Svizzera: dopo Sion altro caso al Basilea per la riduzione degli ingaggi – Constantin al Blick: “Fermiamoci!”

Dopo Sion, è il momento per il Basilea di scuotere il già agitato mondo del calcio svizzero, rispetto alla propria sopravvivenza economica. La notizia, infatti, è esplosa la settimana scorsa, ed è stata una vera e propria bomba.

La società renana, mercoledì scorso, ha infatti emesso un comunicato stampa piuttosto duro nei confronti della Prima squadra. Eccone il testo: Nelle ultime ore, il FC Basilea ha ricevuto richieste dai media di chiarimenti sullo stato delle trattative in corso tra la direzione e la prima squadra. Visto che alcune indiscrezioni erano errate, la direzione del club desidera chiarire quanto segue.

A seguito dell’interruzione dei tornei in corso, con la conseguente perdita delle entrate, la dirigenza, negli ultimi giorni, ha rivisto e implementato varie misure per ridurre i costi di gestione. In questo contesto, è stato proposto alla Prima squadra di rinunciare temporaneamente al 17,5% dei salari annuali. Ciò corrisponde a una rinuncia al salario del 70% in aprile, maggio e giugno 2020, periodo nel quale appare improbabile una ripresa dell’attività agonistica o che la medesima possa essere normalmente attivata.

La proposta della direzione è stata inizialmente respinta. Al consiglio di squadra è stato così chiesto di esaminarla di nuovo. Il club informerà i media degli esiti dei negoziati alla loro conclusione. Nel frattempo, comprensibilmente, non verranno fornite altre informazioni ai rappresentanti dei media.”

Tra le righe, insomma, si legge il messaggio che, a differenza di tutti gli altri dipendenti del club, i calciatori della Prima squadra non vogliano fare un passo indietro per tutelare il club. La cosa, ovviamente, non è piaciuta ai diretti interessati, che avrebbero preferito che si parlasse alla fine delle trattative che, come confermato dalla società, sono ancora in corso. Passare per egoisti, insomma, non va giù ai giocatori.

Gli stessi hanno utilizzato altri mezzi per fare arrivare il loro messaggio all’opinione pubblica. Secondo quanto riferisce il Blick, evidentemente imboccato dallo spogliatoio, tutti i componenti della Prima squadra sarebbero invece disposti a rinunciare a una parte del loro salario. Tuttavia, appare chiaro che si voleva cercare una soluzione in modo più discreto.

Il quotidiano della Svizzera interna aggiunge inoltre che anche i giocatori sotto contratto solo fino al 30 giugno sarebbero d’accordo, e non solo quelli legati al club rossoblù per un periodo più lungo. La condizione che veniva posta era sapere a cosa sarebbero stati destinati i soldi risparmiati, perché la riduzione entrasse in un quadro complessivo accettabile.

A riprova della loro buona fede, la squadra avrebbe fatto presente, sempre secondo quanto riporta il Blick, di avere recentemente donato diverse centinaia di migliaia di franchi per beneficenza, in cause legate alla crisi sanitaria, che sta picchiando duro anche in Svizzera. E che non sono affamati di denaro come il club li vorrebbe far apparire. In definitiva, un problema che, si spera, si risolverà nei prossimi giorni.

Sempre sul Blick, ha parlato ancora Constantin. In una lunga intervista rilasciata al quotidiano zurighese, CC ne ha avute per tutti, parlando in termini generali (quindi oltre i confini svizzeri) della situazione attuale. Ve la riportiamo, nelle sue parti più interessanti, perché vale davvero la pena leggerla.

Tutti pensavano che il calcio fosse invulnerabile: una follia! Gli organizzatori della Coppa del mondo di hockey su ghiaccio si sono assicurati contro un rischio pandemia. Anche Wimbledon. Ma l’Uefa e le associazioni nazionali di calcio non c’hanno pensato, e questo nonostante gli importi colossali derivanti dai diritti televisivi.”

“Ai dirigenti del club vengono richieste numerose garanzie. Invece, i responsabili dei campionati non fanno bene il loro mestiere. E se diranno che non è stata trovata alcuna assicurazione o che sarebbe stato troppo costoso, non lo accetterò, visto che altri, come ho detto prima, lo hanno fatto.”

