Svizzera: lavoro (e stipendio) ridotto ai calciatori della Super League

In Svizzera, come avevamo preannunciato, le società professionistiche iniziano le manovre finanziarie per tutelarsi dai mancati incassi, provocati dalla sosta forzata dei campionati a causa del Coronavirus. Il Lugano, secondo quanto dichiarato dal presidente  Angelo Renzetti al Corriere del Ticino, nei giorni scorsi, ha formalizzato la richiesta di lavoro ridotto per tutta la rosa, anche se ci sarebbe stata qualche resistenza da parte di alcuni elementi.

Nello specifico, la misura consente ai datori di lavoro di vedersi rimborsato l’80% del salario, sino a una quota di circa 9.000 Frs, attraverso un complicato meccanismo (qua uno schema semplificato) che chi volesse può approfondire qui o anche qui.  Diversi giocatori del Lugano, nei propri profili social, hanno dato conferma, dando appuntamento sul campo ai tifosi sul campo, ci auguriamo il più presto possibile.

Ma il caso è accaduto (manco a dirlo…) a Sion. Christian Constantin è andato avanti con lo schiacciasassi, stracciando i contratti di tutti i giocatori che non avevano approvato non solo il lavoro ridotto, ma la contestuale riduzione dell’ingaggio mensile a cifre vicine a quelle che la Confederazione riconosce alle aziende in difficoltà.

Sono stati così ben nove i giocatori caduti sotto la mannaia di CC: Johan Djourou, Pajtim Kasami, Alex Song, Ermir Lenjani, Xavier Kouassi, Seydou Doumbia, Mickaël Facchinetti, Christian Zock e Birama Ndoye. Non proprio i più scarsi della rosa, dunque (ovviamente si tratta degli elementi con gli ingaggi più elevati). Le Président, parlando col Blick, non si è certo pentito“Esistono  motivi validi e causa di forza maggiore che ci costringono a questa scelta: siamo ormai privati delle nostre entrate e, inoltre, ci è proibito offrire loro il lavoro. Non solo: a loro è vietato svolgere la propria professione, per disposizione della Confederazione.”

Ma non è tutto. CC avrebbe licenziato le sue stelle via WhatsApp, secondo quanto riportato dal quotidiano vallesano Le Nouvelliste. Seydou Doumbia ha così raccontato l’esperienza: “Martedì 17 marzo abbiamo ricevuto una lettera generica in cui ci veniva chiesto chiedeva di accettare una riduzione drastica del nostro stipendio, senza nessun tipo di prospettiva futura. La cosa ha lasciato perplessi me e diversi miei compagni, vista anche la natura particolare dei nostri contratti. Abbiamo preso tempo, ma già il giorno dopo ho ricevuto una lettera, via whatsapp, molto perentoria, dove mi si chiedeva di accettare o meno. Mezz’ora dopo il mio diniego, sempre via whatsapp, mi è arrivato un altro messaggio sul telefono in cui era allegata la mia lettera di licenziamento…”

I giocatori, però, non ci stanno a passare per mercenari. A parlare, questa volta al Blick, è stato un altro degli ammutinati, Johan Djorou“Non abbiamo rifiutato la proposta del presidente perché non vogliamo ridurci l’ingaggio. Siamo coscienti della situazione, siamo pronti a fare dei sacrifici, ma abbiamo anche noi dei diritti. Abbiamo dei dubbi perché detto no perché l’indennità per lavoro ridotto non riguarda i contratti come i nostri, e quindi non volevamo commettere errori giuridici”.

CC si è difeso parlando con la RTS (la televisione svizzera romanda): “Ho fatto loro una proposta, vale a dire ridurre all’80% il loro salario, con un tetto massimo di 12’500 franchi. Vista la situazione particolare, la Confederazione lo ha previsto anche per queste tipologie di contratti (sono infatti stati destinati dei fondi per lo sport professionistico – ndr). Era un problema parlare con ciascuno di loro, e così abbiamo optato per una videoconferenza, alla quale non tutti hanno preso parte. I più anziani, capitano compreso, per proteggere i propri contratti, hanno provato a condizionare anche i più giovani della rosa. Tuttavia, non tutti i miei giocatori sono degli imbecilli, e alcuni non si sono allineati, facendo crollare il fronte.”

