Ligue 1 – Che fischi per Neymar, que Pipa per l’OM

Lo chiamano “Classique”, per qualcuno è più spagnoleggiante e diventa “Clasico”, con l’obbligatorio accento sulla o. Sia come sia, la sfida tra Paris Saint-Germain e Marsiglia è, da sempre, il sale del calcio fabriqué en France. Mentre in Italia sembra già iniziata la volata a tratteggiare un Derby d’Italia lungo 38 curve, di qui a maggio, ecco che un pensiero simile e altrettanto fascinoso può essere fatto guardando a PSG e OM, vicine in quanto a classifica, stati d’animo e problemi da risolvere, il tutto dopo cinque giornate cinque di Ligue 1. Presto, forse, per immaginarsi un lungo duello tra due modi distinti di vivere il calcio che da sempre si trovano contrapposti, di certo il weekend ha regalato due flash, due lampi, due icone attese per motivi differenti che sembrano promettere che, stavolta sì, PSG e Marsiglia possono tenere fede, anzi, rinverdire la loro rivalità: Neymar e Darío Benedetto.

Il Parco dei Principi si innamora di un certo tipo di giocatore, ha coccolato Ronaldinho, riservato una standing ovation nel giorno dell’addio del Flaco Pastore ma possiede un solo, incontrastato idolo all time, è brasiliano e risponde al nome di Raí, giusto per inquadrare la situazione. Neymar, rimasto alla scadenza del mercato con tutto quello che ne consegue, non è stato perdonato dal tifo parigino, indistintamente dai settori. L’accoglienza, sabato contro lo Strasburgo, è stata bollente, giusto per limitare le espressioni. Quello che il Parco non poteva aspettarsi era che fosse proprio O’Ney a risolverla, quella partita scorbutica (merci Navas) e disseminata di trappole che Laurey aveva architettato portando lo 0-0 fino al minuto 90. Non un tocco astuto, non una giocata in velocità, nulla di minimamente prevedibile: una bicicletta a tagliare l’aria e a inchiodare i tifosi di fronte alla realtà fenomenale del brasiliano. “Sarà come giocare sempre in trasferta”, chioserà lui a fine partita, con la consapevolezza di chi sa, tra gli abbracci dei compagni (Icardi compreso, debuttante nel secondo tempo in maglia parigina), che alle critiche si può rispondere solo in un modo, ma che per lasciare il segno bisogna farlo in grande stile.

Della stessa risma è senza dubbio anche Darío Benedetto, El Pipa per tutti, uno che ha intuito da subito le assonanze tra la Bombonera e il Vélodrome, si è allacciato gli scarpini e ha iniziato a scaldare gli animi a suon di gol. Due anche ieri sera nel Principato, quattro in altrettante presenze da titolare, una traversa a sporcare l’azione del gol da ex di Germain, molto più di un grimaldello in una partita che per l’OM aveva preso da subito i contorni di una salita. Sotto 0-2 (doppio Ben Yedder, nell’abituale versione predicatore poco ascoltato) dopo mezz’ora, pari al riposo e vantaggio 4-2 in rimonta (con perla di Payet) soltanto limato da Keita Baldé sul definitivo 4-3. Il Pipa sa come si fa, il Vélodrome ha trovato quel leader offensivo per il quale si erano sprecato costosi casting negli ultimi anni: dopo un punto nelle prime due, Villas Boas può festeggiare la terza vittoria di fila.

L’altra faccia del posticipo è quella di Leonardo Jardim. Il suo Monaco non ha ancora vinto e soprattutto non sembra avere la forza di gestire un vantaggio (anche doppio), due punti nelle prime cinque giornate sono bottino allarmante per chi aveva iniziato la stagione con propositi d’Europa. Gli stessi che continua a nutrire, nonostante il 2-2 di Amiens, anche il Lione. Contro il Bordeaux era stato Briand, alla Licorne c’hanno pensato Jallet e Bodmer, altri due ex OL, a rendere inutili i guizzi del capocannoniere Dembélé (doppietta e quota cinque centri, gli stessi di Osimhen) e a rallentare l’orchestra di Sylvinho, due punti nelle ultime tre uscite dopo il bottino pieno delle prime due giornate. OL che si prepara al debutto in Champions così come il Lille, che si conferma squadra dai due volti, zero punti in due trasferte, nove su nove al Pierre Mauroy. Il 2-1 sull’Angers, oltre al solito Osimhen, ha messo in mostra il brasiliano Luiz Araújo, scomparso dai radar lo scorso anno con l’esplosione di Pépé e pronto a diventare tassello prezioso per Galtier.

Per il capitolo sorprese ci spostiamo in Bretagna, attuale o storica che sia. Perché il Nantes, dopo un’estate fatta di mugugni e divorzi intempestivi, sembra aver digerito il Gourcuff pensiero. L’1-0 sul Reims (a segno Kalifa Coulibaly, una carriera spesa in Belgio, due timbri nelle ultime tre) non ha rubato l’occhio ma di certo reca in calce la firma dell’allenatore, una squadra solida, come alla Beaujoire non si vedeva dai tempi di Ranieri. Non è un caso, ergo, che ci siano anche i canarini nel terzetto a -2 dalla vetta, di nuovo occupata il solitaria dal Paris Saint-Germain. Oltre al già citato OM c’è il Rennes, inchiodato sullo 0-0 nel derby di Brest. In quel caso, a far discutere è stato l’arbitro Turpin, che prima convalida il gol di Raphinha, lasciando proseguire l’azione con il portiere di casa Larsonneur a terra dopo contatto con il proprio difensore Castelletto, spinto però dall’attaccante del Rennes Siebatcheu. Sei minuti più tardi, il ravvedimento, in quello che, per tutti, è già diventato un festiVAR.

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Giornalista sportivo oltrepadano per vocazione e bolognese d’adozione, folgorato sulla via di Parigi, con l’Argentina nel cuore e George Best sul comodino. Telecronista DAZN ed Eurosport, ex Premium Sport, parla spesso di Ligue 1, in radio o in tv, ovunque tranne che nel sonno. Dicono di lui: “Grande professionista, poi ha cominciato a mangiare ragù…”