La Hendriks Graszoden si è rifiutata di realizzare i manti erbosi degli stadi in Qatar per questioni etiche

L’assegnazione dei Mondiali in Qatar non è mai stata oggetto di discussioni così intense come in queste settimane. L’avvio della fase di qualificazione al torneo del 2022 è stata infatti caratterizzata in maniera significativa da un sorprendente e, va detto, colpevolmente tardivo, risveglio della coscienza di alcune Nazionali, società e tifoserie sulle reali condizioni di vita all’interno del piccolo emirato arabo. Merito di un’inchiesta del Guardian, che ha denunciato la morte di almeno 6500 lavoratori (principalmente immigrati) dal 2010 nell’ambito di costruzione degli stadi, sebbene già da anni organizzazioni internazionali e non governative abbiano denunciato una situazione fortemente contraria alla tutela dei diritti umani, in particolare di lavoratori, immigrati e donne.

Dalla Norvegia si è acceso così un dibattito sempre più forte prima a livello di club e poi a quello della Nazionale sull’opportunità di partecipare o meno ai prossimi Mondiali. L’idea del boicottaggio, in realtà, è stata e rimarrà una mera suggestione, un puro gioco di fantasia e immaginazione che ha stuzzicato la mente di chi, a volte, si chiede quanto sarebbe bello un mondo in cui dei calciatori pagati milioni di euro ogni anno si ribellassero a questo sistema malato, rinunciando ai propri privilegi sportivi ed economici per abbracciare una sincera e profonda difesa dei diritti dei più deboli. Insomma, si rimane nell’ambito della sensibilizzazione, come confermato dalle parole di alcuni giocatori e dalle manifestazioni finora messe in mostra tra magliette e striscioni che richiamano l’articolo 30 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: la speranza che, con una maggior pressione mediatica, FIFA e Qatar collaborino per un cambiamento significativo.

Più lontano dai riflettori, però, ci sono anche le vicende di chi, per questioni etiche, ha rinunciato per davvero a contratti molto pesanti, pur di non ritrovarsi a trattare con il Qatar. È la storia, passata piuttosto in sordina, della Hendriks Graszoden, società di Heythuysen (Paesi Bassi) che si occupa di realizzare e mantenere i manti erbosi anche degli stadi e che gode di un’importante nomea in questo ambito: questa compagnia ha infatti realizzato i manti erbosi per la Coppa del Mondo in Germania del 2006 e gli Europei in Svizzera-Austria e Francia tra il 2008 e il 2016. Gli organizzatori del Mondiale in Qatar avevano quindi deciso di farsi sentire, ma la Hendriks Graszoden, dopo essersi resa conto della reale situazione del Paese, ha deciso di dire no.

Ad annunciarlo è stato recentemente Gerdien Vloet ai microfoni dei media olandesi, spiegando le ragioni di questo rifiuto a un contratto decisamente appetitoso: “Ci sono cose più importanti dei soldi a volte. Abbiamo visto cosa accade lì, abbiamo visto come venivano costruiti gli stadi. Non tutti i lavoratori indossavano le adeguate protezioni. Non ci è piaciuto questo atteggiamento da parte dell’organizzazione. Sapevamo già che delle persone erano morte durante il lavoro, ma non sapevamo che fossero 6500. Questo mi ha veramente sconvolto”. 

“Quando venne annunciato nel 2010 che il Qatar avrebbe organizzato la Coppa del Mondo del 2022, fummo invitati per una visita al sito. Fummo presentati al Comitato Olimpico del Qatar e demmo alcuni consigli su come migliorare il terreno di gioco. Abbiamo subito notato che i loro standard di qualità erano ben più bassoi dei nostri. Inizialmente, il nostro terreno sarebbe dovuto essere trasportato per via aerea, ma non era la nostra preferenza considerati gli alti costi. L’alternativa era quella di far crescere l’erba localmente con l’aiuto di compagnie locali, ma abbiamo anche qui notato che non stavano puntando ai nostri stessi standard di qualità, per niente. A quel punto abbiamo deciso di ritirarci dal progetto.”

Un rifiuto non indifferente per la Hendriks Graszoden, che finora è stata l’unica compagnia olandese ad aver pubblicamente detto di non aver cooperato con il Qatar nella preparazione dei Mondiali per ragioni etiche. Un’occasione persa sicuramente sul piano economico, ma Vloet continua a rimanere più amareggiato dall’atteggiamento cauto mostrato dagli altri Paesi e dalla FIFA: “Boicottare non è la giusta decisione perché non si otterrebbe nulla? Per noi, è incomprensibile e siamo stupiti. La nostra decisione di ritirarci è stata certamente una perdita per la compagnia. Ma a volte devi prendere decisioni anche sul piano etico”.