Ciclismo, le grandi squadre italiane – Molteni

L’emergenza coronavirus ha interrotto, come è giusto che sia, qualunque tipo di attività sportiva. Ciclismo compreso. In questo periodo di forzato stop, è bello aprire il libro della storia di questo meraviglioso sport e ripercorrere le vicissitudini delle più importanti squadre italiane. Quest’oggi è il turno della Molteni.

C’era un tempo in cui Arcore, località della Brianza distante una trentina di chilometri da Milano, non era famosa perché residenza di un noto imprenditore e politico italiano, ma perché rendeva lustro alle due ruote sportive con due sue “creature”. La Gilera, per quanto riguarda il motociclismo. E la Molteni, per ciò che concerne il ciclismo.

Correva l’anno 1958 quando Ambrogio Molteni, famoso imprenditore di Arcore del settore alimentare, decise di allargare i suoi orizzonti allestendo una squadra di ciclismo. Una compagine attiva dal 1958 al 1976, un periodo che possiamo suddividere in due parti, dal 1958 al 1970 e dal 1971 al 1976. Con, in quasi tutti gli anni, Giorgio Albani come direttore sportivo. Una divisione in due periodi a causa della nazionalità della licenza, italiana negli anni Sessanta e belga negli anni Settanta, quella in cui il capitano della formazione di Arcore era il Cannibale Eddy Merckx. Ma, dato che il riferimento è alle squadre di casa nostra, ci concentriamo sull’intervallo italiano della squadra dalla mitica maglia color camoscio.

Nei dodici anni “italiani” della Molteni, tre corridori sono stati senz’ombra di dubbio gli alfieri principali. Un elenco che non può non cominciare da Gianni Motta. Corridore di Groppello d’Adda, Motta passò professionista proprio nella Molteni a 21 anni nel 1964, rimanendovi fino al 1968. E, senza paura di essere smentiti, il fuoriclasse lombardo proprio con la maglia color camoscio ha costruito i successi più belli della sua carriera.

In cima alla lista, spicca il Giro d’Italia 1966, dominato mettendosi alle spalle Italo Zilioli e una leggenda come Jacques Anquetil e con due tappe vinte, a Levico Terme e a Moena. Sempre in quell’anno Motta si impose al Giro di Romandia, mentre l’anno successivo fece suo il Giro di Svizzera. Al primo anno da professionista, nel 1964, conquistò uno splendido Giro di Lombardia. Numerose, poi, le vittorie nelle classiche italiane. La sua “preda” preferita fu la Tre Valli Varesine, vinta tre volte di fila dal 1965 al 1967. E ancora la Coppa Bernocchi nel 1964, la Milano-Torino nel 1967, il Giro dell’Emilia e il Giro dell’Appennino nel 1968. In aggiunta, il terzo posto al Tour de France nel 1965, dietro Gimondi e Poulidor.

Altro fuoriclasse Molteni fu Michele Dancelli. Pensi al bresciano di Castenedolo e inevitabilmente la mente lo vede in braccia alzate a via Roma a Sanremo in maglia Molteni, riproponendo la scena del 1970, quando Dancelli trionfò nella Classicissima di Primavera dopo una fuga solitaria di 70 chilometri, interrompendo dopo 17 anni la dittatura degli stranieri (l’ultimo italiano che vinse la Sanremo prima di lui fu Loretto Petrucci nel 1953). Ma Dancelli in maglia camoscio fu splendido vincitore anche di una Freccia Vallone nel 1966, del Giro dell’Emilia nel 1965, di due edizioni del Giro dell’Appennino nel 1965 e nel 1966, di un Trofeo Laigueglia nel 1970, di 8 tappe al Giro d’Italia (4 nel 1970) e una al Tour de France.

Infine, Marino Basso. Il primo dei velocisti puri, Campione del Mondo a Gap nel 1972, in maglia Molteni si impose in 7 tappe al Giro d’Italia e 4 al Tour de France (considerando sempre solo il periodo italiano della formazione di Arcore) e poi mise nel suo carniere la Tre Valli Varesine nel 1969.

E poi, tanti altri corridori che in maglia Molteni si sono ritagliati il loro momento di gloria. Come dimenticare Guido De Rosso, vincitore del Giro di Romandia del 1962. E poi, Adriano Zamboni, un Giro dell’Appennino e una tappa al Giro d’Italia nel 1961; Carlo Nicolo, una Tre Valli Varesine nel 1958; Guido Neri, il primo corridore in assoluto a scrivere il suo nome nell’albo d’oro del Trofeo Laigueglia nel 1964; Tommaso De Prà, vincitore della Coppa Agostoni nel 1965; Giacinto Santambrogio, una Coppa Bernocchi nel 1969 a tavolino dopo la squalifica per doping di Pierfranco Vianelli (sempre corridore Molteni)  Martin Van Den Bossche, belga di rilievo della Molteni “italiana”, terzo al Giro d’Italia 1970 dietro Merckx e Gimondi.

Nel 1971, alla Molteni arrivò, come già scritto, Eddy Merckx e la licenza della formazione venne trasferita in Belgio. La Molteni, purtroppo, fallì nel 1987 con il patron Ambrogio che ci ha lasciato nel 2005. Tutti noi appassionati di ciclismo dobbiamo dirgli semplicemente “grazie” per le emozioni che la squadra dalla maglia color camoscio ci ha regalato.

Carta d’identita e palmarès

Nome: Molteni
Periodo di attività: 1958-1970 (anni con licenza italiana)
Colori sociali: camoscio-nero
Grandi Giri: 1; Giro d’Italia 1966 con Motta
Podi nei Grandi Giri: 3; oltre alla vittoria, Giro d’Italia 1970, 3° Van Den Bossche; Tour de France 1965, 3° Motta
Tappe nei Grandi Giri: 48; 37 al Giro d’Italia, 11 al Tour de France
Classiche Monumento: 2; Giro di Lombardia 1964 con Motta; Milano-Sanremo 1970 con Dancelli
Altre grandi classiche internazionali: 1; Freccia Vallone 1966 con Dancelli
Grandi classiche italiane: 17; Coppa Agostoni, 1965 con De Prà; Coppa Bernocchi, 1964 con Motta, 1969 con Santambrogio; Giro dell’Appennino, 1961 con Zamboni, 1965-1966 con Dancelli, 1968 con Motta; Giro dell’Emilia, 1965 con Dancelli, 1968 con Motta; Milano-Torino, 1967 con Motta; Tre Valli Varesine, 1958 con Nicolo, 1965-1966-1967 con Motta; 1969 con Basso; Trofeo Laigueglia, 1964 con Neri, 1970 con Dancelli
Grandi corse a tappe di una settimana: 3; Giro di Romandia 1962 con De Rosso, 1966 con Motta; Giro di Svizzera 1967 con Motta

 

 

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.