“Ora, dopo aver sbagliato in precedenza, si vorrebbe correggere questo errore mettendo a rischio la salute pubblica. Stiamo scherzando? Chiedi alla gente di mantenere le distanze, di non stringersi la mano e allo stesso tempo vuoi autorizzare uno sport dove c’è contatto fisico, in campo e sugli spalti? Potremmo ripartire a porte chiuse. Ma se i tifosi si incontrano da qualche parte, come accaduto tra quelli del PSG e del Dortmund, sarebbe una catastrofe. Vogliamo parlare di ciò che è successo alla popolazione di Bergamo, decimata dopo la partita tra l’Atalanta e il Valencia a Milano?”

“Assicurarsi non è una questione di durata della manifestazione, ma di valore dell’avvenimento. Assicuri l’importo, in fondo. Wimbledon lo ha fatto a seguito della crisi della SARS nel 2003: oggi incasseranno 130 milioni con un premio inferiore a 2 milioni di euro. Si tratta di quanto vuoi spendere, di quanto ti viene chiesto: non ci sono scuse. La ripresa dei tornei? Il calcio svizzero costa circa 25 milioni di franchi al mese, 300 milioni a stagione. I contratti dei giocatori scadono alla fine di giugno, e nessuno rinnoverà mai per due mesi, per dire. Oggi ci sono solo incertezze, con l’economia al tappeto. Come puoi pensare di mettere in piedi un budget per la prossima stagione in queste condizioni? Follia!”

“Il pensiero di oggi è chiaro: la salute è fondamentale! Non ho una visione del futuro. Tutto quello che vedo è che Singapore è stata elogiata per il modo in cui ha affrontato la pandemia. E ora stanno affrontando la seconda ondata. Sopravviveremo come Sion FC? Chi può dirlo… Puoi anche annegare in 30 cm di acqua. Certo, è molto peggio per i più grandi. Il Manchester United sta subendo una perdita di 150 milioni di Euro. In Svizzera le cifre sono diverse, ed ecco perché siamo ancora nel reparto di terapia intensiva, e non ancora al cimitero.”

“Ho fatto un’azione eclatante per dare un segnale forte al movimento. Se non avessimo introdotto il lavoro ridotto, rischiavamo il fallimento: nessun club può sopravvivere pagando tre o quattro mesi di stipendi completi senza entrate. A Basilea, la situazione è difficile: dovresti essere coerente e lasciare liberi i giocatori. Tuttavia, in questo modo, perderesti i diritti di trasferimento, e quindi molti soldi. Non puoi farlo. Noi abbiamo licenziato giocatori con contratti in scadenza. Ora tutti tranne cinque hanno accettato le nostre proposte. Ermir Lenjani, addirittura, vorrebbe prolungare. E i segnali sono positivi anche per Christian Zock.”

“Vedo un futuro difficile. Il prodotto interno lordo sarà al livello del 1946 in percentuale. Servirà molto buon senso, anche nel calcio. Dovrà esserci più vera passione e meno finanza. Non credo alle partite a porte chiuse, preferisco i giochi elettronici. Giocare senza pubblico significa uccidere il calcio. Meglio lasciarlo riposare, come un grande cantante che non va in tournée ogni anno. Tornerà forte e soddisferà il desiderio della gente per il calcio reale. Il calcio senza tifosi è ridicolo. E questo può essere considerato solo da chi non ha idea di cosa si stia parlando.”

“Seriamente, non puoi vietare a un istruttore di guida di fare il suo lavoro perché il suo allievo non può star seduto ad almeno un metro di distanza, permettendo poi a 22 ragazzi come lui di giocare a calcio: lo sport non ha una normativa a parte. Spetta alla politica decidere quando si potrà riprendere a giocare. Il calcio è una festa, e oggi non c’è spazio per festeggiare. Quindi, al momento, non ce n’è per il calcio. Il gioco esiste solo quando lo puoi fare al 100 per cento. Senza compromessi.”

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.