EUROTONFI – #27: Udinese, la fortuna è “ceca”. E tifa Slovan Liberec

Seconda competizione europea per club, per un decennio la Coppa UEFA ha avuto le sembianze della Coppa Italia: 8 vittorie, 10 finali, 4 “derby” in finale tra l’89 e il ’99 per il calcio tricolore, che in Coppa UEFA sprigionava lo strapotere di un Campionato all’epoca saldamente ai vertici del calcio continentale.
Nel nuovo Millennio, però, questo feeling si è bruscamente interrotto: da doppione della Coppa Italia, la Coppa UEFA si è tramutata in genitrice di amarezze e cocenti delusioni, che ci apprestiamo a raccontare nella speranza di vedere presto interrotto un digiuno divenuto oramai ventennale. 

La stagione 2013/2014 è quella che chiude l’ultimo ciclo di Francesco Guidolin a Udine, stavolta in maniera definitiva. La squadra del tecnico friulano, capace di stupire l’Italia centrando due piazzamenti Champions poi sfumati ai playoff (con tante recriminazioni, prima per un sorteggio improbo con l’Arsenal e poi per il rigore di Maicosuel con lo Sporting Braga), nel 2013/2014 vivrà un’annata complicata nella quale l’abbrivio dice molto del Campionato che avrebbe preso vita. I bianconeri pagano una notte da incubo, e si arenano ai playoff di Europa League contro i cechi dello Slovan Liberec.

LA SQUADRA: UDINESE
Dopo il 5/o posto della stagione 2012/2013, a Udine è moderata la consueta rivoluzione di mercato per quanto riguarda la via d’uscita dal Friuli: le porte scorrevoli a tinte bianconere vedono salutare solamente Mehdi Benatia (in cambio dei 13,5 milioni di euro riconosciuti dalla Roma). In ingresso arrivano un paio di giovani assai interessanti: un giovanissimo Bruno Fernandes sbarca a Udine dopo un’ottima stagione in Serie B con il Novara, mentre il 20enne Silvan Widmer arriva dall’Aarau. Giovane, ma già in cerca di riscatto, è l’ex-wonder kid Nico López che a Roma non riesce a far brillare quello che sembrava essere un grande talento.

Al timone c’è, ovviamente, Francesco Guidolin che può disporre dell’eterno Antonio Di Natale e dell’esperienza di Giampiero Pinzi, Danilo e Domizzi, oltre che della qualità assicurata da Muriel, un giovanissimo Zieliński e Pereyra, e del fosforo di Allan in mediana. Il Campionato prende piede a fine agosto, sicché i primi impegni ufficiali per i bianconeri arrivano proprio dall’Europa League; l’urna dell’UEFA abbina i ragazzi di Guidolin ai bosniaci del Široki Brijeg, che viene travolto 3-1 in Bosnia prima del 4-0 del Friuli.

La squadra non è forse più quella capace di centrare due piazzamenti Champions consecutivi (dati anche gli addii di Inler, Alexis Sánchez, Asamoah, Handanovič e Isla, giusto per citarne alcuni), ma il roster a disposizione di Guidolin assicura un mix di ottimo affidamento.

L’AVVERSARIO: SLOVAN LIBEREC
Nato nel 1958, come tutte le compagini di questa regionen lo Slovan Liberec ha vissuto in prima persona lo scisma delle due regioni dell’ex-Cecoslovacchia. Dopo diversi decenni anonimi, lo Slovan Liberec diventa “improvvisamente” grande nel Terzo Millennio: nella prima decade del 2000 centra infatti tre titoli nazionali (2001/’02, 2005/’06 e 2011/’12), ultimo dei quali nella stagione 2011/2012. Nella stagione 2013/2014 in sella allo Slovan Liberec siede ancora il tecnico dell’ultimo trionfo in patria, Jaroslav Šilhavý: nella rosa a disposizione del tecnico spiccano i nomi di un giovane Vladimir Coufal (all’epoca 20enne di belle speranze, oggi al West Ham dopo essere passato anche per lo Slavia Praga), l’esperto Radoslav Kováč in difesa (ex di West Ham, Spartak Mosca e Basilea tra le altre) e di alcuni prospetti come Rybalka in mediana e Michael Rabušic in attacco (che in divenire vestirà diverse casacche in Italia, senza troppo fortuna, tra Verona, Perugia e Crotone) oltre che il giovane Dzon Delarge. Una menzione la merita anche lo sfortunato Josef Šural, impegnato in maglia Slovan nel 2013/2014 che nel 2019 si trasferisce in Turchia all’Alanyaspor dopo aver militato anche nello Sparta Praga; proprio in Turchia, di ritorno da una trasferta di Campionato in pullman, rimarrà tragicamente vittima di un incidente causato da un colpo di sonno del conducente del mezzo su cui viaggiava l’Alanyaspor.

