EUROTONFI – #28: il Ludogoretz ringrazia una Lazio autolesionista

Seconda competizione europea per club, per un decennio la Coppa UEFA ha avuto le sembianze della Coppa Italia: 8 vittorie, 10 finali, 4 “derby” in finale tra l’89 e il ’99 per il calcio tricolore, che in Coppa UEFA sprigionava lo strapotere di un Campionato all’epoca saldamente ai vertici del calcio continentale.
Nel nuovo Millennio, però, questo feeling si è bruscamente interrotto: da doppione della Coppa Italia, la Coppa UEFA si è tramutata in genitrice di amarezze e cocenti delusioni, che ci apprestiamo a raccontare nella speranza di vedere presto interrotto un digiuno divenuto oramai ventennale.

Vladimir  Petković. Un nome che i tifosi della Lazio ricordano decisamente bene: l’attuale Commissario Tecnico della Svizzera, infatti, è l’allenatore che lega il proprio nome alla Lazio in uno dei successi più sentiti dei biancocelesti nel Terzo Millennio, la Coppa Italia vinta contro la Roma nella stagione 2012/2013. Sfortunatamente per lui lo svizzero però la seconda stagione sulla sponda biancoceleste del Tevere non è molto fortunata a livello personale e, conseguentemente, nemmeno per la Lazio: in patria così come in Europa, dove con  Petković già congedato in favore di Eddy Reja arriva una clamorosa eliminazione con il Ludogoretz, nei Sedicesimi di Finale di Europa League.

LA SQUADRA: LAZIO
Forti della conquista della Coppa Italia, i bianconcelesti si presentano con entusiasmo ai nastri di partenza della stagione 2013/’14. Dal mercato arrivano un giovane Felipe Anderson (prelevato dal Santos per 9 M €) e il metronomo dell’Albiceleste Lucas Biglia (pagato 8 M € all’Anderlecht), oltre che alcune interessanti seconde linee come Brayan Perea in attacco (Deportivo Calì) e l’albanese Etrit Berisha tra i pali dagli svedesi del Kalmar. Saluta Kozak, ceduto all’Aston Villa, così come lasciano Formello Foggia, Zárate, Diakité, Brocchi, Saha e Bizzarri tra gli altri. Tanti i movimenti in entrata e in uscita, ma da Marchetti a Klose passando per Hernanes, Mauri, Lulić e Candreva a Formello sono rimasti tutti i protagonisti delle principali fortune biancocelesti.

Dopo il pesante rovescio in Supercoppa Italiana (0-4 contro la Juventus di Antonio Conte) i biancocelesti piegano 2-1 l’Udinese alla 1/a di Campionato, ma la stagione dei biancocelesti è ben diversa da quella precedente. Se infatti la prima metà della stagione d’esordio di Petković aveva visto i biancocelesti a contatto con la zona Champions, il secondo anno vede la Lazio veleggiare a metà classifica; troppo altalenante nei risultati, la Lazio racimola alcune brutte sconfitte (1-4 allo Juventus Stadium, k.o. 0-2 nel derby) ultima delle quali al Bentegodi con l’Hellas nel turno pre-Natale che di fatto “esonera” Petković con un fragoroso 4-1. Torna Eddy Reja, che raccoglie una Lazio 9/a in classifica e tendendente a sganciarsi anche dal treno per l’Europa League dell’anno successivo.

Almeno nell’immediato l’avvento di Reja non è portatore di particolari scossoni, con la Lazio che continua a veleggiare a metà classifica; con la squadra arresasi al Napoli ai Quarti di Coppa Italia, l’Europa League si rivela quindi una vetrina a cui dare molta importanza in casa biancoceleste.

L’AVVERSARIO: LUDOGORETZ
Dopo diversi decenni passati a vivacchiare tra le serie minori del calcio bulgara, Razgrad diventa improvvisamente Capitale del calcio bulgaro nella seconda decade degli anni Duemila in barba a uno storico dominio di Sofia sul calcio locale. L’uomo della svolta per la storia del Ludogoretz è Kiril Domuschiev, imprenditore del mondo farmaceutico, che acquisisce il club nel 2010 con l’intento di renderlo una grande; impresa che riesce da subito, con il Ludogoretz (da neopromosso) che centra Campionato e Coppa di Bulgaria sotto la guida in panchina di Ivaylo Petev. All’epoca nessuno se lo può aspettare, ma il Ludogoretz inaugura un’egemonia che lo porta in brevissimo tempo a diventare il primo club di Bulgaria con una conquista ininterrotta di titoli in patria cui si accompagnano le prime apparizioni europee.

