Il Rio Ave è la prima società a chiedere la no-fly zone in Ucraina

Il tema della possibile chiusura dello spazio aereo ucraino per interrompere i bombardamenti del Paese da parte della Russia è da giorni al centro delle richieste arrivate dal presidente Zelensky verso, soprattutto, la NATO e il mondo occidentale: una non-fly zone per proteggere il territorio dai missili e salvare così edifici e civili, da ormai settimane finiti, in un numero crescente di città, nel mirino degli aerei russi.

Si tratta di una questione spinosa, su cui è acceso da tempo un dibattito difficile da risolvere, che mette da una parte la volontà di salvaguardare le vite di milioni di potenziali vittime innocenti e dall’altra i rischi dello scoppio di un conflitto mondiale. Interdire ai velivoli russi di attraversare il territorio ucraino e arrivare, in caso, anche all’estrema decisione di abbattere chi violi il divieto, vorrebbe dire avvicinarsi sempre di più a una vera e propria dichiarazione di guerra, con conseguenze potenzialmente drammatiche per tutta l’umanità: un terzo conflitto mondiale, come avvertito anche dal Ministro degli Esteri russo Lavrov. E anche per questo, per il momento, la NATO ha rifiutato le pur insistenti richieste arrivate dalla presidenza ucraina.

C’è chi, però, nel mondo del calcio ha deciso di fare un importante appello proprio in favore della no-fly zone. Si tratta del Rio Ave, società portoghese attualmente in seconda serie dopo essere stata retrocessa la scorsa stagione a 13 anni di distanza dall’ultima volta: al momento dell’ingresso in campo nella partita giocata domenica contro il Penafiel, il club biancoverde ha indossato una maglia con l’appello scritto sopra “Protect Ukrainian Sky!” (“Proteggete il cielo ucraino!“) e la bandiera dell’Ucraina. E’ il primo club ad aver rivolto un messaggio così forte sul tema, volendo dimostrare la propria piena solidarietà al popolo ucraino e chiedendo ai governi di intervenire anche con un’azione militarmente così importante.

La manifestazione di solidarietà del Rio Ave è proseguita anche nel corso della partita, con i giocatori che indossavano divise con i loro nomi scritti in ucraino, e anche dopo, visto che le stesse maglie saranno vendute all’asta e, con i soldi raccolti, si procederà all’acquisto di beni di prima necessità da mandare in Ucraina.