Impresa sfiorata, ma grande Fiorentina a San Siro

Il 12 febbraio del 1989 la Fiorentina, al tempo guidata da Sven Goran Eriksson, superò in casa in una partita memorabile l’Inter di Trapattoni per 4-3. In quel match andarono in rete Roberto Baggio e i compianti Stefano Borgonovo ed Enrico Cucchi; i nerazzurri vinsero poi lo scudetto al termine di quella stagione riportando solo due sconfitte: quella di Torino con i granata e la gara poc’anzi descritta al Comunale di Firenze. Ieri sera, nell’anticipo della seconda giornata, è andato in scena un altro 4-3 rocambolesco tra viola e nerazzurri, stavolta è stata la compagine meneghina ad avere la meglio.

I viola di mister Beppe Iachini lasciano tre punti sul prato di San Siro e riportano in Toscana solo del rammarico. Un’occasione ghiotta, sfumata nel giro di pochi minuti. Una doccia fredda quando la squadra già accarezzava l’impresa e la possibilità di ritrovarsi a punteggio pieno dopo appena due partite disputate, poco pronosticabile a inizio stagione. Sulla gara di ieri sera hanno pesato un paio di cose in particolare; da una parte la difesa che ha mostrato qualche crepa nell’arginare l’avanzata interista. Una partita non facile da gestire in quel frangente, perché dopo il terzo gol gigliato la squadra di Conte ha preso come prevedibile le redini del gioco e la Fiorentina ha dovuto subire la pressione avversaria; una circostanza classica nel calcio, in cui nervi e resistenza fanno la differenza. A condizionare il risultato anche e soprattutto la grande occasione capitata sui piedi di Vlahovic e non concretizzata, un errore che è valso all’attaccante la piena bocciatura su tutti i media nazionali.

Della gara di ieri non è tutto da buttare. Intanto c’è Ribery, anima e cuore del gioco viola. Contro il Torino aveva ricevuto qualche timida critica per una prestazione definita opaca, ma poi ha saputo zittire subito le malelingue. Lettura del gioco impeccabile, una presenza costante, una spina nel fianco della retroguardia nerazzurra e la facilità di creare opportunità per i propri compagni di attacco al punto da incantare i pochi fortunati presenti sulle tribune del Meazza. Un gioco che al momento si sposa con la scelta tattica del tecnico. Degno di nota anche il carattere mostrato in questi primi 180′ dalla squadra, più robusto rispetto all’undici con cui si era ripreso a giocare dopo il recente lockdown. Ci sono maggiori stimoli e l’impressione che lo spogliatoio abbia trovato l’amalgama giusta. Andando avanti così e mantenendo tale livello di gioco la Fiorentina può tenersi lontana dalla zona di bassa classifica e magari raffinare i propri obiettivi verso qualche posizione più invitante. Venerdì sera intanto si torna in campo in casa contro la Sampdoria con una piccola percentuale di pubblico e probabilmente con qualche giocatore partito per altre destinazioni.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.