Nel 2013/2014 il Ludogoretz saluta il tecnico delle prime promozioni e del primo titolo, Ivaylo Petev, a cui succede Stoyco Stoev. La rosa a disposizione del neo-tecnico dei Campioni di Bulgaria ha rappresentanze da vari angoli del globo e, in generale, parte ovviamente con i favori del pronostico; Stoyanov è una garanzia in porta, cosi come Cosmin Moti in difesa (vecchia conoscenza del calcio Tricolore dati i trascorsi senesi) mentre Júnior Caiçara è una macchina da assist. Se il terzino brasiliano è l’uomo dell’ultimo passaggio, non mancano gli uomini-gol alla compagine bulgara: lo sloveno Bezjak è la punta di diamante della compagine guidata da Stoev, ma decisivi spesso e volentieri sono anche il brasiliano Juninho Quixadá o lo spagnolo Dani Alabo.

Alla sfida con la Lazio arriva un Ludogoretz che dopo un avvio diesel in patria si prende presto la testa della classifica, e alla sosta del Campionato guida la regular season con tre lunghezze di vantaggio sul Litex Lovech e addirittura 10 di margine sul Levski Sofia.

In Europa il cammino prende avvio in Champions League, dove nella stagione precedente (quella del battesimo europeo) i bulgari avevano subito ceduto il passo alla Dinamo Zagabria (eliminati da un gol allo scadere). Stavolta i ragazzi di Stoev si regalano un paio di scalpi sorprendenti, quelli di Slovan Bratislava e Partizan Belgrado, prima di arrivare a un playoff che li oppone a un Basilea che si rivela troppo forte per i biancoverdi (doppio successo elvetico, 4-2 in Bulgaria e 2-0 in Svizzera)

La positiva performance estiva vale un pass per la Fase a Gironi di Europa League al Ludogoretz, sorteggiato assieme a calibri come PSV Eindhoven e Dinamo Zagabria (con i croati che nella stagione precedente avevano estromesso le Aquile dall’Europa) oltre che con gli ucraini del Chornomore. I ragazzi di Stoev dominano sorprendentemente il Girone, vincendo due volte con olandesi e croati e accaparrandosi 16 dei 18 punti a disposizione guadagnandosi i Sedicesimi di finale assieme agli ucraini.

LA DOPPIA SFIDA
Per il primo atto della sfida con i Campioni di Bulgaria Reja sceglie una formazione sulla carta competitiva: in campo vanno Radu, Lulić e Biglia tra gli altri, oltre a un attacco composto da Felipe Anderson, Klose e Keita. Il Ludogoretz risponde con un 4-2-3-1 nel quale Moti dirige le operazioni in difesa, capitano Dyakov naviga in mediana assieme a Zlatinski e Bezjak è il riferimento offensivo.

Di timori reverenziali nemmeno l’ombra in casa Ludogoretz: i ragazzi di Stoev partono fortissimo e si guadagnano dopo una manciata di minuti un penalty per mano di Cana in area, che però capitan Dyakov sbaglia malamente facendosi parere da Berisha il cucchiaio che poteva valere l’immediato vantaggio. I biancoverdi non risentono del mancato gancio assestato ai padroni di casa, e continuano a macinare gioco a discapito di una Lazio molle, lenta e prevedibile: mai in  partita, i biancocelesti sono assistiti dalla dea bendata quando Marcelinho timbra la traversa ma inesorabilmente passano in svantaggio sul finire di tempo con la sassata da quasi trenta metri di Bezjak che sorprende Berisha.

L’inevitabile strigliata di metà tempo scuote la Lazio, che scende in campo nella ripresa con tutto un altro piglio: l’eroe della serata per il Ludogoretz diventa Stoyanov, che para un rigore a Felipe Anderson (che colpisce anche una traversa) e cala la saracinesca difronte agli assalti dei Capitolini. La gara termina 10 vs 10 per le espulsioni di Cavanda e Dyakov, ma il risultato non cambia più: incredibilmente, il Ludogoretz passa 1-0 a Roma.

