Lo Schalke 04 è retrocesso aritmeticamente nella B tedesca: il triste epilogo di una stagione disastrosa

La sconfitta contro l’Arminia Bielefeld ha sancito la retrocessione aritmetica dello Schalke 04 in Zweite Liga,la Serie B tedesca. Non accadeva dalla stagione 1987/88, quando la formazione di Gelsenkirchen arrivò ultima in campionato con 23 punti (ma allora la vittoria valeva 2 punti). La risalita non fu facilissima, ci vollero tre anni per poter rivedere “i Minatori” in Bundesliga. E l’impressione è che stavolta la situazione sia ancora più difficile, vista la grave crisi economica che ha colpito il club, zavorrato dalle spese eccessive sostenute in questi anni. Tornare immediatamente in Serie A non sarà semplice.

Si è trattata di una lenta agonia, cominciata con l’8-0 subito dal Bayern Monaco alla prima giornata. E proseguita con la sconfitta interna con il Werder Brema, che è costata la panchina a David Wagner. L’arrivo di Manuel Baum non è servito a dare una scossa all’ambiente: l’ex tecnico dell’Augsburg ha ottenuto solamente quattro punti in dieci partite ed è stato allontanato il 16 dicembre, all’indomani della sconfitta interna col Friburgo. Dopo la piccolissima parentesi Huub Stevens, allenatore ad interim per la gara (persa) contro l’Arminia Bielefeld, è arrivato Christian Gross. Con lui lo Schalke ha incamerato il primo successo stagionale, un convincente 4-0 ai danni dell’Hoffenheim: ma quello che sembrava un barlume di speranza è rimasto un misero fuoco di paglia, visto da quel momento la squadra ha ottenuto solo due pareggi in otto gare.

Il 2 marzo, dopo la pesante sconfitta (5-1) a Stoccarda, il nuovo ribaltone: arriva l’ex Darmstadt Dimitrios Grammozis, ma ormai la situazione è pressoché disperata. Nemmeno il greco riesce a risollevare le sorti dello Schalke. Inutile, se non a fini prettamente statistici, la vittoria interna contro l’Augsburg alla ventottesima giornata. Ormai il dado è tratto e lo Schalke aspetta solo la fine, come un condannato a morte a pochi passi dal patibolo. D’altronde i numeri stagionali parlano chiaro: 5 allenatori cambiati, 2 sole vittorie su trenta gare, 18 gol presi e 76 subiti. Una debacle inimmaginabile ma che probabilmente ha radici più profonde.

E pensare che nell’ultimo lustro lo Schalke si era mostrata come una delle squadre più continue del panorama calcistico tedesco. Ha lanciato giocatori importanti, quali Neuer, Draxler e Goretzka, solo per citare i più famosi. Prima ancora, nel ’96, ha conquistato una Coppa UEFA (ai danni dell’Inter), il primo trofeo internazionale della sua storia, al quale si aggiungono successivamente le due Coppe Intertoto del 2003 e 2004. In patria, pur non riuscendo mai a vincere lo scudetto, ha ottenuto due Coppe nazionali e cinque secondi posti, l’ultimo dei quali raggiunto solo due anni fa. Per questo la retrocessione del club della Ruhr fa ancora più rumore.