Rewind

Indietro di 24 ore: ce ne fossero, di martedì così. Milan, Juventus, Inter, poi Barcellona, Manchester City. Da Maldini che parla di Ibrahimović e annuncia un accordo imminente, aggiungendo poi che per Donnarumma si sta “facendo tardi” dato che la stagione è iniziata, a Pirlo che si presenta, e chiude di fatto la porta dinanzi al futuro bianconero di Higuaín. “Ciclo che si chiude”, e addio Pipita.

E che il buongiorno si veda dal mattino, lo sappiamo tutti. Perché poi, un semplice martedì, si è tramutato in un giorno folle in termini di emozioni. Prima Conte, e quelle 3 ore di summit in villa con Zhang, un Ausilio nervoso e preoccupato, poi il comunicato, che chiude qualsiasi discorso relativo a un addio imminente dell’allenatore: “ci sono le basi per proseguire insieme”, stretta di mano e garanzie sul mercato, imprescindibili secondo mentalità contiana.

Ecco, mercato, da fare con gli uomini giusti, con figure di rilievo, magari Messi? Eh, chissà. Perché Conte non è allenatore da prime donne però, Messi, nella serata di un folle martedì, ha annunciato l’addio al Barça, scatenando il putiferio social, e le proteste dei tifosi blaugrana fuori dal Nou Camp, nei confronti di Bartomeu, etichettato come il “peggior presidente dalla storia” di un Barça tradito dal suo gioiello, ma tant’è: Messi ha voglia di cambiare aria, il City ci sta lavorando perché Guardiola è là e lo accoglierebbe (lo accoglierà?) a braccia aperte. Ma sognare non costa nulla, no? E a prescindere dalla fede, rivedere “quella sfida là”, da queste parti, beh, diteci a chi, non piacerebbe…