Un “vuoto” imperdonabile nei dilettanti: l’aggressione di Acquedolcese-Gioiosa è stata quasi ignorata

AGGIORNAMENTO: In un comunicato successivo, il Giudice Sportivo ha pubblicato l’errata corrige, ammettendo l’errore di essersi materialmente dimenticato di inserire l’ammenda per l’Acquedolcese:

Ad integrazione di quanto pubblicato sul C.U. n°331 del 4/03/2020, si dà atto dell’ammenda di euro 150,00 a carico della Società Acquedolcese Nebrodi e relativa alla gara Acquedolcese Nebrodi/Polisportiva Gioiosa del 29/02/2020 (Promozione/B) per “avere, un proprio sostenitore introdottosi indebitamente all’interno del terreno di giuoco, tentato di aggredire un calciatore avversario, non riuscendo in quanto prontamente fermato”; provvedimento materialmente omesso a causa di un refuso.

Dell’aggressione avvenuta in occasione della sfida di sabato scorso tra Acquedolcese e Polisportiva Gioiosa (Promozione siciliana, Girone B) ve ne abbiamo già parlato qualche giorno fa, per un caso che è diventato noto in diverse parti d’Italia come ennesimo simbolo di un calcio che non riesce a liberarsi dalla violenza di tifosi e giocatori. Ma, con ogni probabilità, i pochi articoli che ne hanno parlato (soprattutto a livello locale) e il filmato intero della gara pubblicato dalla società ospite rimarranno le uniche testimonianze di una storia altrimenti destinata a finire nel dimenticatoio, come forse già accaduto a molte altre in passato.

A guardare il comunicato del Giudice Sportivo, infatti, di questo episodio non c’è alcuna traccia. Emergono in maniera evidente, piuttosto, le tante e anche pesanti squalifiche attribuite ai membri di entrambe le squadre: in primis al vice allenatore del Gioiosa squalificato fino a fine stagione per aver spinto l’arbitro, e di un giocatore dell’Acquedolcese per “atto di violenza nei confronti di un calciatore avversario”, fino ad arrivare alla squalifica di tre giocatori dell’Acquedolcese (più due per recidiva di ammonizione) e due del Gioiosa (tra cui anche il portiere Wajnsztejn, il giocatore contro cui si era scagliato il tifoso di casa). Ma dell’invasione del tifoso e del tentativo di aggressione non resta più niente.

Un episodio immortalato anche da video, ma dalla Serie D in giù la prova tv non esiste e fa fede soltanto il referto arbitrale. Un sistema che si rivela così tremendamente obsoleto, visto che oggi capita sempre più spesso di poter avere tra le mani filmati amatoriali, pubblicati anche sui social, o addirittura di emittenti televisive delle gare, ma destinati a diventare completamente vuoti di significato. E il vergognoso episodio avvenuto sabato crea un precedente ancora più pericoloso, senza una minima punizione: lascia la consapevolezza che, nel mondo dilettantistico, dei tifosi possano anche entrare sul terreno di gioco da un cancello (della cui chiusura è sempre responsabile la società di casa) e colpire dei giocatori, costringendo l’arbitro a interrompere per tanti minuti l’incontro per calmare le acque. E, nonostante tutto, poter rimanere impuniti, lasciando vincere così l’odio, la violenza e atti intimidatori su tutto quello che dovrebbe essere il calcio e non è più, ovvero passione, correttezza, rispetto. Un’immagine perfetta di un sistema colmo di così tante lacune, coperte solo apparentemente dalle promesse fatte pubblicamente di inasprire le pene e di garantire le vittime di queste violenze, ma che finisce per lasciare dei “vuoti” imperdonabili nel nostro calcio, dilettantistico e non solo.

Non perdetevi venerdì mattina la terza puntata di Razzie di calcio. Qui il secondo episodio.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.