Pallone in Soffitta – Giampiero Boniperti (1928-2021), Mr. Juventus

La scomparsa di Giampiero Boniperti, avvenuta oggi all’età di 92 anni, chiude idealmente un lunghissimo ciclo di juventinità autentica: più forte del tempo che passa e dei cambiamenti del mondo.

Il biondino

Novarese di Barengo, classe 1928, Giampiero Boniperti può essere considerato il primo grande campione italiano affermatosi dopo la tragedia di Superga che cancellò il Grande Torino. Quei campioni che nobilitavano la stessa città in cui giocava, con la casacca della rivale Juventus, divisero con lui la sua prima esperienza azzurra: era il 1947, Vittorio Pozzo lo chiamò per sostituire nientemeno che Gabetto. Il <biondino> avrebbe vestito la sua seconda maglia della Nazionale poche settimane dopo la tremenda sciagura. Nato centravanti, fu subito capocannoniere alla prima stagione da titolare in Serie A: un predestinato. Nel celebre 4-4 del 1953 a Wembley fra Inghilterra e Resto del Mondo, Boniperti realizzò una doppietta per gli ospiti. Fu 25° nel Pallone d’Oro 1958, con un voto ricevuto. In nazionale 38 presenze e 8 reti, con la partecipazione ai Mondiali 1950 e 1954

Gol e gloria

Se pensiamo alla Juventus, impossibile non accostare il suo nome alla società bianconera. Quasi un binomio inscindibile, alimentato dalle grandi prodezze sul campo e la gloria conquistata sul campo. Con l’avanzare degli anni trovò casa nel nuovo ruolo di interno, senza mai dimenticarsi il gol. Anche se, alla fine dei Cinquanta, dovette limitarsi per lasciare spazio ai campioni stranieri John Charles e Omár Sivori: un attacco da favola, dove il direttore d’orchestra Boniperti mostrava orgogliosamente al braccio pure la fascia di capitano. Un tratto distintivo che gli sarebbe rimasto cucito sulla pelle fino alla fine dei suoi giorni. Non smise mai, probabilmente, di sentirsi un capitano della Juventus nel senso più completo e responsabile del termine.

Dietro la scrivania

Ritiratosi dall’attività nel 1961 (con tutti i record individuali dell’epoca) all’indomani dell’ultimo scudetto della carriera, non si distaccò dal club diventando braccio destro dell’avvocato Gianni Agnelli in seno alla società. Presidente dal 1971 al 1990, divenne il vero uomo operativo de <La Vecchia Signora>. Non ha mai smesso di vincere, Boniperti. Sommando tra le due carriere – dentro e fuori dal campo – un’invidiabile quantità di successi, in Italia e all’estero. C’era lui per il primo grande ciclo di Trapattoni, per la seconda stella del 1982, il blocco Juve in azzurro ai Mondiali con Bearzot, per le finali di Coppa Campioni perse, nella terribile notte dell’Heysel, quel maledetto 3 settembre 1989 quando morì Scirea. Nel team dell’Italia per il Mondiale ’90 come capo delegazione, ritornò poi nell’organigramma juventino da ad tra il ’91 e il ’94. Ma in seguito non ha mai lasciato la sua amata società, in ruoli più o meno operativi. Ne ha viste… eccome: è stato pure europarlamentare tra il 1994 e il 1999.

Personaggio

Gli appassionati di calcio ricorderanno con piacere quel pallone di una volta, in cui Boniperti si contrapponeva al romanista Dino Viola nei duelli per il vertice nei primi anni Ottanta: scontri dialettici, prima ancora che sul campo. E ancora l’eterno inseguimento al bomber del Cagliari Gigi Riva, tentato con tutti i modi possibili e immaginabili. Una sconfitta che probabilmente al novarese non è mai andata giù: chi era in fondo questo Riva per dire di no alla più importante squadra d’Italia? Eppure <Rombo di Tuono> rimase in Sardegna. E quando ci furono nuove resistenze, stavolta con Virdis, forse fu più abile mediatore. Un personaggio a tutto tondo, Giampiero Boniperti. Vero, autentico, Mister Juventus.