ATP Cup, benvenuti nel tennis che piace

L’ATP Cup ha dato il via alla stagione del tennis maschile e lo ha fatto in Australia con una novità che è stata molto apprezzata dagli addetti ai lavori. Creata un po’ per contrastare la nuova Coppa Davis voluta dalla società gestita da Gerard Piqué, il torneo ha visto trionfare la Serbia di Djokovic al termine di dieci giorni ricchi di spunti.

La competizione prevede la partecipazione di 24 nazioni composte da due giocatori divise in sei gironi da quattro: passano poi alla fase ad eliminazione diretta le prime classificate più le migliori due seconde fino a decretare il team vincitore. Quest’anno è toccato alla Serbia con Djokovic e Lajovic che in finale hanno avuto la meglio contro la Spagna di Nadal e Bautista Agut nel doppio decisivo.

Il nuovo format ha fin da subito messo in mostra grande spettacolo: 23 dei primi 30 giocatori al mondo hanno preso parte all’ATP Cup e questo ha permesso di avere sempre tribune piene e un ottimo appeal per gli appassionati. Già detto di Djokovic e Nadal, anche giocatori del calibro di Tsitsipas, Shapovalov, Kyrgios, Zverev e Thiem sono scesi in campo dandosi battaglia. Sì, perché un’altra differenza con la Coppa Davis è il punteggio: ai fini del ranking ATP questo torneo ha importanza e basti pensare che Djokovic si è assicurato 660 punti accorciando il divario in classifica con lo spagnolo in vetta.

Il serbo ha espresso più volte pareri positivi sulla nuova ATP Cup e vorrebbe integrarla insieme alla Coppa Davis che ha subito parecchie critiche con la nuova rivoluzione: il dato è eloquente con meno giocatori importanti (18 tra i primi 30 in classifica) che hanno giocato per il proprio paese alla conquista della prestigiosa insalatiera. Lo spirito di gruppo che accomuna le due manifestazioni è stato il fiore all’occhiello con i team sempre presenti al gran completo a bordo campo per dare consigli ai tennisti impegnati nella partita o semplicemente per incitarli creando una sorta di torsida con il pubblico sugli spalti.

Quest’anno inoltre l’ATP Cup ha avuto anche una causa benefica: i 1322 aces messi a segno sono valsi $132,200 da donare per combattere gli incendi in Australia. Il tennis deve essere uno strumento sensibilizzatore contro queste tragedie e l’immagine di Kyrgios in lacrime a fine partita deve far riflettere il mondo intero.

Sistemando qualche dettaglio in futuro (evitando magari che il numero 810 possa partecipare e il numero 38 no) la competizione potrebbe diventare un crocevia importante sia per la preparazione dell’Australian Open sia come blasone rispetto alla Coppa Davis. Intanto il 2020 del tennis è iniziato con il botto nella spettacolare partita tra Djokovic e Nadal, non ci resta che attendere il proseguo con l’arrivo in campo anche di Federer. L’auspicio è dei migliori, proprio come l’ATP Cup.

Condividi
Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".