Centinaia di volontari alle Olimpiadi si sono dimessi dopo le parole di Mori sulle donne

I pessimi commenti sessisti fatti settimana scorsa verso le donne da parte di Yoshiro Mori, presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Tokyo, hanno fatto il giro del mondo e gli effetti non sembrano prossimi a terminare. Le scuse dell’ex primo ministro giapponese sono suonate puramente di circostanza, per evitare di incrinare ulteriormente la propria posizione, ma il caso sembra chiuso solo per il Comitato Olimpico Giapponese, che sta provando a far di tutto per realizzare la competizione. In molti chiedono subito le dimissioni di Mori, giustamente considerando inaccettabile avere una figura di spicco che ritiene non corretto l’aumento dal 20 al 40 per cento di presenza femminile nella sua amministrazione perché “parlano troppo e se si aumenta il numero di donne, poi bisognerà limitare in qualche modo il tempo in cui possono parlare, altrimenti non si fermeranno mai”.

Questa settimana, il comitato organizzativo avrà una riunione di emergenza, in cui Mori potrebbe subire delle critiche ulteriori, ma nessuno sembra essere davvero intenzionato a chiederne le dimissioni. E, quindi,  la pressione sembra arrivare davvero solo dall’esterno. In questi giorni, più di 400 degli 80mila volontari per i Giochi Olimpici si sono dimessi, mentre una petizione online che chiede al presidente 83enne di abbandonare il ruolo ha già raccolto più di 140mila firme. I sondaggi sembrano altrettanto favorevoli alle sue dimissioni: il 60% di persone intervistate ritengono Mori “inadatto” per guidare l’organizzazione dell’evento e solo il 7% sostiene il contrario.

“Ho ascoltato i commenti. Non credo siano adeguati. Se sei in una posizione come quella, devi davvero riflettere prima di parlare. Non so in che situazione abbia detto robe simili, ma credo che sia davvero disinformato e un po’ ignorante”, ha detto la tennista Naomi Osaka. Ma l’impressione generale è che Mori uscirà più o meno indenne dalla tempesta, perché il supporto politico di cui gode tra membri estremamente influenti nel partito Democratico Liberale e nel Comitato Olimpico Internazionale. Sarebbe, d’altro canto, la scelta più “facile”, perché l’ex primo ministro guida l’organizzazione dell’evento dal 2014 ed è ritenuto “un’enciclopedia vivente delle Olimpiadi”. Il Giappone, in più, continua a temere l’avvicinarsi dell’evento, perché segnerà il momento di dover prendere la decisione se realizzare le Olimpiadi o meno a causa dell’emergenza Coronavirus. Qualsiasi sarà la scelta finale, il Comitato Olimpico Giapponese dovrà essere pronto ad affrontare attacchi da una parte o dall’altra. Però una sola certezza sembra esserci: Mori è destinato a rimanere nel suo ruolo di presidente, attendendo che questa storia possa essere insabbiata dal tempo.