Anno nuovo, vecchio Milan

La sosta per le nazionali non è bastata a far cambiar passo al Milan: i rossoneri hanno riproposto contro l’Hellas Verona lo stesso tipo di prestazione offerta a Udine e a San Siro con il Brescia. I rossoneri, seppur in 11 contro 10 per 70 minuti, hanno faticato tantissimo per rendersi pericolosi contro una squadra neopromossa: il campanello d’allarme suona sempre più forte e Giampaolo non può più far finta di non sentire, soprattutto dopo la frase sibillina di Boban, che si auspicava un Milan più avanti nelle trame di gioco a questo punto della stagione.

A far preoccupare i tifosi rossoneri sono le caratteristiche della squadra, tanto, troppo simili a quella dello scorso anno. Il Milan fa una fatica impressionante ad arrivare al tiro, fa gol con il contagocce e dà l’impressione di non avere mordente. C’è anche da sottolineare che la fase difensiva del diavolo è attualmente la migliore del campionato a pari con l’Inter (entrambe un solo gol subito) ma finora le partite affrontate dal gruppo guidato da Giampaolo erano tutte ampiamente abbordabili, di conseguenza si dovrà attendere un test più significativo per tirare le prime somme.

Il derby incombe e il Milan sembra già entrato nel solito loop: sterilità offensiva, dubbi sul modulo, gioco compassato e poca qualità; negli ultimi anni il derby d’andata ha sempre indirizzato negativamente la stagione dei rossoneri e quest’anno la storia sembra doversi ripetere. Una sconfitta pesante nel derby potrebbe aprire una crisi devastante perché annienterebbe le speranze di un ambiente che, dopo un solo mese di campionato, pare già sfiduciato. Ovviamente un successo avrebbe l’effetto opposto, darebbe carica e consapevolezza a un gruppo giovane che ha bisogno di trovare certezze ma, come già detto, l’ottimismo è di casa sull’altra sponda di Milano, almeno in questo inizio di stagione.

Giampaolo non è l’uomo dei miracoli e di conseguenza era lecito aspettarsi qualche difficoltà iniziale. Tuttavia le sue scelte stanno destando molte perplessità: a scendere in campo sono quasi sempre gli stessi giocatori che vestivano questa casacca la scorsa stagione, con i nuovi che hanno collezionato pochissimi minuti. Il centrocampo schierato al Bentegodi, con Biglia in cabina di regia e Çalhanoğlu e Kessié mezzali, è il terzetto scelto dal Milan cinese ormai due anni fa. Un reparto che non ha mai entusiasmato e che continua a non dare garanzie, soprattutto in fase di costruzione. Anche i terzini non stanno convincendo: Ricardo Rodríguez e Calabria spingono poco (contro un avversario in 10 il Milan avrebbe dovuto allargare spesso il gioco e letteralmente bruciare l’erba sulle due fasce) e anche in fase difensiva non sono perfetti (il primo si è perso l’uomo nell’occasione del palo veronese, il secondo ha commesso la pericolosissima leggerezza nel finale di gara).

A questo Milan servono forze fresche e Rebić ne è la dimostrazione: il croato ha dato imprevedibilità al gioco del Milan con un paio di sgroppate degne di nota, effettuando anche l’unico cross dal fondo della sua squadra. Contro l’Inter non sarà sufficiente lo sterile possesso palla con trame prettamente orizzontali visto in queste prime tre gare: serviranno idee, forza fisica e tanta personalità. Possibile che una squadra possa evolvere così tanto in una settimana? Forse si, ma cambiando almeno metà interpreti.

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.