La storia di Lucas Pratto prima dell’approdo al Feyenoord

Il Feyenoord è pronto ad accogliere Lucas Pratto in squadra con un prestito secco per 6 mesi. Il 32enne si trasferirà in Olanda, in una squadra candidata per il titolo. L’affare fa però discutere, dato che l’attaccante in questo 2020 è andato in gol appena quattro volte, di cui due contro il Binacional, una squadra non molto forte. Nella scorsa edizione del campionato argentino ha totalizzato invece solo due assist. Ora si attenderà solo di vederlo in azione nel terzo ritorno in Europa.

Pochi lo sanno, ma questa è la terza occasione per Lucas Pratto tra i campi europei. A inizio carriera era stato mandato in prestito dal Boca Juniors al Lyn Oslo. In Norvegia è un idolo ancora oggi per aver trovato due reti contro il Vålerenga, storico rivale. Uno dei tifosi fanatici del club, Ole Eirik Naesje, lo ricorda così ai microfoni de “La Pagina Millonaria“: “Ciò lo ha fatto diventare una leggenda tra noi, combinato anche al suo stile di gioco poco ortodosso, piegando la schiena, con una velocità tremenda e un taglio unico di capelli che assomigliava a una coda di topo.“.

Gli italiani però non la pensano proprio così, visti i trascorsi al Genoa nella stagione 2011-12. In gialloblù siglò appena tre reti con la maglia numero due in spalle. Una cifra che è anche un voto, non tanto al suo operato, ma alla gestione degli allenatori nei suoi confronti. Prima Malesani, poi Pasquale Marino lo relegarono in panchina. Se il primo diede qualche opportunità da subentrato all’argentino, accompagnate da una rete e tre assist, il secondo non lo prese mai in considerazione.

In Coppa Italia invece fu lui a dare il passaggio del turno contro il Bari, non sfigurando nemmeno agli ottavi di fronte all’Inter. Pensando a quelle prestazioni, si può dire che sia stato un peccato puntare così poco su di lui. Era ed è ancora un atleta completo per quanto riguarda la struttura fisica, non il solito calciatore sudamericano magro e poco preparato. Inoltre era ed è ancora un giocatore da grandi decisioni, marcatore nei match in bilico. Lui perse quindi la pazienza, chiedendo di tornare in Argentina, dove vinse un campionato con il Vélez. Rodrigo Palacio si oppose alla sua cessione, chiedendogli di restare, ma era già troppo tardi.

Agli albori venne notato dal fratello di Martin Palermo, Gabriel, che lo portò nelle giovanili del Boca Juniors. Anni dopo tradirà la fiducia, diventando una bandiera del River Plate. Fu proprio lui a pareggiare lo svantaggio di 1-0 nell’ultima doppia finale di Libertadores contro gli Xeneizes per due volte. Come poi tutti sanno i Millonarios alzò la Copa al Santiago Bernabeu. Come già detto, Lucas Pratto è un giocatore da gol pesanti e questa ne è una prova.

Nella competizione sudamericana non è tuttavia tutto rose e fiori, dato che lo scorso anno è diventato il capro espiatorio dei tifosi. Contro il Flamengo era stato lui a perdere palla sull’azione che ha portato Bruno Henrique a far segnare il momentaneo pareggio a Gabigol. L’attaccante argentino ha poi dichiarato di non essere stato il miglior giocatore di sempre prima di quell’errore e che non sarebbe stato il peggiore dopo quel gol, costato il trionfo.

Aldilà dell’esperienza italiana, all’estero la punta ha impressionato. Soprattutto in Brasile con l’Atlético Mineiro e, in parte, con il São Paulo. Con il Galo mise in saccoccia 25 gol e 8 assist, grazie ai quali riuscì a trovare spazio nella Selección. Il suo debutto risale al 2 settembre 2016, nell’1-0 contro l’Uruguay nelle qualificazioni per Russia 2018. Il C.T. Edgardo Bauza lo schierò titolare cinque giorni più tardi, facendogli segnare il primo gol internazionale nel 2-2 davanti al Venezuela. Pratto sancì l’inizio della rimonta dopo lo svantaggio di 2-0 dell’Argentina.