Copa América, istruzioni per l’uso di un gioco politico

Non sono giorni molto facili per la Copa América, della quale lo svolgimento è minato di ora in ora da notizie sempre più surreali. La decisione di far giocare il torneo in Brasile ha fatto susseguire un terremoto mediatico sempre più forte con il tempo che passa. Dopo i ritiri della Colombia per problemi politici e dell’Argentina per problemi sanitari, la CONMEBOL ha cambiato in maniera discutibile la sede.

C’erano molte alternative per ospitare il torneo senza creare polemica. Paesi come USA, perfino Israele o Qatar, che avrebbe originalmente portato la sua nazionale anche alla competizione, salvo poi ritirarla lo scorso anno per il dilagare del Covid. Lo stesso aveva fatto l’Australia, la seconda squadra extra-sudamericana invitata per arrivare a 12 partecipanti.

LA NUOVA SEDE

Dovevano essere due gironi da 6 squadre, con le migliori 4 di ogni gruppo che volavano ai quarti direttamente. Nessuna drastica modifica quindi senza Australia e Qatar, solo un numero ridotto (5) di squadre per girone. La riduzione ha favorito l’impiego di una sola sede come il Brasile che in questo periodo ha appena dato inizio al Brasileirão e che perciò ha la maggior parte degli stadi occupati.

Con quattro partite anziché sei a giornata, ci si può limitare a impiegare solo 4 impianti per tutto il torneo. Si era parlato di spostare tutto nel nord e nel nordest, dove ci sono molti stadi abbandonati a loro stessi dal Mondiale 2014. Lì però questo periodo è particolarmente umido e piovoso, perciò si è scesi un po’ più a sud, scegliendo le città di Rio de Janeiro, dove il Maracanã sarà l’oste della finale, sostituito per il resto del torneo dal Nilton Santos di Botafogo, Brasília, Goiânia e Cuiabá.

SITUAZIONE PANDEMICA

La CONMEBOL quindi, forse guidata da trame politiche intricate, ha ringraziato Jair Messias Bolsonaro, Presidente della Repubblica brasiliana e leader dell’estrema destra nel Paese, riportando la Copa América a Rio e dintorni. Peccato che, a differenza del 2019 quando il Covid era un futuro prossimo non noto, il Brasile oggi viaggi con una media di poco inferiore ai 2mila morti per Coronavirus.

Gli infetti totali sono ormai più di 16 milioni e i deceduti totali si approssimano a passo felpato al mezzo milione. I 3,6 milioni di infetti in Argentina sembrano una bazzecola in confronto a questi spaventosi numeri, seppur la popolazione brasiliana sia in numero maggiore (211 milioni) rispetto a quella argentina (45 milioni).

LA POLITICA BRASILIANA

Come se non bastasse la pandemia ha cambiato molto il pensiero politico dei brasiliani, più restii nei confronti di Bolsonaro e più favorevoli al Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores) di Lula da Silva. Il menefreghismo riguardo alla pandemia del Governo e specialmente di Bolsonaro ha portato una fetta dei suoi elettori verso sinistra. Non perché questi elettori condividano gli ideali della sinistra, ma perché è “meno peggio” della destra attuale. Quando Bolsonaro è salito al potere nel 2018 alcuni a sinistra avevano fatto il ragionamento inverso. Un errore del quale ora molti se ne pentono.

Perfino alcuni ex alleati dell’attuale Presidente, come João Doria, governatore dello Stato di São Paulo, hanno cominciato a mobilitarsi con lockdown locali per arginare l’emergenza sanitaria, andando in controtendenza con il Governo. Tutto questo è servito ad accontentare la popolazione stanca della situazione, ovviamente. Doria, tifoso sfegatato del Santos e attento al palcoscenico calcistico, aveva perfino fermato per due settimane il Paulistão, salvo poi cambiare idea dopo le proteste dei club. Tutto per accontentare tutti. Tutto per aumentare il proprio potere, ovviamente.

Ciò ha scaturito proteste negli ultimi mesi, cortei a non finire. Non c’è veramente una guerra civile come in Colombia, ma anche il Brasile sta attraversando una crisi politica che non aiuta al contenimento del virus. I cortei contengono spesso individui irrispettosi del distanziamento sociale e dell’uso delle mascherine, sia da una parte, dove Bolsonaro viene chiamato “genocida” (con una dose di esattezza), sia dall’altra, dove Bolsonaro è ingiustamente celebrato come “M1T0”.

LA COPA, UN PRETESTO PER LITIGARE

Lo spostamento della Copa América ha inevitabilmente ampliato la voragine dentro al popolo brasiliano, già di suo molto frastagliato. Questo torneo è solo un pretesto per litigare e far prevalere il proprio potere, affermare le proprie idee in avvicinamento alle elezioni del 2022.

