La scelta di Song come ct del Camerun è diventata un affare di Stato

La storia recente della Nazionale del Camerun è stata tutt’altro che semplice e lineare, ricca talvolta anche di colpi di scena e battaglie dentro e fuori dal campo. Anche affidandosi a una semplice ricerca, spuntano un po’ ovunque episodi di scioperi fatti in passato dai giocatori soprattutto per questioni economiche: nel 2011, per esempio, saltò un’amichevole contro l’Algeria perché i giocatori lamentarono i mancati pagamenti delle partite precedenti e nel 2014, a poche settimane dall’avvio dei Mondiali in Brasile, fu il mancato accordo su premi e bonus a mettere a rischio addirittura la presenza dei Leoni Indomabili al torneo. Ai tempi, il leader di queste proteste era l’uomo più simbolico del calcio recente in Camerun: l’attaccante Samuel Eto’o, che per la protesta contro l’Algeria ricevette addirittura una squalifica piuttosto pesante di ben 15 giornate.

A poche settimane dalla conclusione della Coppa d’Africa organizzata proprio in Camerun, è stato ancora una volta l’ex centravanti a diventare protagonista di una nuova, importante svolta per il calcio del proprio Paese. Non più da giocatore, ovviamente, bensì da presidente della Federcalcio camerunese, ruolo che l’ex Inter e Barcellona ricopre dall’elezione dello scorso 11 novembre. Il 28 febbraio, infatti, Eto’o ha deciso di far esonerare Toni Conceição dalla posizione di ct della Nazionale per mettere al suo posto l’allenatore dell’Under 23 camerunese e storico pilastro della Nazionale di circa un paio di decenni fa, Rigobert Song. Un ex difensore dalla storia affascinante, anche se in fin dei conti deludente, fatta di alti e bassi, di grandi aspettative mancate, di momenti storici come il primo gol della Salernitana in Serie A dopo 50 anni (a cui, in realtà, seguirà una lenta trasformazione in meteora calcistica) e di una carriera vissuta tra Inghilterra, Francia e Turchia.

Sembrerebbe filare tutto liscio, visto che anche in Italia è il presidente della Federcalcio a decidere il commissario tecnico della Nazionale. E, invece, la scelta del nuovo allenatore dei Leoni Indomabili è diventato improvvisamente un vero e proprio affare di Stato. Perché in realtà, in Camerun, così come in altri paesi africani, normalmente non è la Federcalcio a decidere il ct, bensì il Ministro dello Sport e dell’Educazione Fisica, ruolo che a Yaoundé è occupato da Narcisse Mouelle Kombi. Il personaggio che, da questa storia, ne è uscito nettamente sconfitto e delegittimato, pagando a carissimo prezzo la popolarità di Samuel Eto’o.

Effettivamente, era stato proprio Kombi a scegliere, nel settembre 2019, Conceiçao al posto dell’allora ct Clarence Seedorf. Il Camerun era stato appena eliminato dalla Coppa d’Africa agli ottavi di finale, perdendo 2-3 contro la Nigeria, e per il tecnico olandese era scattato l’esonero immediato a poco più di un anno dal suo ingaggio. Il Ministro non fu esattamente morbido con Seedorf, che venne attaccato pubblicamente addirittura in televisione: “Non è fatto per questo lavoro. Se si considera tutto ciò che è stato fatto e i modesti risultati ottenuti, obiettivamente non c’è alcun bisogno di continuare con Seedorf come responsabile della Nazionale. Lo Stato ha fatto sì che i Leoni avessero un’ottima preparazione al torneo”. I tentativi di difesa dell’agente dell’olandese, Deborah Martin, servirono a poco, anche perché la carriera da allenatore di Seedorf, effettivamente, si è interrotta, almeno fino a oggi, con l’esperienza con i Leoni Indomabili. Piuttosto breve e, va detto, con ben poche soddisfazioni.

