I fatti di Pomigliano-Empoli (Serie A femminile) ci fanno tornare alla dura realtà del calcio

Aggiornamento: la Corte Sportiva d’Appello  ha parzialmente accolto il ricorso presentato. Il dispositivo ha previsto pertanto una rimodulazione delle sanzioni: inibizione a svolgere ogni attività in seno alla FIGC al sig. Pipola sino a tutto il 15 dicembre 2021; ammenda di 2000 euro per il Pomigliano Calcio Femminile, a cui si aggiungono 500 euro per essersi presentata in ritardo all’inizio del secondo tempo.

Quando gli stadi e i campi sportivi erano vuoti, con le porte chiuse a causa della pandemia, provavamo un enorme senso di malinconia nel vedere partite giocate nel silenzio più totale. Andare a tifare la propria squadra del cuore o quella del nostro quartiere, un appuntamento che ritenevamo sacro e allo stesso tempo abituale, ci mancava tanto e, sospirando, ci dicevamo quanto avremmo voluto andare a vedere qualsiasi gara, pur di assistere di nuovo dal vivo il calcio giocato. Improvvisamente, il lato brutto di questo sport, travolto in più occasioni e da ogni parte d’Italia di episodi vergognosi, di violenza, discriminatori, era stato dimenticato. Volevamo riprenderci il meglio, la parte agonisticamente sana. Ce lo eravamo promessi: saremmo tornati a vedere le partite e non avremmo più smesso con questa abitudine, non dandola più per scontata. Ricordate gli slogan, con cui ci eravamo promessi che ne saremmo usciti migliori? Doveva valere per la vita, ma ovviamente anche per il calcio e lo sport in generale. E, invece, a vedere queste prime settimane con il ritorno del pubblico sugli spalti, tutto sembra già dimenticato.

Sono già stati diversi gli episodi di odio e violenza visti nelle prime gare giocate della stagione, ma una partita in particolare ha colpito più di tutte: quella di Serie A femminile tra Pomigliano Calcio ed Empoli giocata lo scorso week-end. Perché oltre a una squalifica per due gare inflitta al preparatore dei portieri dei toscani Giuseppe Martino per “aver rivolto nel secondo tempo al minuto 12 alle calciatrici avversarie frase minacciosa, nonché al minuto 25 proferito espressione blasfema”, il comunicato ufficiale del Giudice Sportivo si concentra sul susseguirsi di scene sempre più cariche d’odio, che hanno visto come protagonista il Presidente del Pomigliano Raffaele Pipola e come vittima l’arbitro Andreano della sezione di Prato:

“La condotta del Sig. PIPOLA in violazione delle norme federali si è concretizzata nell’episodio riferito dal Direttore di gara avvenuto alla fine del primo tempo, allorquando uscendo dal campo di gioco, giunta al recinto di accesso agli spogliatoi una persona, qualificatasi quale presidente del Pomigliano [che era stato fatto entrare in detti locali dal personale addetto alla sicurezza dello stadio (rapporto quarto Ufficiale)], in seguito riconosciuto quale il Sig. PIPOLA Raffaele (rapporto Procura Federale), si avvicinava e iniziava a rivolgergli gravi insulti a causa di decisioni tecniche assunte nel corso del primo tempo. Il Direttore di gara chiedeva al personale addetto di allontanare tale soggetto, non essendo, peraltro, inserito nelle distinte di gara né tantomeno autorizzato ad entrare nei locali spogliatoi. Il PIPOLA reagiva urlando ulteriori espressioni ingiuriose, nonché gravi minacce quali “Ti metto le mani addosso, qui comando io”. Il Direttore di gara riusciva ad entrare nel suo spogliatoio, ma il PIPOLA lo seguiva e vi entrava a sua volta. Introdottosi nello spogliatoio del Direttore di gara il PIPOLA dava atto a un’azione violenta con insulti, blasfemie e minacce gravissime, dal tenore intimidatorio, alle quali faceva seguito un atteggiamento fisico che ha costretto l’Arbitro a cercare riparo per tutelare la sua integrità fisica. Continuando a urlare ingiurie e minacce avanzava verso il Direttore di gara, con una condotta sempre più violenta, costringendo lo stesso spalle al muro, e facendolo seriamente temere per la sua incolumità; provocandogli, altresì, un grave stress emotivo. Tre addetti del personale presente allo stadio cercavano, senza troppa convinzione, di allontanare il PIPOLA, non riuscendovi; infatti, a più riprese, appena stava per uscire vi rientrava perseverando nella sua condotta aggressiva. Ciò (anche per l’assembramento che si era creato) impediva agli Assistenti arbitrali di poter entrare nello spogliatoio, nonché di prestare aiuto al Direttore di gara, che da solo si trovava a fronteggiare il PIPOLA, il quale continuava a dare in escandescenza. Tale condotta si è protratta per oltre cinque minuti (…). Ad aggravare la condotta del Sig. PIPOLA si rileva che lo stesso intimava alla sua squadra di non riprendere il gioco nel secondo tempo. La squadra solo in seguito decideva di presentarsi in campo; questo comportava un ritardo all’inizio della ripresa della gara. E a fine gara, senza esserne autorizzato, rientrava nuovamente sul terreno di gioco, rivolgendo ulteriore espressione ingiuriosa nei confronti del quarto Ufficiale.”

