Sarri, occhio a Inter, Napoli…e alla Juve

Archiviata la sosta per le Nazionali, la Serie A si appresta (finalmente) a riaprire i battenti dopo due settimane condite da piogge di reti, squadre ancora “in costruzione”, nuove regole di gioco e chi più ne ha più ne metta. Tra gli elementi che più elettrizza appassionati e osservatori neutrali è l’apparente esistenza nella stagione in corso di una lotta Scudetto aperta addirittura a tre squadre: una rarità oramai per un Campionato che salvo il Conte I e qualche acuto del Napoli si è sempre virtualmente chiuso sul finire dell’Inverno.

Tanto del merito per questa ritrovata lotta al vertice è da attribuirsi a Napoli e Inter, finalmente sulla carta capaci di allestire dei roster che, pur se  forse ancora lontani dalla qualità della Juventus per lunghezza della rosa e qualità di alcuni interpreti , danno comunque la sensazione di aver costruito (o di poter costruire) solide avversarie che anche alla lunga possano reggere il passo dei bianconeri.

Dopo cinque anni sotto la guida di Massimiliano Allegri, in casa Juventus si è optato per una scelta per certi versi epocale: quella di accantonare l’idea che “vincere è l’unica cosa che conta”, perchè al giorno d’oggi è diventato fondamentale anche la maniera nella cui lo si fa. A volte troppo sparagnino nella ricerca e gestione del risultato, quindi, l’allenatore livornese è stato congedato dopo cinque anni di successi in favore di una guida tecnica che potesse imprimere una svolta al club bianconero anche dal punto di vista del “bel gioco”. Non sapremo mai con certezza se davvero sia stata la sconfitta interna con l’Ajax a condannare Allegri, ne tanto meno se Guardiola sia mai stato qualcosa di più di un sogno di inizio estate; quel che è noto è che alla fine la scelta è ricaduta su un vecchio “nemico”, Maurizio Sarri.

In evidente controtendenza con lo “stile Juve”, il tecnico napoletano toscano di adozione arriva a 60 anni sulla panchina del club più scudettato d’Italia non senza polemiche da parte di chi a Napoli ne aveva potuto decantare le lodi, a valle di una lunga ed encomiabile gavetta che l’ha visto arrivare nell’Olimpo del calcio nel 2015 dopo venti anni di sui campi di provincia. Per la Juventus e per Maurizio Sarri è un anno zero potenzialmente molto interessante, perché se le idee di calcio dell’ex-allenatore del Napoli dovessero matcharsi con la straordinaria qualità della rosa bianconera, alla Continassa si starebbe generando una squadra dalle potenzialità inarrivabili per molte delle contendenti a quella Champions League che per i piemontesi sembra sempre più stregata.

Se però delle potenzialità della Juventus si è scritto per un’estate, e qualcosa si è già intravisto tra Parma e Napoli, non mancano le spine in una rosa che Sarri dovrà avere la capacità quindi di difendere e guidare più in alto non solo dagli avversari in campo, ma forse anche da se stessa. Il primo elemento è relativo allo stesso Maurizio Sarri: banco di prova a dir poco impegnativo per per il neo-tecnico dei bianconeri. Tante le aspettative sulla Juve di Sarri, inevitabilmente atteso al varco dai tanti addetti ai lavori (e non) che aspettano il salto di qualità rispetto alla Juventus “sparagnina” di Massimiliano Allegri; non mancano di certo le preparazione e capacità tattiche a Sarri, che però dovrà dimostrare di  avere in quantità anche nervi saldi, e abilità nella gestione della rosa nei momenti “complicati” della stagione. Da questo punto di vista, però, già in fase di presentazione alla stampa il neo-tecnico dei piemontesi è apparso armato della giusta esperienza e determinazione per salire a bordo di uno di quei treni che passano poche volte in carriera.

Detto delle aspettative altissime ingeneratesi tra gli osservatori per l’innesto del “sarrismo” in casa Juve e della grande sfida con se stesso cui è chiamato il tecnico napoletano, il più grande avversario interno per Sarri è rappresentato certamente da una rosa al limite dello sterminato. Perin, Rugani, Khedira, Matuidi, Mandžukić, Dybala, Higuaín; tanti i nomi, più o meno illustri, di calciatori che della Juventus avevano scritto pagine importanti della storia recente ma che, senza troppi giri di parole, erano stati indicati come fuori dal progetto societario del club guidato da Andrea Agnelli. Tanti i calciatori in esubero, e infinite le difficoltà nel piazzarli altrove da Fabio Paratici costretto ad arrendersi ai ripetuti rifiuti dei giocatori sopra citati o all’impossibilità di trovare un accordo con altri club; da qui, una rosa di quasi trenta tesserati che in alcuni casi hanno anche sovvertito le gerarchie. É il caso di Higuaín, Matuidi e Khedira, passati dall’essere spinti verso l’uscita al rivelarsi validi assi nella manica nella giacca di Maurizio Sarri. Un sovrannumero cosi corposo, però, potrebbe rivelarsi una vera e propria bomba ad orologeria nei momenti più critici della stagione come fatto trapelare di recente da Emre Can, incredibilmente tagliato dalla lista Champions in un centrocampo a dir poco extra-large; compito di Sarri, e prima ancora di Paratici, Nedved ed Agnelli, sarà quello di gestire al meglio il rischio di possibili fratture nel gruppo. Complicato far contenti tutti a centrocampo, così come in un attacco nel quale Dybala e Mandžukić sono passati in un amen da tasselli fondamentali del club a vere e proprie spine da gestire e monitorare; senza contare, poi, i nuovi acquisti non di certo arrivati per fare da comprimari.

In una stagione lunga e logorante come potrebbe essere quella della Juventus l’armonia dello spogliatoio è un elemento imprescindibile, punto forte del club bianconero nel corso dell’intera striscia di Scudetti centrata dal 2011/12 in avanti. Uomo cardine in questo senso può/poteva rivelarsi il capitano Giorgio Chiellini, infortunatosi al crociato e costretto a guardare da fuori i propri compagni almeno fino a marzo: pesantissima la perdita tecnica ed umana per la Juventus, che vede costretto in stampelle quello che a 35 anni risulta ancora essere tra i migliori stopper in circolazione, che per certo avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella crescita e nell’inserimento di un Matthijs de Ligt che tanti meccanismi difensivi deve ancora imparare a saperli maneggiare.

Tutti elementi, questi sopra descritti, che alimentano l’entusiasmo delle rivali dei bianconeri che sperano in una stagione di transizione dei piemontesi, così come al contempo quello dei tifosi juventini convinti delle potenzialità di questa squadra; solo a maggio, probabilmente, sapremo chi avrà avuto ragione. Nel frattempo, non rimane che goderci un Campionato che finalmente promette di essere spettacolare fino all’ultima giornata.

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.