EUROTONFI – #29: Inter, troppi regali. Il Wolfsburg ringrazia e vola ai Quarti

Seconda competizione europea per club, per un decennio la Coppa UEFA ha avuto le sembianze della Coppa Italia: 8 vittorie, 10 finali, 4 “derby” in finale tra l’89 e il ’99 per il calcio tricolore, che in Coppa UEFA sprigionava lo strapotere di un Campionato all’epoca saldamente ai vertici del calcio continentale.
Nel nuovo Millennio, però, questo feeling si è bruscamente interrotto: da doppione della Coppa Italia, la Coppa UEFA si è tramutata in genitrice di amarezze e cocenti delusioni, che ci apprestiamo a raccontare nella speranza di vedere presto interrotto un digiuno divenuto oramai ventennale.

Difficili, per usare un eufemismo, gli anni post-Triplete per l’Inter. La successione di José Mourinho e il rinnovamento del gruppo capace di prendersi la Champions sono infatti assai complicati per una società che tra l’altro registra anche lo storico passaggio di mano da Moratti a Thohir.

Nel 2014/15 il timone della società è affidato a Walter Mazzari, insediatosi nella stagione precedente, che pur godendo di ottime credenziali non riuscirà però a ben disimpegnarsi a Milano: la seconda stagione meneghina del tecnico livornese ha vita brevissima, in un’annata che vedrà l’Inter naufragare malamente contro il Wolfsburg agli Ottavi di Finale di Europa League.

LA SQUADRA: INTER
Come anticipato, l’Inter 2014/15 è ancora alle prese con la difficile restaurazione post-Triplete. L’arrivo di Mazzarri da Napoli, da molti visto come l’inizio della rinascita nerazzurra, non dà i risultati sperati con i meneghini al 5/o posto nella prima stagione del tecnico livornese alla guida della Beneamata. Il Mazzarri Atto II si apre con una campagna acquisti che vede vestire il nerazzurro a diversi calciatori teoricamente congeniali al 3-5-2 di mazzarriano stampo:  Dodô, Vidić, Medel, M’Vila e Osvaldo per citarne alcuni, mentre in uscita salutano protagonisti del Triplete come Javier Zanetti, Cambiasso, Samuel e Milito.

L’Inter è chiamata a una sorta di “anno zero” nel quale porre le basi per riavvicinarsi ai vertici del calcio italiano, nel frattempo monopolizzato dalla Juventus contiana. La seconda stagione di Mazzarri presso le sponde nerazzurre dei Navigli è però un disastro, che culmina con un esonero che arriva già all’11/a giornata. Dopo 8 punti raccolti nelle prime quattro uscite (nelle quali spicca il 7-0 al Sassuolo), l’inizio della fine ha una data ben precisa: il 28 settembre 2014, pomeriggio nel quale uno scatenato il Cagliari di Zeman travolge 4-1 i nerazzurri a San Siro. Segue il 3-0 inflitto dalla Fiorentina all’Inter al Franchi, e una serie di prestazioni altalenanti che culminano nel 2-2 casalingo con l’Hellas Verona di inizio Novembre. Il gol di Nico López al minuto 89′ è quello che ufficialmente fa saltare la già traballante panchina di Mazzarri, che lascia l’Inter al 9/o posto in classifica (4 vittorie, 3 pari e 3 sconfitte) già attardata di 12 lunghezze rispetto alla Juventus.

Lo scottante testimone è raccolto da una vecchia conoscenza di casa Inter: Roberto Mancini. L’attuale Commissario Tecnico esordisce con un 1-1 nel derby, ma non riesce a far registrare il cambio di passo all’Inter. Altalenanti nelle prestazioni e nei risultati, i nerazzurri si barcamenano a lungo sul fondo della parte sinistra della classifica, badando a non perdere troppo terreno dai vagoni della Serie A che regalano un posto nelle coppe. Alla vigilia della sfida con il Wolfsburg l’Inter strappa un 2-2 al San Paolo buono per il morale, che lascia però i nerazzurri noni in classifica con un ritardo di sei lunghezze sulla zona Europa League.

In Europa il cammino dell’Inter prende piede in estate, con il playoff contro gli islandesi dello Stjarnan, balzati all’onore delle cronache per le proprie simpatiche esultanze di gruppo. Elemento questo che, ovviamente, non basta a colmare il gap tecnico con i nerazzurri che passeggiando si guadagnano il ticket per la Fase a Gironi vincendo 3-0 in Islanda e  6-0 a San Siro. Il sorteggio regala all’Inter un girone abbordabile, ma da non prendere con le molle: Saint-Étienne, Dnipro e Qarabağ. I nerazzurri non prendono sottogamba le avversarie, e pur non esaltando vincono il raggruppamento con una giornata di anticipo: con il blitz in Ucraina griffato D’Ambrosio e il 2-0 sul Qarabağ, cui fanno seguito due pari con il Saint-Étienne, l’Inter prende saldamente la vetta del girone certificata dal 2-1 casalingo sul Dnipro alla 5/a tornata di gare. Alle spalle dell’Inter si qualificherà il Dnipro (futuro finalista), prima di una Fase ad eliminazione diretta che vede i ragazzi di Mancini sorteggiati con il Celtic Glasgow: ad Hampden Park è un pirotecnico 3-3, mentre a San Siro è un missile di Guarín a scrivere il nome della Beneamata sul ticket per gli Ottavi.

