#ControlliamoMassa è la dimostrazione che il giornalismo ha enormi problemi

“Stiamo facendo fare una battaglia enorme. Ho fatto fare un tweet ad Alvino, #ControlliamoMassa, non l’avete visto? È andato in tendenza, tutti i tifosi del Napoli, in tutte le prossime partite che arbitrerà Massa…”. Le parole, pronunciate con un sorriso ironico, sono del responsabile della comunicazione del Napoli Nicola Lombardo, inconsapevole di essere già in fase di registrazione in occasione dell’evento della presentazione del calendario 2021 degli azzurri. Davanti a lui c’è Insigne, fresco dell’espulsione subita in Inter-Napoli e della conseguente squalifica, con cui Lombardo scambia qualche battuta: un leggero richiamo, quasi una richiesta di ammissione di colpa (“se sei capitano non dici “vacc…re” a un arbitro”), poi la triste rivelazione, ormai diffusa da più parti, di aver incaricato un collega giornalista di creare un apposito tweet da mandare in tendenza, ancora adesso ben visibile. Doveva essere una conversazione “in famiglia” e invece è ora diventato legittimamente un caso che ci deve portare a riflettere su quale direzione stiano prendendo il giornalismo e la comunicazione in generale, soprattutto di una società professionistica.

Il messaggio pubblicato sui propri social dal giornalista citato (Carlo Alvino) è chiaro: “Per far sì che l’uniformità di giudizio accompagni ogni decisione arbitrale invito tutti a seguire le direzioni di gara del sig. Massa per controllare se adotta sempre lo stesso comportamento di fronte alle offese verbali o gestuali”. Tradotto, un invito alla tifoseria partenopea a vigilare le prossime gare di un arbitro che ha avuto la “colpa” di espellere Insigne dopo aver ricevuto delle offese in campo, perché al primo caso controverso bisognerà farsi sentire. Una pressione ulteriore e non necessaria verso delle figure come i direttori di gara che ogni week-end rischiano di trasformarsi nei nemici di società e tifoserie intere: succede in Serie A, ma chiunque sia mai stato su un campo di provincia sa che è così anche nelle gare dei vostri figli, nipoti o amici nei Giovanissimi.

Fomentare masse, con il fine di mettere pressione a chi è chiamato a prendere decisioni in maniera imparziale, è oggi una tentazione evidentemente troppo forte anche per lo stesso giornalismo che lamenta ogni giorno la corrente crisi di credibilità e, di conseguenza, di vendite. In politica fa guadagnare voti, nella comunicazione forse qualche vendita in più e un pizzico di notorietà. Ma restano scelte di breve termine, in attesa di un nuovo obiettivo su cui concentrare rabbia, intolleranza, odio. E Gli arbitri, rimanendo sul caso specifico, sono i primi a sapere quanto velocemente il mirino possa finire su di loro, per poi passare a qualche altro collega la settimana dopo.

Quanto avvenuto riguardo al Napoli non è che l’ultimo di tanti, troppi episodi di queste insopportabili campagne social che trasformano Twitter o Facebook in campi di battaglia. Luoghi di divisioni irrazionali, di scontri per affermare la propria visione, senza possibilità di compromesso. È forse qui che le società calcistiche e i giornalisti dovrebbero comprendere di avere un ruolo fondamentale, anche per mediare questi poli così distanti. Perché non basta più fare post e appelli per favorire tolleranza verso gli altri, se poi sono i dettagli a sfuggire di mano. Massa è il nemico di oggi, domani toccherà a qualcun altro, magari da parte di altre tifoserie, squadre o giornalisti. E, intanto, il mondo della comunicazione lamenta la distanza con le persone, ma la soluzione per creare ponti non può essere quella intollerabilmente facile del trovare dei nemici: il giornalismo, su questo punto, ha un dovere morale, ancora prima che legale, di scoprire nuove strade e sentieri che non siano appelli di massa contro un “nemico” reale o presunto. Lo si deve al mondo dello sport e quello generale, ma soprattutto ai nostri lettori.