Buon compleanno Italia ’90 – Tulipani sfioriti

Reduce dalla più grande affermazione della propria storia calcistica, la Nazionale olandese mancò in modo abbastanza visibile l’appuntamento con il Mondiale italiano. Rievochiamo quel tonfo arancione, ricordando come andò quell’estate 1990 da… tulipani sfioriti.

GLORIA. La convincente vittoria da parte dell’Olanda dell’Europeo 1988, sui campi della Germania Ovest, aveva imposto con autorevolezza la squadra arancione tra le grandi del calcio internazionale. Un gruppo decisamente meno attrezzato di quelli che nel ’74 e nel ’78 avevano perso due finali iridate, sia come singoli che a livello complessivo. Eppure nell’88 andò tutto bene, grazie all’esplosione del tandem offensivo Gullit-van Basten – al top mondiale in quel periodo – e all’approdo sulla scena in grande stile di gente come “Rambo” Koeman, Frank Rijkaard e altri. Un equilibrato mix di esperienza e gioventù, dosato dal grande vecchio Rinus Michels. Il quale lo ricordiamo ancora sfregarsi gli occhi dopo la meravigliosa e immortale volée di Marco van Basten contro l’URSS. Olanda campione d’Europa quindi, in un periodo storico in cui il movimento orange godeva di ottima salute: il PSV Eindhoven aveva appena vinto la Coppa dei Campioni, l’Ajax iniziava a proporre i fenomenali prodotti del proprio settore giovanile che avrebbero vinto tutto con van Gaal di lì a qualche anno. Le seguenti qualificazioni per il Mondiale di Italia ’90 videro l’Olanda inserita nel gruppo 4 europeo con Germania Ovest, Finlandia e Galles. Il doppio confronto con i tedeschi finì in pareggio sia all’andata che al ritorno, ma gli arancioni vinsero il girone in virtù di un successo in più: 10 punti a 9 e biglietto per l’Italia assicurato. Un ritorno in grande stile, dopo aver mancato la fase finale dei due Mondiali precedenti.

DELUSIONE. Il biennio successivo alla sbornia del trionfo ’88, si registrarono due intoppi niente male per la Nazionale: i guai fisici delle stelle Gullit e van Basten. Il capitano lottava con un ginocchio dolorante, il cigno di Utrecht con problemi sempre più fastidiosi alle caviglie e, in apertura di stagione 1989-90, si opera pure al menisco. Tuttavia si laurea capocannoniere della Serie A con 19 reti e vince di nuovo la Coppa dei Campioni contro il Benfica. La forma sembra recuperata per lui e si proietta al Mondiale da atteso protagonista. Discorso molto diverso per Gullit, che gioca appena due partite in campionato e la finalissima citata. A Italia ’90 l’Olanda delude, senza riuscire a spingersi oltre la miseria di tre pareggi nel girone e passando il turno con affanno da terza classificata. Appena due le reti segnate: una è di Gullit all’Irlanda. In panchina c’è Leo Beenhakker, praticamente appena arrivato. Le qualificazioni erano state sotto la guida di Libregts, infine allontanato per conflitti interni alla squadra. Il traghettatore de Ruiter aveva poi consegnato la squadra a Beenhakker, reduce da tre campionati vinti di fila con il Real Madrid e uno con l’Ajax proprio nel 1989-90. Una situazione tecnica movimentata, quindi, in seno alla rappresentativa olandese. Non andò bene in Italia anche per questo motivo. A San Siro, il 24 giugno, l’ennesimo testa-a-testa con la Germania Ovest negli ottavi di finale: dentro o fuori. Va male all’Olanda, infilata nella ripresa da Klinsmann e Brehme. Ronald Koeman accorcia su rigore, appena prima del novantesimo. I campioni d’Europa in carica sono fuori dalla Coppa del Mondo, in maniera abbastanza deludente. Per Gullit e van Basten, quella che si rivelerà l’unica occasione iridata della carriera si chiude in modo anonimo. La gestione di Beenhakker si conclude quel giorno stesso e la federazione richiamerà Rinus Michels, per prendersi cura dei suoi “tulipani sfioriti” verso Euro ’92. Ma questa è un’altra storia.

 

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.