Pallone Noir – Ceausescu, Piturca e un padre fedele

La storia del calcio non è fatta tutta di campioni e gol, imprese sportive e trofei da alzare. Ma pure le pagine oscure sono sempre esistite, forse le si ricorda meno volentieri. Con la rubrica Pallone Noir cerchiamo di rimuovere un po’ di polvere da questi racconti: una galleria in chiaroscuro, dove l’alternarsi di luci e ombre rappresenta simbolicamente l’eterno conflitto tra bene e male.

Titolo: Ceausescu, Florin Piturca e un padre fedele.

Paese di produzione: Romania.

Durata: 1978-1994.

Protagonisti: Florin Piturca, Zoia Ceausescu, Maximilian Piturca, Gheorghe Talianu.

Trama. 10 dicembre 1978. Florin Piturca, soprannominato affettuosamente Florica, è uno stimato centravanti. Classe 1951, è cugino di Viorel Piturca che vivrà una carriera luminosa sul campo e in panchina. Florica milita nella seconda divisione rumena, con il Drobeta Turnu Severin. Ha appena disputato, segnando un gol, la gara di campionato contro il Metalul Bucarest che ha visto la sua squadra vincere per 2-1. Finito il match, il calciatore fa rientro a casa dove lo attende la giovane moglie. “Non mi sento molto bene“, le dice Florin mentre va in bagno. Dieci minuti dopo, viene ritrovato senza vita. Cos’è accaduto?

Le prime voci parlano d’infarto. Lo sfortunato atleta viene trasportato in ospedale, lì il suo cadavere viene sottoposto ad esame autoptico. La famiglia, comprensibilmente sconvolta, chiede di sapere qualcosa per capire cos’è successo. Non gli verrà permesso. In ospedale, alla richiesta di un certificato, viene richiesto di tornare gentilmente dopo sei (?!) mesi. Quel giorno arriva, ma la risposta assurda sarà: “Ormai è troppo tardi“. Le cause della morte di Florin Piturca restano avvolte in un alone di mistero. I familiari non si arrendono, in particolare mamma Vasilica.

Papà Maximilian, umile ciabattino, piomba immediatamente in uno stato di prostrazione profondo. Appena viene resa possibile la sepoltura, Florin viene accolto dal Cimitirul Dorobantia di Craiova. E Maximilian decide di far erigere una statua in bronzo in memoria dell’amato figlio, con i pochissimi soldi che ha messo da parte. L’opera raffigura Florica in piedi, in divisa da calciatore, con un pallone davanti al piede destro: verrà rubato nel 2000 e sostituito con uno nuovo di plastica. Vasilica chiederà inutilmente alle autorità locali di poter elettrificare il monumento, così da scoraggiare nuovi sciacalli. Per proteggere almeno ciò che ricorda suo figlio, visto che la ricerca della verità non ha prodotto risultati significativi.

La madre di Florin si è rivolta agli ex compagni di squadra. Salta fuori che all’intervallo della partita è stato offerto del tè caldo ai calciatori da parte del medico sociale. Il periodo storico rumeno, durante la dittatura Ceausescu, suggerisce che siano stati somministrati degli stimolanti per migliorare le prestazioni. La rabbia resta tale, senza possibilità di sfogare nella verità. Un sentimento che monta all’ennesima potenza quando, nel marzo 1989, Zoia Ceausescu – figlia del dittatore Nicolae – nota la statua durante una visita e decide di far abbattere il mausoleo: certi omaggi plateali non potevano essere tollerati dal regime… Maximilian, tra le lacrime, gliela giura: “Che tu sia maledetta, insieme alla tua famiglia. Nel giro di un anno tornerò qui e tu sarai morta“. Nove mesi dopo, i coniugi Ceausescu sarebbero stati giustiziati in un giorno storico per il Paese rumeno: Zoia, invece, sarebbe morta nel 2006 per un male incurabile.

Nel 1990, Maximilian Piturca fece ricostruire prontamente il mausoleo, come promesso. E lì riprese a dormire, per sentirsi vicino al figlio, dopo le lunghe giornate di lavoro e trascurando la sua salute. L’uomo, appresi i propri problemi cardiaci, si trascurò volontariamente per accelerare la morte – sopraggiunta nel 1994 – e potersi idealmente ricongiungere all’adorato Florica. La storia drammatica della famiglia Piturca è stata ricostruita nel pregevole libro “Behind the Curtain: Football in Eastern Europe“, firmato da Jonathan Wilson. 

Nel 2014 la vicenda trovò nuovo spazio sui media. L’ex compagno di squadra di Florin al Drobeta, Gheorghe Talianu, dichiarò al portale Adevarul: “Ottimo calciatore, ma un pochino arrogante: questo infastidiva l’allenatore Gheorghe Nitescu, che spesso lo puniva con violenza e decurtazioni dello stipendio. Dopo la vittoria contro il Metalul Bucarest, era previsto un banchetto al quale Florin non prese parte. Aveva manifestato dei dolori ricorrenti alla testa nell’ultimo periodo, però sul momento nessuno ci aveva dato peso. Quando qualche ora dopo arrivò la notizia della sua morte, calò grande sconforto tra i compagni: uno di loro corse al suo capezzale spaccando pure una porta dell’ospedale per l’incredulità e la disperazione. Fu stabilito che la causa della morte fosse stata una trombosi venosa. Ma io ho sempre pensato diversamente, a un collegamento tra le violenze subite da Nitescu dopo la partita contro il Campina tre settimane prima e i dolori alla testa successivi.

La colpa di Florin? Aver sbagliato un’occasione da gol facile e aver suscitato la rabbia dell’allenatore, che lo sostituì. Il mio ex compagno Titi Stan lo trovò negli spogliatoi, mentre picchiava selvaggiamente Florin“. Un episodio gravissimo, probabilmente alla base della morte di Piturca, sepolto tra le mille cose che durante il regime erano ritenute <normali>. Talianu rimarcò il trauma vissuto dal padre Maximilian, che si lasciò letteralmente andare: “Era trascurato, si fece crescere la barba e si costruì un letto in cimitero, portando addirittura telefono e tv. Dormì lì per sedici lunghi anni. Fino alla fine dei suoi giorni“.