James Harden is in the Building. Il Barba si è mosso

Dal Texas alla Grande Mela.
Dalla squadra ritenuta “incapace di lottare per il titolo” a quella che, forse, più di tutte ha fame di scalata verso l’anello.
Da John Wall e DeMarcus Cousins a Kyrie Irving e Kevin Durant.
In parole povere, il Barba si è mosso.
È un nuovo giocatore dei Brooklyn Nets.

In tempi rapidissimi termina così una telenovela, anche se forse è riduttivo chiamarla così, e ha inizio un’avventura che vedrà coinvolti tre fantastici talenti che hanno il dovere di non sentirsi sazi dei risultati raggiunti nelle rispettive carriere.
Fa un po’ sorridere lo stupore generato dal passaggio di Harden ai Nets, perché il copione è stato talmente affascinante da aver fatto dimenticare che ai primi veri malumori in maglia Rockets, il Barba aveva espresso senza troppi giri di parole la volontà di vestire la canotta di Brooklyn, ma ci si era soffermati in modo banale su di una sola tematica: Irving e Durant non possono essere merce di scambio, a maggior ragione visto e considerato l’infortunio di Dinwiddie.
Quando si concretizzano trade di questo tipo, i cosiddetti Blockbuster Deal, nulla avviene per caso. L’architettura che definisce gli scambi tra più di due franchigie non deve mai essere sottovalutata, perché può produrre effetti difficili da valutare nell’immediato.
E così, puntualmente, è stato anche per questa maxi-trade.

Diamo un rapido sguardo agli scambi avvenuti, nella loro interezza.
Brooklyn, insieme a James Harden, riceve una seconda scelta nel Drafti 2024 da parte di Cleveland. La franchigia dell’Ohio inserisce nel roster Taurean Prince e Jarrett Allen.
A Houston sbarcano Victor Oladipo, Dante Exum, Rodions Kurucs, 3 prime scelte non protette dei Nets nei futuri Draft, una prima scelta di Milwaukee nel Draft del 2022 e la possibilità di scambiare 4 scelte nei futuri Draft con i Brooklyn Nets.
Infine, Indiana riceve Caris LeVert e una futura seconda scelta, della quale deve essere ancora definita la squadra di provenienza.
Stupisce, in qualche modo, la scarsa volontà dei Cavs nel puntare su Andre Drummond, nonostante il rendimento e le statistiche che stanno caratterizzando la stagione del centro di Cleveland.
Per il resto, solo l’avanzare della regular season, e ovviamente dei playoff, potrà esprimere un verdetto che andrà a definire chi davvero ha ottenuto i maggiori benefici da questa serie di decisioni.

Ciò che risulta fin troppo evidente riguarda però i Brooklyn Nets.
Kyrie Irving e Kevin Durant hanno già vinto l’anello, a differenza di Harden, e unendo le loro forze non si può pensare che i riflettori non saranno puntati fino alla fine su di loro.
Durant e Harden sono, senza se e senza ma, due dei più grandi attaccanti nella storia del Gioco. A tratti immancabili, a tratti incomprensibili per ogni tipo di difensore e di sistema difensivo. Eppure non sono di certo pochi gli scettici, forse riconducendo tutto alle responsabilità offensive che i tre vorrebbero prendersi a discapito degli altri compagni. Di sicuro, un periodo di transizione e di adattamento risulta necessario, se si considera che Irving e Durant hanno disputato ben poche partite insieme e, in aggiunta, i problemi non si fermano qui.
In questo momento la posizione dello stesso Irving è molto complessa, data la sua assenza. E gli costerà tanto, in tutti i sensi. La NBA lo ha multato di 50mila dollari per aver violato il protocollo COVID, ma la parte più incisiva riguarda la sanzione che gli è stata comminata per ogni partita che andrà a saltare. 400mila dollari a partita, moltiplicato per le 4 partite in questione, per un totale di 1,6 milioni di dollari.

C’è chi lo vorrebbe già fuori dalla Lega, chi vorrebbe invece da lui una reazione e una risposta sul campo, consapevole del fatto che rinunciare a scendere sul parquet con due compagni come Harden e Durant sarebbe una totale follia.
E mentre il Barba annuncia che il suo debito con Houston non verrà mai ripagato interamente, non di certo a breve, Durant vuole sperimentare cosa significhi tornare a giocare con un vecchio compagno, quello ai tempi di OKC, che nel frattempo è diventato, come lui, un attaccante con pochissimi eguali nella storia della pallacanestro.

Di carne al fuoco ce n’è tanta, tantissima, ma sembra che tutto dipende dalle volontà di questi tre singoli, senza considerare che in panchina siede un certo Steve Nash, che nell’organizzare il gioco dei compagni è stato sempre un fuoriclasse.
Gli ingredienti sono tutti al loro posto, ma attenzione alle variabili. E quando il confine tra una macchina inarrestabile e una bomba ad orologeria risulta così sottile, basta davvero poco a rimescolare bruscamente le carte in tavola. E a giovarne, ancora una volta, potrebbe essere la Western Conference, dove King James è pronto a mettersi un altro anello al dito.
Questo è poco, ma sicuro.