Buon compleanno Italia ’90 – Skuhravy segna. E resta

Tra i tanti protagonisti del Mondiale di Italia ’90, c’è un giocatore che ha vissuto la rassegna e non ha idealmente mai più lasciato il Bel Paese, confermando le promesse sul campo prima e poi scegliendo di non andare via: per la vita. Storia di Tomas Skuhravy e dei suoi infiniti colpi di testa.

PRAGA E SPARTA. La rincorsa di Tomas Skuhravy verso l’Italia parte da lontano, esattamente a 35 chilometri da Praga. A Prerov nad Labem il piccolo Tomas si appassiona al calcio e lì inizia a giocare. Quando ha 15 anni lo recluta lo Sparta Praga e, dopo l’apprendistato nelle giovanili, lo lancia in prima squadra nel 1982. Stazza imponente (193 cm per 90 kg), che però non gli impedisce di eccellere nel gioco aereo, Skuhravy si specializza ben presto in quest’ultimo fondamentale: sarà la sua fortuna nell’avventura da centravanti, come si diceva una volta. Nel primo biennio da professionista zoppica un pochino, mettendo insieme appena 4 gol. Allora viene mandato in prestito al Ruda Cheb (per il periodo del servizio militare) e qui ingrana alla seconda stagione, tanto che la Nazionale maggiore si accorge di lui. Il 4 settembre 1985 debutta contro la Polonia, è ancora un giocatore del Ruda. A fine campionato, concluso con 13 reti, torna allo Sparta con le spalle più larghe. La Cecoslovacchia lo vede entrare in pianta stabile nel giro della rappresentativa.

ITALIA. Quando Tomas Skuhravy si affaccia a quello che si rivelerà l’unico evento internazionale della carriera, è reduce da 4 annate sempre in doppia cifra con lo Sparta Praga e ben 8 trofei in bacheca. Con 4 reti è stato capocannoniere della Nazionale nelle eliminatorie per Italia ’90, alla cui fase finale arriva con una discreta esperienza. In fondo ha disputato anche una decina di gare nelle coppe europee. Al Mondiale “bolla” subito con una doppietta all’esordio nel 5-1 agli USA, resta poi a secco contro Austria e Italia. Agli ottavi è il mattatore della vittoria sul Costa Rica, realizzando altri 3 gol: i suoi colpi di testa diventano proverbiali. L’ultima Coppa del Mondo della Cecoslovacchia unita, al passo d’addio internazionale prima della divisione tra Repubblica Ceca e Slovacchia, termina nei quarti contro i tedeschi futuri campioni. Il nostro raggiunge la vetta della classifica marcatori con 5 centri e ci resta fino al rigore di Schillaci in Italia-Inghilterra. Peccato per lo scettro dei bomber sfumato: però quel centravanti poderoso nel frattempo ha conquistato il Genoa, che non lo lascia idealmente andare più via dalla Penisola. Con la maglia del club ligure Skuhravy è per anni uno degli attaccanti più temuti della Serie A, realizzando 56 gol più uno nello spareggio salvezza del 1995 perso contro il Padova. L’esultanza tipica a ogni gol, in cui si esibisce in una capriola, diventa celebre. Resta a Genova fino al dicembre seguente a campionato cadetto inoltrato, trasferendosi allo Sporting Lisbona – esperienza breve e anonima, che gli fa saltare l’Euro ’96 anche a causa di un ginocchio malandato – e chiudendo nel Viktoria Zizkov dove in realtà non mette mai piede in campo. Con la Nazionale, tra Cecoslovacchia e Repubblica Ceca, mette insieme 49 gettoni e 17 reti. Finita la carriera, torna in Liguria per diventare imprenditore e stabilirsi in provincia di Savona. Dopo qualche inciampo giudiziario e vicissitudini varie, non ha più lasciato l’Italia.

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.