I Pionieri del Calcio – François Menno Knoote, l’olandese giunto in Italia per studiare canto

Più di ottant’anni prima dell’ingaggio di Ruud Gullit e Marco Van Basten, un altro giocatore olandese si apprestava a vestire la maglia del Milan. Stiamo parlando di François Menno “Frank” Knoote, che giunse in Italia nel 1905. Fino a quel momento la sua carriera calcistica si era svolta in patria, con la maglia del Victoria Wageningen. Dal 1900 al 1902 la sua squadra aveva vinto per tre volte consecutive il campionato olandese dell’Est, salvo poi venire sconfitta in tutte e tre le finalissime per il titolo nazionale. Ma la ragione per cui Knoote si era trasferito a Milano non era il calcio. Era infatti un cantante lirico e si era iscritto al Conservatorio, con l’intenzione di affinare le proprie doti canore.

Di famiglia nobile, Frank cominciò a frequentare i circoli dell’alta borghesia meneghina. Qui fece amicizia con i fratelli Piero e Alberto Pirelli, che lo introdussero nell’ambiente milanista. Fu il primo calciatore dei Paesi Bassi a vestire la maglia rossonera. Di ruolo portiere, le sue doti calcistiche erano chiaramente apprezzate, si trattava di un giocatore con una certa esperienza, visti i suoi trascorsi. Ma Knoote aveva un grosso freno: per evitare di contrarre malattie e per preservare la sua voce, si rifiutava di giocare quando il tempo era avverso. Bastava una giornata di pioggia leggera per farlo desistere dallo scendere in campo. Questo influì naturalmente sul suo impiego.

Come ricordò Herbert Kilpin, storico fondatore del Milan, in un’intervista rilasciata a “Lo Sport Illustrato” nel 1915: “Knoote era un buon footballer, aveva mille riguardi per la sua gola e giuocava solo quando il terreno era asciutto e splendeva il sole. Non c’era verso di farlo giuocare quando il terreno era umido, perché aveva una paura maledetta, di buscarsi un raffreddore. Capirete che avere un giuocatore così delicato in squadra era come non averlo. Non si poteva mai contare su di lui. Il venerdì, quando si formava la squadra, Knoote, prima di impegnarsi per il match, consultava il barometro sotto la galleria. Una volta durante una gara, scoppiò un acquazzone improvviso, in una giornata fino allora serenissima. Alle prime gocce rimanemmo in dieci. Knoote era tornato nello spogliatoio, rientrando in campo quando era tornato il sole”.

Knoote finì per fare solo un paio di apparizioni in maglia rossonera (nel 1906, anno in cui il Milan vinse il suo secondo scudetto) e decise di non prolungare ufficialmente la sua attività agonistica. Fu però tra i 44 soci fondatori della neonata compagine cittadina, il Football Club Internazionale Milano. Stare a Milano gli piaceva, apprezzava l’architettura milanese e sognava, un giorno, di poter cantare a La Scala. Ma nel 1910, terminato il suo ciclo di apprendimento al Conservatorio, lasciò l’Italia. Un anno dopo sposò la mezzosoprano canadese Eva Gauthier, molto nota all’epoca.

Nel 1918, però, i due divorziarono dopo che lei lo aveva abbandonato per rifugiarsi in America dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1921 l’ex moglie lo informò di avere un figlio di cinque anni. Non si erano visti per un lungo lasso di tempo, quindi era probabile che lui non fosse il padre, ma nonostante ciò riconobbe il figlio quale suo erede. Knoote tornò nei Paesi Bassi negli anni ’20 e proseguì la sua carriera artistica arrivando a cantare nel prestigioso Metropolitan Opera di New York. Morì nel 1947, all’età di 68 anni nella sua L’Aia.