L’AVVERSARIO: WOLFSBURG
Come l’Inter, anche i Lupi della Bassa Sassonia sono reduci da un 5/o posto nella Bundesliga precedente. Guidati dal 2012 da Dieter Hecking, i biancoverdi hanno la velleità di trovar posto tra le grandi di Germania grazie anche a floride finanze che permettono campagne acquisti importanti. Nell’estate del 2014 a Wolsburg sbarcano André Schürrle (pagato 32 milioni al Chelsea), Guilavogui dall’Atlético de Madrid e Bendtner svincolatosi dall’Arsenal tra gli altri. La rosa a disposizione di Hecking può contare, inoltre, sui gol dell’olandese Bas Dost, su un portiere affidabile come lo svizzero Benaglio, e su calibri come Luiz Gustavo, Naldo, il futuro interista Perišić e il tuttocampista Vieirinha. La stella, però, è indubbiamente il 23enne Kevin De Bruyne, tonato in Germania nella stagione precedente dopo la parentesi infelice al Chelsea.

In patria, dopo due punti raccolti in tre partite (anche perché l’esordio coincide con una sconfitta per 2-1 all’Allianz contro il Bayern), i biancoverdi di Hecking cambiano passo e assurgono da subito al ruolo di seconda forza del Campionato. I bavaresi sono inarrivabili per tutti, anche per il Wolfsburg, che quindi finisce per trovarsi in uno strano limbo: non essere in grado di dare filo da torcere allo schiacciasassi Bayern, ma al contempo è molto più bravo delle altre. La conferma la dà la classifica al giro di boa: Bayern 45 punti, Wolfsburg 34, Bayer Leverkusen 3/o a 28 punti.

Il trend si conferma anche dopo la sosta invernale, tanto che pur perdendo 1-0 sul campo dell’Augsburg il Wolfsburg che arriva alla sfida con l’Inter è ancora al 2/o posto in Bundesliga con un ritardo ancora di 11 punti sul Bayern ma con ben 9 lunghezze di margine sul Borussia Mönchengladbach nel frattempo issatosi al 3/o posto.

In Europa i Lupi esordiscono alla Fase a Gironi di Europa League, in un raggruppamento nel quale trovano posto anche Everton, Lille e Krasnodar. La partenza ad handicap (un pesante 1-4 patito a Goodison Park e 1-1 casalingo con il Lille) costringe il Wolfsburg a sudarsi la qualificazione fino all’ultima giornata. I due successi ottenuti contro i russi danno il 2/o posto ai ragazzi di Hecking, che però arrivano alla sfida dell’ultima giornata con il Lille con questa situazione di classifica: Everton 11, Wolfsburg 7, Lille 4, Krasnodar 3. Al Wolfsburg è sufficiente un punto per festeggiare la qualificazione, ma al Metropole i ragazzi di Hecking fanno propria l’intera posta in palio e si impongo 3-0 con i gol di Vierinha e Ricardo Rodríguez (doppietta). Agli Ottavi lo Sporting Lisbona è eliminato in virtù del 2-0 casalingo, cui fa seguito lo 0-0 dell’Avalade: agli Ottavi il destino incrocia le strade di Inter e Wolfsburg.

LA DOPPIA SFIDA
Alla Wolkswagen Arena è il 12 marzo del 2015 quando Wolfsburg e Inter si incontrano per la gara di andata. Poche sorprese tra i tedeschi, con Bas Dost terminale offensivo di un 4-2-3-1 nel quale Schürrle, De Bruyne e Caligiuri inventano con le spalle coperte da Guilavogui e Luiz Gustavo; nell’Inter va Carrizo in porta (e, purtroppo, si rivelerà un elemento determinante) dietro una terza linea composta da D’Ambrosio, Ranocchia, Juan Jesus e Santon. Hernanes e Guarín sono gli interni di un centrocampo schermato da Medel, con Shaqiri e Palacio esterni di un tridente completato da Icardi.

L’avvio di gara è da sogno per l’Inter, anche per la consueta “allegria” difensiva delle squadre tedesche: Icardi riceve sulla trequarti dopo un rimpallo e, con il terzo occhio, vede l’inserimento di Palacio tra le maglie della mal posizionata difesa locale con el Trenza che fa 0-1 infilando Benaglio dopo soli cinque minuti. I nerazzurri tengono egregiamente il campo contro un Wolfsburg in difficoltà in avvio, che però arriva al pari poco prima della mezz’ora con il primo regalo dei meneghini: Carrizo è provvidenziale su un’incornata di Caligiuri, ma sul corner che ne consegue la difesa a zona milanese non legge l’inserimento del gigantesco Naldo, che trova tempo e spazio per un colpo di testa poderoso sul quale Carrizo non è perfetto e il Wolsburg arriva al pari.

