Pallone in Soffitta – 25/11, in morte di Best e del Pibe de Oro

Due geni, assoluti. Due fuoriclasse che sono stati capaci di scrivere pagine senza tempo, tanto sul campo quanto fuori. George Best e Diego Armando Maradona, due tra i calciatori più iconici di sempre, sono scomparsi lo stesso giorno: il 25 novembre.

Il quinto Beatle

La parabola calcistica di George Best è stata ricca di estro, sberleffo, lampi di magia. Le serpentine del campione nordirlandese con la casacca numero 7 del Manchester United, verso la fine degli anni Sessanta, sono diventate leggendarie. La sfera incollata al piede, quel talento spropositato e ostentato con una chioma fluente. Talento non solo con la sfera tra i piedi, a quanto pare pure con il gentil sesso. George Best, mille vite e mille volti. Protagonista della prima Coppa dei Campioni inglese, nello stesso anno che gli portò in dote il Pallone d’Oro. Era il 1968, neanche a farlo apposta. Le quattro cifre che identificano un cambiamento epocale nel mondo e il quinto Beatle sempre pronto a berselo, quel mondo. Peccato non sia mai riuscito a tenerlo tra le mani, quel pianeta, con la stessa intensità messa nella stretta di un bicchiere: sì, proprio lui. Il fedele compagno di Best, insieme alle mille donne e alla voglia di vivere al limite. Il tempo, che aveva cercato di ingannare, non si rivelò clemente con lui. Quel fisico maltrattato dai vizi pretese dazi sempre più pesanti. Finché il 25 novembre 2005 George Best fu rapito per sempre.

25 novembre

15 anni dopo, hai portato via con te un altro fuoriclasse della pedata, facendo piangere milioni di appassionati in tutto il mondo. Diego Armando Maradona aveva probabilmente giocato con la vita diverse volte, nei suoi 60 anni su questa terra. Ha sbagliato, pagato, vinto e vissuto i propri sbagli sulla sua pelle. Ma la gente gli ha sempre perdonato (quasi) tutto, e ciò la dice lunga sulla trasversalità del personaggio. Diego Maradona in patria significa totem intoccabile, nel resto del pianeta è sinonimo di calcio. Come si fa a non amare un campione così debordante? Sarà così per sempre, il genio avvicina o spacca. La sua particolarità sta in Messico ’86, nelle sublimi recite che mise in campo per trascinare al titolo mondiale l’Argentina, migliorando una rosa scevra da campioni veri. E l’inizio del tunnel… La droga, gli stravizi, una condizione fisica in declino. Tanti, troppi attorno a lui, da sempre. Ma lui, Diego Armando Maradona, non era mica uno qualunque. Tutto e il contrario di tutto concentrato in un solo uomo, a cui la genetica non aveva regalato un fisico statuario. Maradona se n’era fregato, decisamente. D’altronde, con un mancino e un genio così limpidi… Ora George e Diego si incontreranno lassù. Parleranno delle cotte e delle crude combinate in giro per il mondo, quello stesso mondo che hanno avuto ai loro piedi. E che ora li osserva con il naso all’insù.