Cinque minuti da incubo, in cui – stando a quanto si legge nel comunicato – il massimo rappresentante di una squadra di calcio avrebbe assunto un atteggiamento violento e intimidatorio verso un arbitro (e, più in generale, la quaterna arbitrale), che dal canto suo si sarebbe visto costretto a subire un’aggressione non necessaria. Una situazione paradossale riconosciuta anche dal Giudice Sportivo:

Nel caso di specie risulta evidente che la condotta posta in essere dal Sig. PIPOLA debba essere considerata “violenta” alla luce del dato normativo surriprodotto e ciò in disparte dalla circostanza che non siano derivati danni fisici conseguenziali rilevanti o permanenti, atteso che questo non rappresenta una condizione necessaria ai fini della qualificazione della condotta come violenta. Come dev’essere valutato come conseguenza della condotta violenta il grave stress emotivo/psicologico al quale è stato sottoposto il Direttore di gara”.

Anche i tifosi dell’Empoli, arrivati allo stadio per sostenere la propria squadra, ci confermano il brutto clima che si è lentamente creato. Un portavoce, che ci chiede di rimanere anonimo, ci spiega: “Avevamo visto che c’era tensione, ma sul momento non avevamo avuto la percezione di ciò che stava accadendo negli spogliatoi. Ci è stato riferito poi che c’era stata un’aggressione da parte del presidente del Pomigliano nei confronti dell’arbitro, soprattutto a causa di due rigori che erano stati assegnati all’Empoli”.

Poi, ci spiega anche che in tribuna la situazione è andata deteriorandosi: “La giornata era iniziata in maniera perfetta. Ci siamo trovati benissimo con lo staff della squadra Primavera del Pomigliano lì presente, abbiamo preso un caffè e visto la zona. Poi però è cambiato tutto. Ci era stato detto inizialmente di accomodarci nella parte sinistra della tribuna da parte di un dirigente del Pomigliano. Nel primo tempo abbiamo tifato regolarmente, mentre nella ripresa lui, assieme ad altre persone, invece di mettersi al centro della tribuna che era completamente vuota, si è posizionato accanto a noi, iniziando a provocarci e intimorirci. C’erano già stati diversi scontri verbali e degli interventi delle forze dell’ordine, ma quando il Pomigliano ha trovato il gol del 2-2 il dirigente ha iniziato a dare in escandescenze. È intervenuto un carabiniere, che lo ha allontanato. Queste persone non dovrebbero avere nulla a che fare con il calcio”. 

Non sarebbe, purtroppo, la prima volta che a Pomigliano d’Arco si assiste a un episodio di violenza fuori dal campo nel calcio femminile: lo scorso febbraio, per esempio, anche il portiere della Roma Valentina Casaroli, andata in tribuna per incoraggiare le compagne, aveva denunciato di essere stata stata spintonata da un dirigente del Pomigliano e costretta a cambiare posto, salvo poi essere travolta anche qui dagli insulti di un altro dirigente.

La sentenza del Giudice Sportivo, in certi tratti anche dura, non risulta così severa nella decisione finale: 3.000 euro di multa per il Pomigliano e un anno di inibizione per il Presidente Pipola. Come ricordato nel medesimo testo, risulta di fatto essere la sanzione minima per i dirigenti, i soci e i non soci che pongono in essere condotte simili (ex art. 35, comma 3, C.G.S.).

Ovviamente, a prescindere da questo caso, è ovvio che una simile sentenza non possa avere effetto deterrente verso altre situazioni simili, e non riesca a dare un segnale di intolleranza verso la violenza nel calcio. A breve si tornerà in campo anche nel mondo dei dilettanti, quello dove si assiste, nel silenzio generale, agli episodi più aggressivi e/o discriminatori, come abbiamo raccontato più volte nella nostra rubrica “Razzie di Calcio” e bisognerà essere pronti a intervenire con decisione: ce lo insegna il passato, in cui troppe volte arbitri, giocatori, staff e tifosi hanno finito per diventare vittime della violenza.

Su questo punto è d’accordo anche il tifoso dell’Empoli Ladies: “Secondo me l’arbitro avrebbe dovuto interrompere la partita. So che ci vuole coraggio a prendere una decisione simile, soprattutto in un ambiente diventato così incandescente, ma ci sono cose più importanti di una partita e tra questo c’è l’incolumità dell’arbitro, dei giocatori, dello staff e dei tifosi. A maggior ragione alla luce del fatto che il Presidente non voleva far rientrare in campo la squadra. Sono cose che fanno male a questo sport e purtroppo stanno portando il marcio presente nel calcio maschile anche in quello femminile. La Federazione dovrebbe intervenire più duramente: un anno e basta per un atteggiamento simile è un regalo, bisogna agire con più forza.”