Christian Constantin ha poi proseguito: “Non dimentichiamoci che il salario di questi giocatori, che attualmente non stanno facendo nulla, è pari a quello di due infermieri i quali, di questi tempi, sono parecchio sovraccaricati. Prendo come esempio il Borussia Mönchengaldbach (con una forte componente elvetica – ndr), dove i giocatori si sono spontaneamente ridotti lo stipendio. Il nostro club ha avuto perdite pesanti, dall’annullamento del Galà, che vale 3 milioni di franchi, ai mancati incassi per partite di cartello.”

“Il calcio ha la tendenza ad andare per una sua strada, a volte perdendo il contatto con la realtà. Questa è una situazione di forza maggiore, e serve buon senso. Il Sion non se ne fa nulla di giocatori che non vogliono fare degli sforzi quando tutti, attorno a loro, stanno facendo enormi sacrifici.”

Le reazioni non si sono fatte attendere. I nostri ricordi studenteschi ginevrini ci vengono in soccorso, facendoci presente che il Codice delle Obbligazioni svizzero (equivalente in parte al nostro Codice Civile) non prevede questa eventualità come giusta causa di licenziamento. Tuttavia, come sovente accaduto, CC non avrà problemi ad andare conto tutto e tutti.

La RSI ha interpellato sul caso Brenno Canevascini, avvocato ticinese e grande esperto di diritto sportivo. “Il licenziamento è abusivo. È vero che ci troviamo in una situazione particolare, ma secondo me una rescissione contrattuale per non aver accettato il lavoro ridotto credo sia inaccettabile. Accettare l’indennità per lavoro ridotto non è un obbligo imposto dal datore di lavoro ma una facoltà che il dipendente può accettare o meno.”

Sempre con la RSI ha parlato anche Lucien Valloni, presidente dell’Associazione svizzera dei calciatori: “Siamo rimasti amareggiati e sorpresi per l’accaduto. Si tratta di provvedimenti palesemente abusivi e mostrano anche un’enorme mancanza di rispetto, in un momento come questo. I giocatori erano pronti a negoziare altre opzioni: ma questo è uno strappo molto violento, che la legge non prevede neanche. Constantin? Non dimentichiamo che è uno degli uomini più ricchi della Confederazione e che, in questo modo, distrugge la sua squadra: alla ripresa del torneo, senza questi nove elementi, rischia la retrocessione.”

La risposta di CC a Valloni è arrivata, a stretto giro di posta, con una lettera inviata al Blick. Eccone la traduzioneStiamo approntando ospedali da campo per salvare delle vite umane. Stiamo per seppellire i morti senza salutarli come si deve. Stiamo scegliendo tra quelli che devono morire e quelli che possiamo invece salvare. In altre parole, una guerra. Ma non è una guerra comune. È una guerra sanitaria. Tuttavia, il risultato è lo stesso: le persone muoiono o moriranno.

E lei cosa fa? Consiglia ai giocatori di non accettare il lavoro ridotto, esponendoli al rischio che i loro contratti vengano risolti per giusta causa e per motivi di forza maggiore. Credo che lei, Signor Valloni, viva al di fuori della situazione attuale e futura. Al momento ho annullato solo nove contratti, al di sotto del limite di dieci persone, che contraddistinguono i licenziamenti collettivi. Le regole sono complesse, e saranno necessarie ulteriori riunioni.

Non vorrei darle alcun consiglio; tuttavia, mi consenta di dargliene uno: suggerirei al suo posto agli altri giocatori sotto contratto di accettare la proposta del club. I calciatori attraverseranno una brutta fase; però, in seguito, potranno riprendere a lavorare con il ritorno dell’attività calcistica. E per quanto riguarda lei, è quando il gioco si fa duro che si devono prevenire i problemi.

Pertanto, il suggerimento che ha dato ai giocatori non è, secondo me, adatto alla situazione. Saremo felici di incontrarla per parlare dei giocatori ai quali ho annullato i contratti. Sto aspettando un suo segnale in tal senso. Ma osservi nel contempo la situazione sanitaria attorno a noi, perché peggiorerà.

Con amicizia, Christian Constantin.”

Come sempre, in questi casi, ci affidiamo alla formula di rito del giornalismo d’oltre confine: affaire à suivre. Ci sarà infatti tempo per approfondire e seguire le puntate successive di questa vicenda. Per ora, i campionati sono infatti fermi sino al 30 aprile, in attesa di come organizzare la ripresa. Approfondiremo, comunque, nei prossimi giorni.

 

 

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.