Il Palmeiras ha scelto di arrivare quarto al Mondiale per Club

Il Mondiale per Club, conclusosi con la vittoria del Bayern, ha portato alla luce varie sorprese e una conferma. Quella che il calcio, a ogni latitudine, è ormai molto competitivo e ben strutturato. Per la prima volta una rappresentante della CONCACAF ha superato le semifinali. L’ha fatto battendo, con un super Gignac, il Palmeiras fresco di Libertadores. Il Verdão è entrato nella storia dei mondiali come prima squadra della CONMEBOL a finire in quarta posizione.

Il torneo dei brasiliani è stato disastroso, con zero gol all’attivo nei tempi regolamentari, culminato con la sconfitta nella finalina. L’Al-Ahly, nonostante sia caratterizzato da limiti tecnici, ha uno stile di gioco molto offensivo e organizzato. Grazie alla poca paura di attaccare ha pressato il Palmeiras, che avrebbe potuto sicuramente fare di più, mandando e vincendo l’incontro ai rigori. Tuttavia quello che può sembrare un fallimento totale per la Palestra, è invece solo una scelta consapevole di spendere meno energie possibili.

Da luglio il calcio brasiliano non ha trovato un momento di pace nel calendario. Dalla ripresa di alcuni campionati statali, come il Paulistão vinto dal Palmeiras, si è passati subito al Brasileirão spesso disputato ogni tre giorni. Per i ragazzi di Abel Ferreira, a maggior ragione, non ci sono state tregue per via delle finali di Copa Libertadores e Copa do Brasil raggiunte.

A fine stagione i tanti impegni peserebbero su qualunque formazione, ancora di più su una formazione che affronta un calendario così impegnativo. Il Palmeiras da metà 2020 fino adesso ha disputato oltre 60 incontri, avendo ancora gli ultimi sei da giocare. Invece le sue avversarie hanno avuto tempo per riposarsi e soprattutto per non dover pensare a partite importanti come una finale di coppa continentale. Sia Tigres sia Al-Ahly si erano laureati campioni del proprio continente già a dicembre, mentre il Verdão una settimana prima di partire per il Qatar.

La scalata verso la Gloria Eterna è stata particolarmente confusionaria a livello di idee. Abelão in un primo tempo aveva sfoggiato una tattica molto intensa e quotata all’attacco. La vittoria “catenacciara” sul River Plate in Argentina ha poi scombussolato tutti i piani. Da quel momento il tecnico portoghese ha preferito cambiare stile, utilizzando una manovra più difensiva. Risultato? Sconfitta per 2-0, fortunatamente dolce, al ritorno contro il Millonarios e un ultimo atto noioso in Libertadores contro il Santos, a sua volta difensivo.

Nella speranza di preservare le energie l’allenatore ha preferito usare questo approccio anche al Mondiale per Club. Davanti a loro c’è ancora la Copa do Brasil contro il Grêmio da conquistare. Lo storico quarto posto abbassa un po’ il morale dei tifosi, forse. Tuttavia Abel Ferreira ha preferito concentrarsi di più sulla preparazione alla conquista di un altro trofeo. Probabilmente se fossero passati contro i messicani, davanti a uno stellare Bayern avrebbero perso, sprecando più energie.

Invece contro i campioni d’Africa in campo non c’erano giocatori come Zé Rafael, cruciale per il centrocampo, o Gabriel Menino. Sulla destra Marcos Rocha era assente, stremato dalle fatiche di Libertadores. Arrivare terzi avrebbe cambiato molto poco la situazione.

Il montepremi inoltre è un altro fattore da prendere in considerazione. Chi vince questo torneo ha diritto a 5 milioni di euro, meno rispetto agli 8,5 milioni di euro che potrebbero essere incassati con il trionfo in finale della Copa do Brasil.