Una “lezione” di solidarietà dalla D: due mister del Dro Alto Garda rinunciano allo stipendio

Mentre nei campionati maggiori continua la discussione relativa alla possibile ripresa del campionato, diritti tv e stipendi, calcolando con maniacale precisione qualsiasi percentuale di rinuncia, è ancora una volta dalla Serie D che arriva una bella storia di solidarietà, sportiva e umana allo stesso tempo. Una vicenda che riguarda il Dro Alto Garda, squadra trentina attualmente iscritta al Girone B della massima serie dilettantistica, in cui è stata promossa al termine della scorsa stagione, e due suoi allenatori: il tecnico della prima squadra Stefano Manfioletti e quello della squadra Juniores Tiziano Sparano.

Nonostante la stagione non semplice dal punto di vista sportivo (la squadra è penultima in classifica, in questo momento condannata a ritornare in Eccellenza), il Dro Alto Garda si è ora distinto per un gesto di grande cuore da cui tanti dovrebbero prendere spunto. Davanti alla drammatica situazione e all’incertezza in cui si sta trovando il calcio, soprattutto dilettantistico, i due mister in questione hanno deciso unilateralmente di rinunciare allo stipendio del proprio contratto e a tutti i rimborsi spese dal mese di marzo e fino al termine della stagione, mettendosi persino a disposizione per eventualmente terminare la stagione a titolo puramente gratuito.

Un atto non dovuto, che i due si sono sentiti però di dover fare anche per aiutare la società in un momento difficile come questo. E questo, nonostante il periodo di enormi incognite che toccherà tutti: dirigenti, allenatori, giocatori e anche i giovani iscritti nelle categorie minori. Fare rinunce di questo tipo nel mondo dei dilettanti non è così scontato, se si considera che solo gli allenatori hanno un conguaglio riconosciuto per legge, mentre per i calciatori si parla di rimborsi spese. Restano gesti spontanei, dettati dalla sensibilità del singolo che, per amore della propria squadra, si mette a disposizione in toto, pur di aiutare i propri ragazzi e provare a garantire un futuro alla società.

Il presidente del Dro Lucio Carli aveva già espresso il suo pensiero qualche giorno fa, appellandosi per un’immediata conclusione della stagione, ormai irrecuperabile anche qualora si riuscisse a uscire dalla fase più drammatica della pandemia. Nessun retropensiero, nessun calcolo dovuto a una classifica negativa, come spiegato nell’intervista rilasciata all’Adige: pensare al calcio davanti a una simile emergenza non è pensabile. Al punto da essere pronto a mettere da parte classifiche, discorsi salvezza e prestazioni sportive: “se il Trento (primo in classifica in Eccellenza con 11 punti di vantaggio sulla seconda, ndr) vuole il nostro posto, glielo cedo volentieri”. Perché viene da chiedersi, in fin dei conti, quale sia davvero l’importanza dello sport, pur di un’intera stagione, davanti alle drammatiche storie di queste settimane.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.