Conceiçao, invece, arrivava a Yaoundé con alle spalle una modesta carriera in panchina: portoghese classe 61, aveva allenato soprattutto in patria (Belenenses il club più prestigioso), Cipro, Arabia Saudita e in Romania, dove aveva guidato per ben tre volte il Cluj. Con la Nazionale camerunese, il tecnico di Braga ha di fatto vissuto soltanto la Coppa d’Africa di quest’anno disputata “in casa”, chiudendo con un discreto terzo posto: alla fine, il Camerun si è arreso all’Egitto soltanto ai calci di rigore, per poi battere il Burkina Faso nella “finalina” del terzo posto. Un risultato tutto sommato soddisfacente, almeno per come la vedevano Kombi e il suo Ministero, che aveva prontamente rassicurato Conceiçao subito dopo la fine del torneo. Non erano mancate nemmeno stavolta, in realtà, polemiche all’interno del gruppo: particolarmente clamorose erano state le dichiarazioni di uno dei giocatori più noti, Eric Maxim Choupo-Moting, che aveva annunciato che non avrebbe più giocato in Nazionale sotto gli ordini del portoghese. Ma a fine marzo, il Camerun dovrà giocare contro l’Algeria per i playoff dei Mondiali in Qatar e, in generale, sembravano quasi tutti convinti che fosse quasi pericolosa anche solo l’idea di cambiare l’allenatore a poche settimane dalle partite. Tra questi sostenitori, però, non c’era evidentemente Samuel Eto’o.

Il presidente della Federcalcio, a differenza del Ministro dello Sport, non è mai stato convinto di Conceiçao. E così il risultato ottenuto in Coppa d’Africa e qualche lamentela di troppo all’interno del gruppo sono diventati l’occasione perfetta per prendersi la scena e allargare in maniera sostanziale la rete del proprio potere politico, misurando la propria libertà d’azione effettiva: scavalcato Kombi, il cambio di panchina è diventato la prima decisione di grande rilievo dell’ex attaccante nel suo nuovo ruolo. La stessa scelta di Song, che la Nazionale l’aveva già guidata ad interim nel 2018, ha fatto parlare parecchio in Camerun: i due sono stati compagni di Nazionali e hanno mantenuto negli anni un rapporto spesso conflittuale, a causa degli inevitabili scontri portati da due caratteri così forti, ma pur sempre rispettoso. Una voce interna alla Federcalcio, avrebbe rivelato anzi una sorta di ammirazione di Eto’o verso l’ex difensore per “la sua esemplarità, lo spirito competitivo”. Non tanto un allenatore di spessore ed esperienza, quanto più un mediocre tecnico dalla riconosciuta carriera capace di motivare la sua squadra e trarne il meglio. Se questa sarà la carta giusta per permettere al Camerun di eliminare l’Algeria e prendersi il biglietto per il Qatar, lo scopriremo solo tra qualche settimana.

La scelta di Song, in realtà, non sembrerebbe essere stata condivisa dal mondo della politica. Lo ha confermato in parte Félix Zogo, segretario generale del Ministero della Comunicazione, che in diretta televisiva non ha esitato a provocare Eto’o: “Tutto quello che ha toccato da quando ha lasciato i campi di gioco è stato un fallimento. È lui che aveva portato qui Seedorf”, rievocando il nome che, anche per il suo stipendio da 96mila euro al mese, evidentemente ancora resta quantomeno disturbante per l’opinione pubblica camerunese.

Eto’o, però, ha capito ben prima di altri che, più di fare clamore con dichiarazioni di risposta, in Camerun bisogna stringere rapporti politici molto forti soprattutto con il vero decisore del Paese: il capo di Stato Paul Biya. Sul suo potere totale, con un mandato cominciato nell’ormai lontano 1982, ci sarebbero fiumi di parole da dedicare, perché la situazione politica del Camerun è tutt’altro che limpida, anche per le pesanti crisi interne in corso (ne parlammo qui con il giornalista Luca Attanasio): la libertà di stampa è quasi inesistente, nei decenni le manifestazioni si sono trasformate spesso in bagni di sangue, corruzione ormai radicata in tutte le istituzioni, le modifiche costituzionali che hanno garantito a Biya la carica a vita. Niente, insomma, può essere fatto in Camerun senza l’approvazione del capo di Stato. Ed Eto’o lo sapeva bene e ha saputo giocarsi al meglio la carta della notorietà internazionale per arrivare direttamente al presidente del suo Paese, senza dover passare dal filtro del governo.

Il Ministro Kombi ha dovuto prendere atto della situazione e, soprattutto, della pesante umiliazione subita. A pochi giorni dalla decisione di Eto’o, il Ministero dello Sport ha annunciato l’ingaggio di Song, sottolineando l’imposizione arrivata dall’alto. Una sconfitta politica pesante, per un affare di Stato che ha visto intrecciarsi così facilmente sport e istituzioni centrali. Qualcuno si interroga se la scelta del nuovo ct sarà un’occasione per il presidente della Federcalcio per avere controllo anche sulla Nazionale, oppure se si limiterà a dare soltanto qualche suggerimento. Ma il peso a livello internazionale del nome di Eto’o, stavolta, è stato più forte anche di un Ministero.