa è sicura: la Ferrari è tornata. E chi vuole il titolo dovrà fare i conti con gli uomini di Maranello.

Viaggiano in 6/a marcia, Kevin Magnussen e la Haas – La Russia invade l’Ucraina e viene giustamente sanzionata. La Haas è costretta a rinunciare ai soldi del suo sponsor russo e ad appiedare il suo pilota russo, Nikita Mazepin. Alla base viene richiamato, dopo due anni di assenza, Kevin Magnussen. Dai test si comincia a capire che, anche grazie al motore Ferrari, la nuova vettura non è proprio la cenerentola del lotto come negli ultimi due anni. In prova, la prima parziale conferma con la top 10 conquistata proprio dal danese. In gara, l’apoteosi. Magnussen arriva quinto, porta in dote 10 punti (più di quanti conquistati dalla scuderia statunitense negli ultimi due anni) e fa vivere a Gunther Steiner, il direttore sportivo altoatesino della Haas, il primo fine settimana felice dopo tante tribolazioni.

Viaggia in 5/a marcia, Lewis Hamilton – L’inglese ha fatto quasi tenerezza al sabato quando ha candidamente ammesso di non poter competere con Ferrari e Red Bull e di dover solamente puntare a vincere il “Gran Premio delle altre”. Hamilton lo ha fatto e ha approfittato del doppio ritiro Red Bull che ha tramutato il quinto posto in un podio insperato. Importante e prezioso fieno in cascina quando si è in difficoltà.

Viaggia in 4/a marcia, Valtteri Bottas – Quando il finlandese si è trovato a passare dalla Mercedes all’Alfa-Sauber mai avrebbe pensato di poter competere con le vetture della casa di Stoccarda. Invece, il motore Ferrari ha spinto pure le auto elvetiche sponsorizzate dalla casa del Biscione in alto. Peccato che un difetto gli sia rimasto: la partenza disastrosa. Chissà cosa avrebbe potuto fare se fosse partito meglio, ma il sesto posto non è certo da buttare.

Viaggia in 3/a marcia, l’Alpha Tauri – L’ottavo posto finale di Yuki Tsunoda non è sufficiente per giudicare positivo il fine settimana della scuderia di Faenza. I test invernali e le prime prove libere sembravano indicare tutt’altro, invece improvvisamente è arrivata la rottura del propulsore Red Bull Powertrains (o Honda Racing se preferite) sulla macchina di Gasly. Un segnale non certo ottimistico per il futuro.

Viaggiano in 2/a marcia, la McLaren e l’Aston Martin – Mai competitive né al sabato né alla domenica sia per la top 10 in qualifica che per la zona punti in gara. Sarà il motore Mercedes poco performante, saranno vetture non aerodinamicamente performanti, ma vedere scuderie che hanno speso (e tanto) per questa stagione chiudere schieramento e classifica lascia basiti.

Viaggia in 1/a marcia, la Red Bull – Lo “0” in classifica pesa sempre. Pesa maggiormente se totalmente inaspettato e dovuto a noie del motore (vedi sistema di alimentazione), quest’anno ancora assemblato dalla Honda e firmato Red Bull Powertrains. Non avere un motore firmato da una casa ufficiale potrebbe pesare? Le voci di un accordo con Porsche dal 2025 possono pesare? L’aerodinamica firmata da Newey è troppo spinta per il propulsore “fatto in casa”? Alle prossime gare le ardue sentenze.