I cechi arrivano al playoff con l’Udinese forti di un mese abbondante di Campionato: positivo l’abbrivio di torneo in patria per i ragazzi di Silhavi, che mettono assieme 12 punti nelle prime uscite in patria cadendo rovinosamente solo sul campo del Mladá Boleslav (sconfitta per 0-4). In Europa il cammino inizia addirittura al Secondo Turno Preliminare, ed è subito in salita: i lettoni dello Skonto Riga sono piegati solamente in virtù dei gol in trasferta, con i baltici a imporsi 2-1 tra le mura amiche e lo Slovan a trovare la qualificazione grazie all’1-0 casalingo griffato Delarge. Nel Terzo turno i cechi incrociano le lame con lo Zurigo, che in Repubblica Ceca viene steso in rimonta da una doppietta di Rabušic; al ritorno gli svizzeri trovano vantaggio e momentanea qualificazione, ma nel secondo tempo i gol di Frydek e Rybalka mandano agli spareggi lo Slovan Liberec.

LA DOPPIA SFIDA
Il 22 agosto del 2013, a pochi giorni dall’avvio del Campionato di Serie A, l’Udinese ospita lo Slovan Liberec al Nereo Rocco di Trieste. Privo di Brkić Guidolin deve affidarsi al giovane Kelava in porta, mentre in difesa Hertaux, Danilo e Domizzi compongono la terza linea; Basta e Gabriel presiedono le fasce di una mediana coperta dalla corsa e dal fiato di Pinzi e Allan oltre dai piedi buoni di Lazzari preferito a Pereyra, davanti Muriel e Di Natale. Lo Slovan Liberec opta per un 4-1-4-1 nel quale Kováč guida il pacchetto arretrato, Sackey scherma la difesa e Rabušic è il terminale offensivo.

Difficile commentare la partita di Trieste, senza fare riferimento a elementi soprannaturali. Muriel timbra subito la traversa dopo uno spunto dei suoi, e in avvio di gara in generale l’Udinese chiama Kovář ad almeno due interventi fondamentali per preservare lo 0-0. Sul versante opposto, lo Slovan Liberec passa al primo tentativo: Rybalka si guadagna un pallone sulla trequarti, e da quella distanza scarica una saetta che scheggia internamente la traversa e si infila alle spalle di un attonito Kelava. I bianconeri non si scoraggiano e si riversano in avanti riprendendo a macinare gioco ed occasioni da rete, fino a trovare il meritato 1-1 con Gabriel Silva che infila in rete un bel traversone di Di Natale.

Il pari ridà entusiasmo ai locali, che però in avvio di ripresa si fanno trovare incredibilmente scoperti e vengono infilati nuovamente dai cechi, bravi a trovare con Delarge il 2-1 in ripartenza. Ancora una volta, l’Udinese non si scompone: dalle parti di Kovář è una vera e propria grandine di occasioni da rete, tra legni (saranno tre a fine partita) e occasioni da rete incredibilmente cestinate dagli avanti friulani. A rendere ancora più atroce la beffa, il terzo gol in ripartenza dello Slovan, con uno splendido sinistro a giro di Kušnír. Al Rocco di Trieste finisce 1-3 per lo Slovan Liberec; un risultato quanto meno grottesco per quanto vistosi in campo, per un Udinese tanto bella quanto disgraziata sotto porta.

