Cagliari: è un’agonia senza fine. Di Francesco al capolinea?

Doveva essere la partita della svolta, l’occasione più ghiotta per tornare in vita, battere la diretta concorrente e scavalcarla, lasciandole il fardello del terz’ultimo posto. Nulla di tutto ciò: il Cagliari ha fallito anche la sfida della Sardegna Arena contro il Torino e si ritrova sempre più impelagato nei bassifondi della classifica, con la differenza che la zona salvezza, che prima distava due soli punti, ora è salita a cinque. Ma il dato che preoccupa maggiormente è che i rossoblù non vincono dallo scorso 7 novembre (2-0 alla Samp). In mezzo sedici partite in cui gli uomini di Di Francesco hanno giusto raccolto qualche briciola (cinque pareggi), evidenziando dei limiti caratteriali e tecnici che, considerata la rosa a disposizione, lasciano di stucco.

Poco meno di un mese fa, dopo il KO contro il Genoa, il presidente Giulini aveva rinnovato la fiducia al tecnico, provando a mettere sulla graticola i giocatori. Ma la mossa non ha prodotto gli effetti desiderati e il duro confronto di ieri notte dopo la sconfitta contro i granata fra dirigenza, allenatore e giocatori lascia pensare che sia vicino il capolinea per Eusebio Di Francesco. Ma al di là di chi potrebbe essere il suo successore (il nome più caldo è quello di Leonardo Semplici, ex SPAL), resta il fatto che il campionato è quasi compromesso. Arrendersi alla B con quindici giornate di anticipo è da pazzi, ma bisogna essere consapevoli che servirebbe un’impresa. E questa squadra, in questo momento, non ne sembra capace.

Tornando alla gara di ieri, l’approccio è stato anche incoraggiante: il Toro nel primo tempo non ha fatto un tiro in porta, con Cragno protetto alla grande dalla nuova difesa a tre messa a punto da Di Francesco. Le occasioni migliori sono capitate ai rossoblù, specialmente nel finale di frazione. Ma proprio questo è il problema: l’attacco è sterile, Simeone e Joao Pedro spesso giocano lontano dalla porta, si sfiancano e arrivano in area poco lucidi. Mancano le idee e quando capita la palla buona in area, la si sbaglia. Un solo gol, di Joao contro il Sassuolo, nelle ultime sette giornate di campionato. Hai voglia ad avere l’atteggiamento giusto e una buona difesa, ma se non la butti dentro sei inesorabilmente destinato a colare a picco. E questo sta capitando a un Cagliari che proprio dopo aver compiuto i cento anni di età sta vivendo una fase di difficoltà che, alla vigilia del campionato, nessuno poteva immaginare.

All’orizzonte la sfida contro il Crotone allo Scida fra una settimana. Con Di Francesco in panchina? Lo scopriremo nelle prossime ore verosimilmente. Probabilmente il cambio tecnico è necessario, visti anche gli effetti positivi che questo ha sortito in altre piazze (Genoa e Torino, per esempio). Una cosa è certa: non bisogna rassegnarsi così presto, anche se la batosta di ieri pesa e fa male. Che la squadra dia un segno di vita, lo faccia quantomeno per i tifosi, che non meritano questa lunga e infinita agonia.