Il caos di Brasile-Argentina va oltre il calcio giocato

I fatti di San Paolo li conosciamo tutti, ormai. Brasile-Argentina, gara valida per le qualificazioni ai Mondiali del Qatar 2022, è stata sospesa dopo pochi minuti per la presenza in campo di quattro giocatori provenienti dalla Premier League: fatto che ha suscitato scalpore a livello internazionale.

Il thread qui sopra, sul nostro profilo Twitter, spiega in breve la situazione, che definire paradossale è sminuirla. Contesto: il Brasile, in particolare lo stato di San Paolo, prevede un periodo di quarantena per persone (compresi gli atleti professionisti) che entrino in paese da Regno Unito, Sudafrica, Irlanda del Nord o India. Quattro giocatori della Selección, Emiliano Martínez, Giovani Lo Celso, Emiliano Buendía e Cristian Romero, militano in Premier League, quindi avrebbero dovuto effettuare il periodo di isolamento necessario. Cosa non avvenuta. Da qui, le autorità in campo, la partita sospesa, i giocatori dell’Argentina costretti a lasciare il terreno di gioco, il Brasile che ha poi svolto una partitella a campo ridotto tra due squadre composte da un mix di titolari e panchinari.

C’è da dire che qualche ora prima della partita, l’ANVISA – agenzia sanitaria brasiliana – aveva diffuso un comunicato per chiedere la quarantena dei quattro calciatori coinvolti, comunque convocati dalla federazione argentina nonostante provenissero da uno dei paesi considerati ad alto rischio. Inoltre, l’ANVISA sosteneva che Martínez, Lo Celso, Buendía e Romero avessero presentato dichiarazioni false sulla loro città di provenienza. Ma perché l’Argentina ha scelto di convocare ugualmente questi calciatori? In un dialogo con la CONMBOL, i vertici della Federazione hanno fatto appello alla “bolla sanitaria” riguardante i calciatori facenti parte dei dieci paesi interni alla CONMBOL stessa. Bolla su cui avrebbe potuto far presa anche il Brasile, invece la Seleção ha scelto di non convocare i suoi calciatori provenienti dalla Premier. L’Argentina, dal canto suo, ha anche battuto i pugni sul tavolo, affermando di appellarsi alla FIFA nel caso non gli fosse stato concesso schierare i giocatori che sarebbero stati oggetto di quarantena, chiedendo di conseguenza una penalizzazione per il Brasile. La CONMEBOL, non potendo far altro che constatare la sospensione della partita, ha delegato alla FIFA le eventuali sanzioni.

Situazione ingarbugliata, sicuramente. Si poteva evitare? Sicuramente sì. Soprattutto, poteva risolversi prima del teatrino in campo. Perché in fin dei conti, questo è stato: piazzare i riflettori su una grande classica del calcio sudamericano, senza però che i protagonisti fossero i calciatori ma qualcuno che ha avuto ancora una volta bisogno di dimostrare che, nel suo paese, è tutto apparentemente sotto controllo.