L’Aston Villa ha umiliato il Liverpool seguendo un’unica, semplice tattica. E ora è imitabile da tutti

Nella giornata paradossale vissuta dal calcio italiano (ma per motivi lontani dalle prestazioni sportive), anche in Inghilterra si è assistito a una domenica piuttosto strana. Tantissimi gol, soprattutto concentrati nelle due umiliazioni più clamorose dell’anno: il 6-1 rifilato dal Tottenham al Manchester United e il 7-2 dell’Aston Villa sul Liverpool. Ma se il primo risultato, per quanto sorprendente e pesante, può lasciarci a bocca aperta fino a un certo punto, è il secondo che ha lasciato di stucco tutto il mondo. Com’è possibile che un club come i Villans siano riusciti a umiliare i ragazzi di Klopp con una facilità così disarmante?

Per capire Aston Villa-Liverpool, bisogna fare un necessario passo indietro, analizzando la situazione delle due squadre alla vigilia della sfida. I Reds arrivavano dalla convincente vittoria contro l’Arsenal per 3-1, un risultato tutto sommato anche generoso verso i Gunners per quanto visto. In effetti, ad Anfield sembrava essere tornato il solito Liverpool dominante, capace di avvolgere gli avversari nel proprio gioco e di giocare con enorme intensità sia in fase di possesso che non. Anche alla luce delle difficoltà iniziali di Manchester City, United e Chelsea, qualcuno aveva anche già azzardato all’ipotesi che i Reds sarebbero riusciti a dominare anche quest’anno, creando un nuovo fossato tra sé e il resto del campionato.

L’errore più grande, però, è stato quello di pensare all’Aston Villa come una facile vittima sacrificabile. Gli uomini di Smith, riusciti a salvarsi lo scorso anno solo all’ultima giornata, hanno iniziato la stagione in maniera nettamente più convincente. Merito sicuramente di un mercato estivo piuttosto importante, anche economicamente, ma che ha garantito degli arrivi intelligenti: dal portiere ex Arsenal Martinez, reduce da mesi di ottima forma, all’interessante terzino del Nottingham Forest Cash, passando per il colpo Barkley in mezzo al campo, arrivando a Traoré del Lione e il capocannoniere dello scorso anno in Championship, Watkins. Quest’ultimo, tra parentesi, è pure l’unico giocatore del sorprendente Brentford dell’anno scorso a essere riuscito ad accasarsi in un club di importanza maggiore.

A questi arrivi si sono aggiunte tante conferme importanti, a partire dal fantasista Grealish, per tutti destinato ad andarsene dopo la fine della scorsa stagione e invece rimasto a Villa Park, con tanto di inizio di stagione da urlo (con ieri sera, 4 reti e 3 assist in 4 partite). Risultato, l’Aston Villa è l’unica squadra a punteggio pieno assieme all’Everton, tanto da ritrovarsi a un clamoroso secondo posto. Dean Smith sembra essere riuscito a liberarsi di alcuni problemi dello scorso anno e sta raccogliendo frutti straordinari. In ultimo, proprio questo 7-2 rifilato al Liverpool, in cui la mano del tecnico ex Brentford è stata piuttosto evidente.

Contro il Liverpool, i Villans hanno seguito una semplice, ma efficace tattica. Colpire i Reds sempre nello stesso punto, in quello che da stasera rischia di diventare l’evidente tallone d’Achille della squadra di Klopp: la fascia di destra. Basterebbe vedere anche soltanto le reti realizzate per accorgersi di una costante che ha quasi del clamoroso: sei dei sette gol segnati sono nati da azioni create dai Villans affidandosi alla propria fascia sinistra. Potremmo escludere da questo conteggio anche la prima rete, dovuta principalmente a un errore in fase d’impostazione dal solito e rivedibile Adrian, ma la sostanza non cambia: Smith ha umiliato il Liverpool sfruttando sempre la solita giocata, sull’asse creato da Grealish (2 gol e 3 assist), Watkins (3 gol) e Barkley (all’esordio e subito in rete) e la loro continua rete di passaggi corti.

Consapevole della solidità della zona sinistra del campo dei Reds, composta da Robertson van Dijk, l’Aston Villa si è gettato sui punti deboli a destra, in particolare su Keita, Gomez e persino Alexander-Arnold, ancora lontano dalla forma straordinaria degli ultimi due anni. Si potrebbe partire dunque dal secondo gol, un’azione che nasce su una situazione di ripartenza per i Villans: Watkins difende il pallone spalle alla porta, appoggia all’indietro per Grealish e parte con uno scatto in profondità che non viene seguito da Alexander Arnold e su cui Gomez è in ritardo. Il resto lo fa il 10 di casa con un gran esterno che trova l’ex Brentford, bravo poi ad accentrarsi in area e a mettere il pallone all’incrocio.

Anche sul quarto gol, la dormita è dell’out di destra: da punizione, i Reds provano a mettere in fuorigioco i tre giocatori dell’Aston Villa, ma non si accorgono che da sinistra arriva come un treno Trezeguet, i posizione regolare, che deve solo appoggiare in rete per la tripletta di Watkins. Dalle immagini, si vede bene come Gomez inizialmente marchi un avversario, salvo poi lasciarlo andare per chiamare il fuorigioco, ma senza accorgersi di Trezeguet che gli compare alle spalle.

La quinta rete nasce invece da un’interessante serie di scambi tra Grealish e Barkley, con quest’ultimo che si ritrova poi liberissimo di calciare, sfruttando anche una deviazione di Alexander-Arnold. Anche qui, il Liverpool corre a vuoto, salvo poi lasciare troppi metri a un ottimo tiratore come l’ex Chelsea ai limiti dell’area. La doppietta finale di Grealish colpisce ancora nel cuore del disastroso out di destra ospite: prima Firmino si fa rubare il pallone da Watkins nella propria metà campo, con l’ex Brentford che appoggia poi a sinistra per Grealish che si accentra e, in maniera qui piuttosto fortunata, fa carambolare il pallone contro Fabinho, spiazzando Adrian; poi, l’ultimo gol nasce da un gran filtrante di McGinn, su cui Alexander-Arnold sbaglia completamente il tempo di intervento, facendo involare Grealish a tu per tu con Adrian.

Un gioco semplice, diretto, capace di sfruttare le debolezze del Liverpool in una serata decisamente no. Perché questo non è ovviamente il vero Liverpool, anche considerando alcune pesanti assenze: da Alisson, più sicuro e più bravo in fase di costruzione rispetto ad Adrian, passando per il faro del centrocampo Henderson e l’attesissimo Thiago Alcantara, fino a Mané. La sconfitta rimane, sia sul piano statistico (era dall’aprile 1963 che i Reds non concedevano 7 reti), ma anche mentale e tattico. Perché scopre così la potenziale grande debolezza dei Reds: con Alexander-Arnold in forma altalenante (benissimo contro l’Arsenal, per esempio, meno in altri appuntamenti) e Gomez probabilmente non all’altezza di gestire certi livelli, nella difesa si apre una voragine su cui nulla possono van Dijk e Robertson. E ora questo lo sa l’Aston Villa, ma anche tutta la Premier League.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.