Tamberi e Jacobs nella leggenda dell’atletica italiana

Il 1 agosto 2021 resterà nella storia dello sport italiano. Due atleti azzurri, Lamont Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi, assoluti protagonisti in una calda domenica pomeriggio prendendosi di diritto l’attenzione di tutte le prime pagine dei telegiornali.

Jacobs è riuscito in qualcosa di impensabile per un qualsiasi atleta nostrano: conquistare la medaglia d’oro olimpica nella finale dei 100 metri piani. Dieci secondi, anzi 9”80, che dopo pranzo hanno tenuto noi sportivi con il fiato sospeso e lui, questo ragazzo nato in Texas ma cresciuto nel bresciano, il più veloce del mondo. Tutto il percorso di avvicinamento alla finale però è stato ricco di emozioni. C’era consapevolezza della grande opportunità di Tokyo 2020; per la prima volta nella storia avevamo due frecce tricolori in grado di abbattere il muro dei dieci secondi e potevamo giocarci questa carta per poter piazzare un atleta in finale nella gara regina dei Cinque Cerchi. Obiettivo prestigioso e difficile in una disciplina terra di medaglie per nordamericani e caraibici.

I risultati delle batterie del sabato hanno reso le nostre speranze ben solide; missione semifinale raggiunta per Tortu e Jacobs con quest’ultimo neo primatista nazionale. Solo in semifinale ci siamo veramente accorti del reale potenziale della giornata. Jacobs non è solo entrato tra i migliori otto, centrando l’obiettivo di partenza, ma lo ha fatto scendendo addirittura a 9”84. Il resto è stato l’appuntamento con la storia, così come lo era stato nel 1979 a Città del Messico per Pietro Mennea. Una partenza perfetta di Jacobs, il testa a testa con lo statunitense Kerley tra lo spazio lasciato vuoto dalla squalifica del britannico Hughes e poi il cronometro bloccato sul nuovo primato europeo mentre in tanti a casa esultavano: tra i nomi di Jesse Owens, Jim Hines, Carl Lewis e Usain Bolt, da ieri in fondo a quell’albo d’oro possiamo leggere con orgoglio anche quello di Lamont Marcell Jacobs.

Uno dei primi ad abbracciare Jacobs è stato Gianmarco Tamberi, che sulla pista nipponica pochi minuti prima aveva vinto l’oro olimpico nel salto in alto. Una gioia condivisa così come è stato condiviso il gradino più alto, poiché Tamberi si è classificato primo a pari merito con il qatariota Mutaz Essa Barshim. Quella dell’altista marchigiano è una storia adatta alla favole olimpiche. L’infortunio nel 2016 prima delle Olimpiadi di Rio aveva l’aria del treno che una volta passato non sarebbe mai più tornato. Dal flop dei mondiali del 2017 invece è iniziato un percorso di rinascita verso Tokyo che lo ha portato a giocarsi con 5 anni di ritardo una medaglia. Il passato ormai alle spalle come il gesso, ricordo dell’infortunio, rimasto a bordo pista mentre Tamberi si avviava verso il suo ultimo salto prima del trionfo olimpico. L’immagine finale è per Barshim e Tamberi, due amici che rinunciano allo spareggio e decidono di salirci insieme, perché alla fine lo sport e l’agonismo è anche questo.

I due ori arricchiscono il nostro medagliere, salito domenica a 27 medaglie complessive, e premiano l’intero movimento dell’atletica leggera, che già ci avevano fatto divertire ai Campionati Europei a squadre e finalmente più competitivo in pista. Non ci sono infatti solo le medaglia di domenica a farci sorridere in questi primi giorni di gare. Luminosa Bogliolo ha mancato la finale nei 100 ostacoli, ma ha comunque migliorato il primato italiano. Alessandro Sibilio ha ottenuto un posto nella finale dei 400 ostacoli, così come Daisy Osakue nel disco femminile e la lista potrebbe ulteriormente allungarsi. Prestazioni importanti utili a promuovere la disciplina tra i giovani italiani: magari oggi davanti alla tv ci sono i futuri campioni italiani di Parigi 2024, Los Angeles 2028 o Brisbane 2032.