Stella Rossa-Milan, incrocio magico in Europa

Stella Rossa-Milan, sedicesimi di Europa League. Una partita, in fondo, come tante altre, oggi. La compagine di Belgrado sta guidando il campionato serbo, con 9 lunghezze di vantaggio sui rivali tradizionali del Partizan, con i quali si divide le vittorie del torneo ormai da lustri, sebbene le ultime tre edizioni abbiano visto un predominio proprio dei biancorossi, che stanno rispondendo ai rivali, capaci di vincere sei volte consecutive il titolo, tra il 2007 e il 2013.

Il Milan non ha invece bisogno di presentazioni, per i nostri lettori. Da qua al 18 febbraio, quando verrà fischiato il calcio d’inizio allo stadio stadio Rajko Mitić, da tutti però conosciuto come Marakàna, i precedenti tra Milan e Stella Rossa verranno rievocati in più di un’occasione. Noi c’eravamo: non abbiamo bisogno di Wikipedia per ricordare, insomma.

Lo stadio, intanto. Non sappiamo come sia oggi: lo abbiamo visto in fotografia, come molti altri. Difficilmente potrà accogliere pubblico a febbraio: in tempi normali, sarebbero state presenti circa 60.000 persone. Perché nei Balcani il calcio è ancora qualcosa d’importante, e di gente che ne capisce (e parecchio) ce n’è davvero tanta, così come grande è la passione. Si è sempre detto che la scintilla che accese la guerra jugoslava scoccò proprio in occasione di una partita di calcio: la tristemente famosa Dinamo Zagabria-Stella Rossa, il 13 maggio del 1990.

Oggi il Marakàna ha una capienza estremamente ridotta rispetto a quella del 1988. Ma, in tempi normali, fa comunque ancora la sua figura. Non siamo mai stati particolarmente appassionati di cori da stadio e di coreografie ultras: però, non si può rimanere indifferenti a questo filmato di pochi anni fa. Alzate il volume: bisognerebbe essere dei robot per non avvertire almeno un minimo aumento della frequenza cardiaca.

Nel 1988, la capienza era di oltre 100.000 spettatori: quindi, fate pure le vostre proporzioni. Diciamo subito che, a San Siro, gli jugoslavi fecero una partita di spessore. Di contenimento, certo (del resto, come sappiamo, il Milan dei tempi era un squadra di grandissima intensità atletica, oltre che di indiscusse qualità a livello individuale), ma dimostrando di avere giocatori dai piedi buoni, e anche (come minimo…) un paio di fuoriclasse: Dragan Stojković (che sarebbe approdato anni dopo al Verona, purtroppo con problemi fisici) e, naturalmente, Dejan Savićević. Qua, di seguito, i tre gol complessivi segnati dagli avversari del Milan nelle due sfide. Giudicatene voi la qualità.

Abbiamo sempre sostenuto che, se avesse passato il turno, quella squadra sarebbe, probabilmente, arrivata in fondo. Forte anche a livello di singoli, ben organizzata tatticamente, era una realtà che infatti, non a caso, vinse il massimo trofeo continentale nella stagione 1990/91, battendo in finale a Bari il Marsiglia dove, ironia della sorte, militava l’ex Dragan Stojković, che entrò però solo nei supplementari. Ma erano in tanti, tra i protagonisti di quella storica vittoria, in campo al Marakàna in quel freddo novembre 1988.

Belgrado 1988 rimane nella storia del Milan, e non solo: la partita sospesa per nebbia al 64′, coi rossoneri in svantaggio da un quarto d’ora e con un uomo in meno, per l’espulsione di Virdis. L’interruzione fu un colpo di fortuna: mancava ancora parecchio alla fine, ma la situazione era sicuramente sfavorevole per il Milan, anche se il calcio ci ha abituato a episodi folli. Però, al momento della sospensione, non si vedeva davvero nulla: non fu certamente un aiuto arbitrale, ma uno scherzo del destino.

Il giorno dopo, non fu, comunque, una partita normale. E, del resto, se se ne parla ancora oggi, un motivo c’è. Delle migliaia di tifosi milanisti presenti la sera prima, ne rimasero solo poche centinaia, quasi tutti arrivati con mezzi propri o, comunque, in autonomia: non fu possibile, per molti, prolungare il soggiorno nella capitale jugoslava, per via delle prenotazioni dei voli aerei nei viaggi organizzati.

Un freddo pazzesco, anche al pomeriggio, nel settore ospiti praticamente vuoto, per i motivi che spiegavamo sopra. Un autogol di Vasiljević non visto dall’arbitro e dal guardalinee (col pallone dentro di un metro e mezzo almeno), l’infortunio grave a Donadoni che (si seppe dopo) venne letteralmente salvato grazie all’intervento del dottor Monti, il gol di Van Basten, che portò il Milan per la prima volta in vantaggio in questo interminabile confronto, il pareggio di Stojković, con una combinazione che raramente abbiamo rivisto su un campo di calcio, e che potete rivedere sopra. I supplementari, i rigori, le parate di Giovanni Galli, la trasformazione decisiva di Rijkaard.

18 anni dopo, le due compagini si ritrovarono nei preliminari di Champions League, in una sfida molto meno epica, con i biancorossi che non erano più campioni di Jugoslavia ma della sola Serbia. Nonostante il periodo feriale, a San Siro erano presenti più di 70.000 spettatori. I rossoneri milanesi si aggiudicarono entrambe le sfide, approdando alla fase a gironi del torneo, che vinsero, battendo il Liverpool nella finale Atene, ottenendo così la rivincita della sconfitta di due anni prima.

L’ultimo ricordo diretto che abbiamo della squadra biancorossa fu la partitea di Europa League con il Sassuolo, con la città di Reggio Emilia in stato d’assedio per l’arrivo dei temutissimi ultras serbi, prima volta dopo i fatti di Genova. Coi colleghi serbi dei nostri tempi rievocammo, in sala stampa, quella sfida indimenticabile la quale, oggi, ci viene riproposta: è il fascino del calcio, la sua storia infinita, e uno dei motivi per i quali lo amiamo così tanto.