Una settimana dopo l’Udinese di Guidolin si presenta a Liberec schiumante di rabbia a voglia di rivalsa, per una rimonta che la gara di Trieste ha dimostrato non essere fuori portata. Rispetto alla gara di andata Guidolin opta per la qualità di Pereyra in mediana al posto di Pinzi infortunato, mentre nello Slovan Frydek torna al ruolo di terzino destro (dopo essere stato alzato a centrocampo all’andata) con l’inserimento a centrocampo di Šural. I bianconeri partono forte spaventando lo Slovan con Di Natale e Muriel, ma tra le mura amiche lo Slovan gioca a viso più aperto, e ancora una volta passa in vantaggio: incredibile la lettura della difesa friulana, che permette a una lunga rimessa laterale di attraversare l’intera area di rigore rimbalzando due volte negli ultimi 16 metri bianconeri, fino ad arrivare sul secondo palo dove Delarge scaraventa in porta il gol dell’1-0.

I bianconeri riescono ad arrivare al pari con Lazzari sul finire di primo tempo, con il fantasista ex-Atalanta bravo a girarsi e infilare con una precisa rasoiata il gol dell’1-1. Sembrerebbe essere il preludio a un secondo tempo tutto da vivere, ma in realtà i cechi riescono a mettere la museruola ai ragazzi di Guidolin, mai davvero pericolosi se non nel finale con una legnata di Maicosuel dalla distanza. In dieci per la seconda ammonizione guadagnata da Pereyra a 71′, i bianconeri vanno più vicini a incassare il nuovo svantaggio che a mettere la freccia sullo Slovan. La gara termina 1-1, con l’Udinese che non può che rammaricarsi per una gara di andata veramente priva di ogni logica, oltre che di fortuna.

….E POI?
Lo sfortunato playoff con i cechi, sarà il preludio di una stagione priva di grandi gioie per Guidolin e i suoi ragazzi. Nonostante il solito Di Natale, autore di 17 gol in Campionato, in Serie A arriverà un anonimo 13/o posto finale in quello che si rivelerà essere l’ultimo anno di Guidolin sulla panchina bianconera con Stramaccioni a raccoglierne la pesante eredità; qualche soddisfazione i friulani se la toglieranno in Coppa Italia, dove dopo ave eliminato Inter e Milan arriveranno a disputare il penultimo atto della manifestazione, perso per contro la Fiorentina (2-1 Udinese all’andata, 2-0 per la Fiorentina al Franchi).

Superato il playoff, non senza un pizzico di fortuna, lo Slovan Liberec riesce a continuare il suo percorso europeo in un girone che si rivela alla portata, con Siviglia, Friburgo e i portoghesi dell’Estoril. All’esordio, sul campo del Friburgo, i ragazzi di Šilhavý recuperano due reti di svantaggio e portano a casa un prezioso pari grazie alla bordata di Kalitvintsev che piega le mani a un colpevole Baumann, prima che un errato fraseggio dei tedeschi porti Rabušic a involarsi verso la porta per l’insperato 2-2. Dopo aver piegato 2-1 il Friburgo i cechi strappano anche due pareggi per 1-1 al Siviglia, che a Liberec evita il k.o. solo al minuto 88 con Vitolo. La sconfitta interna con il Friburgo alla 5/a mette a repentaglio la qualificazioni Sedicesimi, ma nell’ultima giornata di gare i cechi vincono 2-1 in Portogallo e chiudono secondi alle spalle del Siviglia, corsaro in Germania. L’interrail dello Slovan si interrompe ai Sedicesimi, al cospetto dell’AZ Alkmaar: i Cheesefarmers passano in Repubblica Ceca con un gol di Viergever allo scadere, con lo stopper olandese che si ripete anche al ritorno in una contesa terminata 1-1. Se il cammino europeo è tutto sommato soddisfacente, meno gioie le troverà in patria lo Slovan, dove al termine del Campionato arriverà un quarto posto finale dietro a Sparta Praga, Viktoria Plzeň e Mladá Boleslav.

L’Europa League la alzerà al cielo il Siviglia, nella finale dell’allora Juventus Stadium vinta ai calci di rigore contro il Benfica. Finale che la Juventus di Antonio Conte, eliminata dalla Champions League nella disgraziata notte di Istanbul, avrebbe voluto far propria salvo doversi arrendere al cospetto del Benfica in semifinale. Juventus che, in un derby tutto italiano, aveva eliminato la Fiorentina agli Ottavi di Finale. Il contingente italiano è completato dalla Lazio, arresasi ai Sedicesimi di Finale al Ludogoretz, e al Napoli costretto a cedere il passo al Porto agli Ottavi.

EUROTONFI – L’Italia e la Coppa UEFA: ci eravamo tanto amati