A Sofia la Lazio atterra con la consapevolezza di poter ribaltare il risultato, a patto di mostrare un atteggiamento diverso da quello del primo tempo dell’Olimpico. Reja tiene inizialmente in panchina Klose e Lulić, ma manda in campo dal 1′ Konko, Candreva e il colombiano Perea. Sessanta secondi scarsi, e la Lazio ha già pareggiato i conti: bravo Keita a sfruttare la disastrosa gestione del primo pallone della gara da parte del Ludogoretz, e a infilarsi in area di rigore siglando l’1-0. L’immediato vantaggio fa desistere la Lazio dal pigiare il piede sull’acceleratore, i biancocelesti comandano le operazioni senza sbilanciarsi: il 2-0 arriva comunque in apertura di ripresa, con Perea a finalizzare uno splendido contropiede laziale condotto da Onazi.

Il più sembra fatto, ma i bulgari non si danno per vinti: è al solito Bezjak l’uomo della provvidenza di un Ludogoretz lontano parente di quello ammirato all’Olimpico, che però torna in partita con il timbro del proprio centravanti al minuto 67. Il gol ringalluzzisce i padroni di casa, che spingono fino a trovare il pari che arriva grazie a un’autentica frittata combinata da Marchetti: è il 78′ quando l’estremo difensore laziale, su un tiro senza pretese di Zlatinski, va per controllare la conclusione ma nell’assorbirla varca la linea di porta assieme alla sfera. Incredibile la dinamica dell’azione, che porta a un inatteso 2-2 che qualificherebbe i bulgari.

Il danno sembra fatto per la Lazio, che però trova la forza di riportarsi in avanti: Ledesma con un lancio lungo pesca la testa di Biglia che trova sulla sua strada Stoyanov, che però non può opporsi al tap-in vincente di Klose entrato nella ripresa. 2-3, agli Ottavi andrebbe la Lazio. Corre il minuto 82, l’impresa sembra fatta per la Lazio ma, purtroppo, l’ennesimo disastro laziale costa la qualificazione: decisivo è, purtroppo, ancora Marchetti che esce male su un pallone in area di rigore permettendo a Juninho Quixadá, nella confusione che si genera in area di rigore, di trovare il 3-3 che manda agli Ottavi il Ludogoretz al termine di una doppia sfida priva di ogni logica.

…E POI?
Archiviata la delusione in terra bulgara, al rientro in Italia la Lazio espugna di misura il Franchi grazie a un gol in apertura di Cana. La stagione dei biancocelesti, però, avrà retrogusto amaro anche in Italia dove, alternando vittorie convincenti a rovesci inattesi (0-1 casalingo con l’Atalanta, 2-0 a Marassi con il Genoa) o molto  pesanti (come il 4-1 di San Siro con l’Inter) alla fine arriva un 9/o posto finale che sbarrerà alla Lazio la strada per le Coppe europee nella stagione successiva.

Il Ludogoretz, aiutato da un pizzico di buona sorte nella sfida con la Lazio, non ha scampo contro il Valencia. Gli spagnoli ipotecano facilmente la qualificazione in Bulgaria imponendosi 3-0 a Razgrad, per poi gestire agevolmente il risultato tra le mura amiche finendo per trovare un 1-0 griffato Alcácer. Pur se netto il tracollo al cospetto del più quotato avversario, il voto alla stagione europea del Ludogoretz rimane altissimo e i ragazzi di Stoev vi affianco il terzo titolo consecutivo conquistato in patra.

Come già raccontato l’Europa League 2013/2014 arriva finalmente in Italia, ma solamente per essere assegnata. La Finale è infatti allo Juventus Stadium, dove il Siviglia si impone ai rigori sul Benfica capace di eliminare in semifinale la Juventus di Antonio Conte. Detto della Lazio, malamente infrantasi sul Ludogoretz, centra uno scivolone agli Ottavi di Finale il Napoli eliminato dal Porto (0-1 in Portogallo, 2-2 al San Paolo) mentre la Fiorentina di Montella cede il passo alla Juventus nel derby andato in scena sempre agli Ottavi (1-1 a Torino, blitz piemontese al Franchi con il gol di Pirlo su punizione).

EUROTONFI – L’Italia e la Coppa UEFA: ci eravamo tanto amati