La parità resiste fino a metà gara, e in avvio di ripresa si chiudono le sliding doors del treno europeo dell’Inter: Palacio ha una clamorosa occasione da rete al 57′, ma completamente solo all’altezza dell’area piccola non inquadra la porta di Benaglio. Errore che si rivelerà pesantissimo, come il cambio di modulo varato da Mancini pochi minuti dopo con l’inserimento di Vidić per Hernanes e il conseguente passaggio alla difesa a 3: sono, di fatto, il secondo e il terzo regalo dell’Inter al Wolfsburg.

I nerazzurri calano con il passare dei minuti, e cinque minuti dopo l’errore di Palacio confezionano per il Wolfsburg il quarto regalo di serata: Carrizo sbaglia completamente il fraseggio corto, ne approfitta Vieirinha che dal fondo pesca De Bruyne che capovolge la partita. Carrizo completa la frittata a un quarto d’ora dal fischio finale, quado si fa beffare da una gestibile punizione di De Bruyne che si insacca tra lo sgomento di giocatori e tifosi della Beneamata: finisce 3-1 per il Wolfsburg che festeggia una vittoria meritata, in una gara nella quale però l’Inter deve mordersi i gomiti per delle amnesie che si riveleranno fatali per le proprie sorti europee.

L’1-3 è un risultato brutto, specie per l’Inter dell’epoca, ma il Wolfsburg non sembra imperforabile. Una settimana dopo, a San Siro, Mancini sceglie Campagnaro per D’Ambrosio e Kovačić per Shaqiri sul fronte offensivo; Timm Klose per Naldo e Trasch per Schürrle, invece, le variazioni nello starting-XI di Hecking.

Il primo squillo della gara è di Hernanes ma Benaglio è attento sul fendente del brasiliano; a essere troppo allegra nella serata milanese è la difesa meneghina, che dopo un paio di svarioni paga dazio quando De Bruyne scappa sulla sinistra tra Campagnaro e Ranocchia mettendo in mezzo un pallone sul quale Juan Jesus dorme e Caligiuri fredda Carrizo. Pur con alcuni limiti di tenuta difensiva il Wolfsburg dà  la sensazione di essere più forte e più squadra di un Inter scoraggiata e senza idee all’interno dell’ennesima stagione sempre più nera. Di forcing interista non se ne rinvengono le tracce, e sugli sporadici spunti interisti Benaglio è vigile: su Guarín sul finale di prima frazione, su Palacio a metà della seconda frazione.

L’Inter rumina calcio e, a venti minuti dal termine, trova anche il pari con l’uno-due Palacio-Icardi che porta all’1-1 refertato dal primo. A questo punto, servirebbero due reti per portarla ai supplementari: difficilissimo, ma non impossibile con il giusto entusiasmo. Elemento, però, sconosciuto all’Inter manciniana del 2015 che non trova ulteriori guizzi e, anzi, nel finale subisce il beffardo 1-2 dell’ex-meteora juventina Bendtner. Finisce 1-2, con il Wolfsburg vittorioso 5 a 2 in aggregate: un’eliminazione meritata, che però lascia tanto amaro in bocca per una doppia sfida che si poteva disputare diversamente.

…E POI?
La stagione 2014/2015, come già anticipato, sarà l’ennesima stagione da dimenticare dell’Inter post-Triplete. Nelle ultime 11 giornate di Campionato i nerazzurri mettono assieme 18 punti (5 vittorie, 3 pareggi, 3 sconfitte) che al calare del sipario sul torneo nazionale non furono sufficienti ad andare oltre un 8/o posto che esclude dall’Europa l’Inter nella stagione successiva.

Meritatamente vittorioso contro l’Inter, ai Quarti di Finale di Europa League il Wolfsburg trovo un Napoli capace di approfittare delle criticità già in parte evidenziate dai ragazzi di Mancini: un Napoli sontuoso passa 4-1 in Germania, trasformando in una sorta di amichevole la sfida dell’allora San Paolo dove il return-match termina 2-2. In patria i ragazzi di Hecking terranno saldo in mano il 2/o posto alle spalle del Bayern, che si tolgono però lo sfizio di vincere anche la DFB-Pokal piegando 3-1 il Borussia Dortmund a valle di una stagione tutto sommato molto positiva.

L’edizione 2014/2015 dell’Europa League la vincerà il Siviglia; non esattamente una sorpresa per la seconda competizione europea per club. Gli andalusi piegano 3-2 in finale il sorprendente Dnipro capace di piegare il Napoli in semifinale; la possibile Finale tutta italiana tra è sfortunatamente cancellata dal k.o. del Napoli con gli ucraini e di quello della Fiorentina, nettamente superata dal Siviglia. I Viola, all’epoca guidati da Montella, raccolgono lungo il cammino anche lo scalpo della Roma incontrata ed eliminata agli Ottavi di Finale, dove oltre ai Capitolini e all’Inter si ferma anche la bella corsa europea del Torino di Ventura al cospetto del più quotato Zenit San Pietroburgo.

EUROTONFI – L’Italia e la Coppa UEFA: ci eravamo tanto amati