Dieci x Dieci – Oliveira: “Il bivio giusto e la fiducia di mia madre”

Luis Airton Barroso Oliveira, semplicemente noto come Lulù, ha imperversato in Serie A negli anni Novanta grazie ai suoi guizzi e a tanti gol realizzati da seconda punta. Brasiliano classe 1969, trovò fortuna in Belgio con l’Anderlecht, che ebbe l’intuizione di scovarlo giovanissimo. Poi la Nazionale da naturalizzato (con un Mondiale disputato), l’arrivo a Cagliari nel 1992 e tante esperienze su e giù per lo Stivale: Fiorentina, Bologna, Como, Catania, Foggia, Venezia, Lucchese, Nuorese, Derthona e Muravera, oltre i 40 anni.

Il primo ricordo legato al gioco del calcio.

I primi ricordi vanno soprattutto a mio papà, un grande calciatore nella sua gioventù. Mi ha insegnato la maggior parte delle cose che ho saputo esprimere giocando a calcio“.


L’idolo calcistico della tua infanzia.

Arthur Antunes Coimbra, in arte Zico. ‘Il Galinho di Quintino’ “.

La persona che consideri maggiormente importante per la tua carriera.

I miei genitori. Mi hanno saputo dare qualcosa di davvero importante, e che mi accompagna tuttora: il rispetto“.


Il momento più bello.

Fu dopo un mese di litigi tra i miei genitori, perché c’era in ballo il trasferimento dal Brasile al Belgio. Mamma chiese a mio padre dove fossero i documenti per firmare, per tre volte: è stato l’inizio di tutto“.


Quello che invece vorresti dimenticare.

Ci sono tante cose che vorrei dimenticare. Ma la semifinale di Coppa Uefa contro l’Inter, nel 1994, è un momento che è sempre rimasto di traverso. Non l’ho mai digerito, perché quel giorno non giocai all’altezza e dovemmo rinunciare alla finale che avremmo meritato“.


Un bivio importante: azzeccato o mancato.

Giocavo in un piccolo club, il Tupan. A un mio compagno di squadra era già stato detto che sarebbe andato a fare un provino in Europa, quindi non disputò la partita prima della partenza per evitare infortuni. Giocai io al suo posto: feci molto bene e… alla fine il viaggio lo feci io al suo posto!“.


Il tuo 11 ideale, tra i compagni con cui hai giocato.

Toldo; Torricelli, Firicano, Repka, Pusceddu; Herrera, Cois, Matteoli; Muzzi, Batistuta, e infine mi metto pure io, Lulù. Ma non dimentico Enzo Francescoli e Julio César Dely Valdés, giocatori straordinari“.


L’allenatore che porti nel cuore.

Cito Carletto Mazzone, Alberto Malesani, Bruno Giorgi e Oscar Tabarez. Reputo loro i tecnici capaci di darmi gli insegnamenti più importanti nella mia carriera“.


L’avversario più ammirato.

Sono due difensori: Fabio Cannavaro e Lilian Thuram, fortissimi e corretti. Ogni volta che commettevano fallo ti stringevano la mano e chiedevano scusa, un aspetto che considero importante“.


Il bilancio della tua carriera.

Sono soddisfatto, anche se nella mia storia calcistica avrei potuto giocare in altri club importanti. Voto 7, alla carriera de ‘Il Falco’! “.