Ciclismo, le grandi squadre italiane – Vittadello

L’emergenza coronavirus ha interrotto, come è giusto che sia, qualunque tipo di attività sportiva. Ciclismo compreso. In questo periodo di forzato stop, è bello aprire il libro della storia di questo meraviglioso sport e ripercorrere le vicissitudini delle più importanti squadre italiane. Quest’oggi è il turno della Vittadello.

Non è raro, spulciando la storia del ciclismo, vedere compagini che hanno fatto il gran salto, passando dal dilettantismo al professionismo. Poche, però, sono riuscite a farsi ben valere nel mondo dei “grandi”. A questo ristretto club appartiene senz’ombra di dubbio la Vittadello.

Formazione veneta, sponsorizzata dall’industria di tessuti facente capo ad Alessandro Vittadello, con sede in provincia di Venezia a Fiesso D’Artico, la Vittadello corse nelle categorie dilettantistiche dal 1962 al 1964. L’anno successivo, il passaggio al professionismo. Nel gruppo dei grandi, quindi, entrò prepotentemente la maglia arancione con la grande V nera. La stagione d’esordio non fu coronata da grande soddisfazioni, eccezion fatta per i successi in due tappe del Giro d’Italia. Aldo Pifferi si impose a Torino, mentre Graziano Battistini trionfò nella frazione con arrivo sul Passo del Stelvio, divenuta proprio dall’edizione del Giro d’Italia 1965 “Cima Coppi“.

Nella stagione successiva, la Vittadello rafforzò la sua rosa con gli ingaggi di Vito Taccone, Marino Vigna e Ambrogio Portalupi. E tutti e tre i corridori non fecero rimpiangere la compagine nero-arancio del loro acquisto. Vito Taccone vinse la prima tappa del Giro d’Italia 1966 a Diano Marina, indossando la Maglia Rosa. Marino Vigna fece sua la Milano-Torino, mentre Ambrogio Portalupi conquistò il Giro di Svizzera, grazie all’assolo sull’erta di Yverdon-les-Bains nella prima tappa, dove si costruì il vantaggio temporale necessario alla conquista della corsa elvetica, vinta per 12″ su Carlo Chiappano.

In quel 1966, la Vittadello vinse altre due tappe al Giro d’Italia con Severino Andreoli a Genova e Giovanni Knapp a Viareggio. L’anno dopo Michele Dancelli lasciò il nero-arancio della Molteni per scegliere quello della Vittadello. E, in sella alle bici Bartali con Ginettaccio entrato nella rosa dei direttori sportivi della formazione, il bresciano vinse due tappe al Giro d’Italia a Prato e a Mantova e inanellò la doppietta Giro dell’Appennino – Giro dell’Emilia.

Alla fine di quel 1967, la Vittadello cessò la sponsorizzazione e al suo posto intervenne la Pepsi-Cola per una stagione. Al termine del 1968, il definitivo scioglimento di una compagine che è ancora oggi ricordata con simpatia e affetto dagli appassionati di ciclismo.

Carta d’identita e palmarès

Nome: Vittadello
Periodo di attività: 1965-1967
Colori sociali: nero-arancio
Grandi Giri: 0
Podi nei Grandi Giri: 0
Tappe nei Grandi Giri: 7, tutte al Giro d’Italia
Classiche Monumento: 0
Altre grandi classiche internazionali: 0
Grandi classiche italiane: 2; Giro dell’Appennino, 1967 con Dancelli; Giro dell’Emilia, 1967 con Dancelli;
Milano-Torino 1966 con Vigna
Grandi corse a tappe di una settimana: 1; Giro di Svizzera 1966 con Portalupi

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.