L’Italia s’è desta: Sinner e Trevisan guidano la riscossa del nostro tennis

26 anni lei, 19 lui: Martina Trevisan e Jannik Sinner hanno rappresentato fino ai quarti di finale la speranza italiana al Roland Garros. Usciti di scena per mano rispettivamente di Świątek e Nadal entrambi si sono meritati le luci della ribalta per un movimento che da troppi anni non vive momenti di gloria. Se nel femminile però le giovani faticano ad emergere e la Trevisan a 26 anni rappresenta una piacevole scoperta, i maschietti invece possono contare su una pattuglia di tutto rispetto.

Martina Trevisan non aveva mai vinto un partita in un torneo dello Slam e aveva partecipato soltanto agli ultimi Australian Open, subito eliminata: ecco perché si tratta di un vero e proprio exploit, difficile da ripetere nonostante l’ottimo bagaglio tecnico messo in mostra a Parigi possa dar luce a speranze di riconferma. Poi c’è Camila Giorgi, l’eterna incompiuta e in parabola discendente: oltre a loro il tennis femminile italiano non ha ulteriori sbocchi. Jannik Sinner invece è sulla bocca di molti addetti ai lavori da circa un paio d’anni, lasso di tempo nel quale ha già fatto intravedere grandi cose a cospetto dell’età giovanissima. L’altoatesino vanta infatti scalpi eccellenti e un quarto di finale contro Nadal giocato per due set ad armi pari.

Lo stesso spagnolo a fine partita ha fatto i complimenti all’italiano: nel primo parziale Sinner ha servito addirittura per il set e ha dimostrato di potersi permettere il lusso di prendere a pallate il re della terra rossa. L’esperienza poi viene a galla e la differenza con Nadal è abissale nei momenti chiave dei match: la sconfitta subita però apre a molti spiragli positivi per il futuro. La chiave che più sorprende di questo ragazzino è infatti la facilità e la velocità con le quali impara dai propri errori: il talento non manca, ma è la dedizione e l’aspetto mentale che ci fanno dire di essere davanti a un futuro campionissimo.

Se Sinner è una macchina da guerra in campo, bravo a ribattere sempre più forte ogni colpo, non dobbiamo dimenticarci di Berrettini e Fognini già consacrati e in cerca della miglior condizione, e di Musetti che probabilmente è il più talentuoso tra i sopra citati. Il futuro del tennis italiano è in buone mani, basta saper gestire bene un tale patrimonio senza bruciarlo: perché lo sappiamo, nessun paese come il nostro sa distruggere i suoi giovani campioni.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".