In Brasile dal primo lockdown a maggio 2020, con il calcio non ci si è più quasi mai fermati. Nessuno ha mai protestato contro i campionati statali, nazionali, contro le coppe continentali che comunque possono far circolare il virus. Non sarà di certo un torneo di un mese, fatto di protocolli ferrei e tamponi frequenti, a far dilagare i contagi, no?

La CONMEBOL ha avuto la pessima idea di spostare il torneo da due Paesi in difficoltà, uno con una guerra civile in atto e l’altro dentro a una crisi sanitaria che non dà tregua, a un altro Paese doppiamente in difficoltà. Tuttavia non è uno scandalo giocare in Brasile, con tutti i controlli del caso.

LA NAZIONALE BRASILIANA

Sulla Copa America […] abbiamo espresso la nostra opinione al presidente (della CBF Caboclo ndr). Abbiamo chiesto agli atleti di lavorare e di occuparsi esclusivamente della nostra preparazione per la partita contro l’Ecuador. Il posizionamento degli atleti è stato espresso in un colloquio con il presidente e la commissione tecnica. Non ci esprimiamo perché vogliamo dare priorità alla partita contro l’Ecuador”.

Le parole di Adenor “Tite” Bacchi prima della partita contro l’Ecuador, valevole per le qualificazioni al Mondiale 2022, sono più che esplicative. Qualcosa nella Seleção si è rotto e si scoprirà qualche ora dopo quella conferenza stampa che alcuni dei giocatori, principalmente Neymar e Casemiro, vorrebbero non giocare la Copa América. Lo stesso Tite sembrerebbe d’accordo con loro.

LE ACCUSE DI COMUNISMO

La notizia è rimbalzata a destra e a manca, provocando anche qui degli schieramenti simil politici tra i tifosi. Da una parte quelli pro Bolsonaro e fieri che la Copa América venga disputata in Patria a chiamare comunisti tutti i componenti della Seleção. Dall’altra parte invece tutti quelli contro Bolsonaro a sostegno di Tite, diventato il nuovo leader politico dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Brasiliane.

Per sdrammatizzare si è ricorsi alla produzione di meme, come vengono chiamati in gergo le immagini divertenti in Internet. Tuttavia Neymar diventato Neymarx è l’immagine perfetta che raffigura la semplificazione che “tifosi politici” fanno di temi molto più intricati.

La rivolta del soviet brasiliano è solo una strategia per disfarsi di Rogério Caboclo, presidente della Confederação Brasileira de Futebol dal 2018 che tra le tante è un sostenitore di Bolsonaro. Tuttavia i calciatori della Seleção non lo vogliono fuori perché sostiene un determinato partito, ma perché durante il suo operato ha mostrato più libido che voglia di lavorare.

CABOCLO E LA CBF

Nel 2020 era stato denunciato da una funzionaria della CBF per molestie sessuali. Stando a quanto riporta Globo Esporte, Caboclo avrebbe tentato di far ingoiare un biscotto per cani alla donna, chiamandola con epiteti offensivi come “cagna”. Stando alla notizia, ci sarebbero anche testimoni per avvalorare questa tesi. Anche il rapporto con gli altri funzionari e gli stessi giocatori non sarebbe stato mai veramente buono. Il suo abuso di alcool e le sue manie di apparire, prendendosi anche meriti non suoi, lo hanno via via portato a essere poco stimato da tutti nell’ambiente.

Il terremoto mediatico della Copa América ha fornito il giusto pretesto per cospirare contro Caboclo, che è stato allontanato dalla presidenza per 30 giorni. Giusto il tempo di disputare il torneo. Neymar e compagni probabilmente non hanno mai avuto in mente di non parteciparvi, ma hanno voluto sfruttare il momento per cambiare le cose in federazione, con la complicità di tutti gli altri, tra funzionari, dirigenti e staff.

L’unione quindi in questo caso ha fatto la forza, perché fosse stato solo per pochi elementi, Caboclo sarebbe ancora seduto sulla poltrona e Tite sarebbe sul divano di casa a riposarsi. Secondo André Rizek, noto giornalista brasiliano per quanto riguarda le inchieste sportive, Bolsonaro sarebbe stato pronto a chiedere a Caboclo di sollevare dall’incarico l’attuale CT e portare Renato Portaluppi in Seleção. Con tutto il sistema CBF contro però ciò non è stato possibile.

Ora non resta che aspettare la fine di Paraguay-Brasile, ultimo impegno delle qualificazioni sudamericane alla Coppa del Mondo in Qatar, per guardare con più chiarezza alla situazione. Comunque la sensazione è che il Brasile, assieme a tutte le altre nazionali sudamericane, possano partecipare regolarmente alla Copa América.