Riparte anche l’Allsvenskan: il via il 14 giugno a porte chiuse

Allsvenskan al via, dunque, come vi abbiamo anticipato nel fine settimana via Twitter. Il massimo campionato svedese di calcio e quello cadetto partiranno il 14 giugno. Anche qua, naturalmente, a porte chiuse: il divieto di assembramento per oltre 50 persone, secondo quanto detto in più occasioni dalle autorità sanitarie del Paese scandinavo, dovrebbe restare in vigore per tutta l’estate.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dagli addetti ai lavori. Certo, c’è preoccupazione: la situazione è complessa per tanti motivi, e densa d’incognite. Tuttavia, è un inizio: e le buone notizie, rispetto alla diffusione del virus, fanno ben sperare anche se, naturalmente, di certezze non ce ne sono, qua come altrove.

Ovviamente in molti, tra i protagonisti, hanno espresso il loro dispiacere per giocare con gli spalti vuoti. Si parla di un rientro graduale del pubblico a partire da quest’autunno, se le condizioni sanitarie lo permetteranno. Tuttavia, viste le previsioni di recrudescenza della pandemia con i primi freddi, la cosa ci appare complessa.

In ogni caso, a Stoccolma, sponda AIK, il direttore sportivo Björn Wesström ha detto chiaramente che non ci sta: “Nessun ingresso con limitazioni. Riapriremo al pubblico solo quando sarà possibile farlo per tutti” ha dichiarato in un’intervista apparsa su Fotboll Shtml“Selezionare il pubblico non fa parte del DNA del nostro club.”

Lo stesso sito specializzato ha così chiesto al presidente Robert Falck di confermare o meno questa posizione da parte del club. Il massimo dirigente dei gialloneri è però rimasto molto sul vago: “Ne parleremo in consiglio d’amministrazione. Quello del pubblico è una delle sfaccettature di questa difficile situazione, che andrà analizzata sotto tanti aspetti. Tuttavia, in qualità di presidente dell’AIK, sostengo al 100% la decisione di Björn.”

Al di là della questione di quali siano i limiti del ruolo di Björn Wesström all’interno del club (tra le righe ci è parso di capire che qualcuno non l’abbia presa benissimo, ma tent’è), come scrivevamo sopra, a regnare è l’incertezza. È vero che, in Svezia, la gestione della pandemia è stata del tutto particolare. Tuttavia, ciò che è chiaro è il fatto che, sugli assembramenti, ci sia una certa rigidità. Ed è forse l’unico divieto vero e proprio imposto dalle autorità, con tutto ciò che ne consegue.

Come sappiamo, in Inghilterra, Paese di riferimento qua per tutto ciò che riguarda una pallone che rotola su un campo, è emersa l’ipotesi di giocare a porte chiuse per tutto il 2021. Quindi, l’ipotesi di giocare a spalti ridotti potrebbe essere un’alternativa, soprattutto in un torneo dove (a differenza della Premier League, che vive soprattutto di diritti televisivi e di prodotti ufficiali venduti in tutto il mondo) gli introiti da pubblico pagante e il relativo indotto rappresentano una fetta importante dei ricavi per i club.

Quindi, Falck, prudentemente, chiude con una dichiarazione che non sconfessa il suo direttore sportivo, ma che lascia aperte le porte a vari scenari: “Al momento non c’è nulla di certo: dobbiamo affrontare la realtà giorno per giorno. Ovviamente, siamo preparati ai diversi scenari che si potrebbero presentare. Non ci piace pensare che io e Björn dovremo decidere chi entra o no, non è ragionevole. Ecco perché sostengo la decisione di Björn, e lo farò fino a nuovo ordine.”

Ma in Svezia, in questo periodo, la vera incognita è se davvero Zlatan Ibrahimović andrà a giocare nel “suo” Hammarby. Il recente infortunio, anche se rivelatosi meno grave del previsto, potrebbe aver allontanato l’attaccante svedese dal Milan, con il quale l’accordo è in scadenza a fine mese. Le voci, quindi, di un suo possibile impiego a Stoccolma, a partire da quest’estate, si susseguono senza sosta sulla stampa sportiva svedese.

Ovviamente, l’impiego di un giocatore come lui in Allsvenskan sposterebbe gli equilibri. Henrik Kindlund, CEO dei Bajen, intervistato da Fotboll Shtml, ha dichiarato che è più di un’ipotesi. Noi restiamo perplessi, anche se, a supporto delle proprie tesi, la stampa locale ha pubblicato diverse fotografie che ritraggono Zlatan spettatore agli allenamenti dei biancoverdi. Tuttavia, sognare non costa nulla, e nel calcio i sogni è alla base di tutto. E, ve lo possiamo assicurare, si sogna anche nella “fredda” Svezia.

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.