Right here, right now: Summerslam meglio del previsto. Salvezza Heyman. Perla NXT

Analizzare l’attuale momento in WWE non è semplice, si vive di alti e bassi. Talvolta si ha la sensazione che la direzione esecutiva affidata a Paul Heyman ed Eric Bischoff sia davvero in grado di far svoltare in meglio la qualità degli show, far aumentare lo share, riappassionare i fans più tiepidi. Serve però molto tempo per comprendere se si tratta di un limitato fuoco di paglia, oppure di un positivo cammino intrapreso che porterà a risultati costanti e consolidati nel medio – lungo termine.

Summerslam è andato agli archivi con una qualità generale piuttosto godibile, niente di trascendentale intendiamoci ma, rispetto ai recenti parametri targati Stamford, uno degli appuntamenti più attesi dell’anno è rimasto ben sopra la sufficienza, con alcuni picchi raggiunti in determinati match, ad esempio il main event Lesnar vs Rollins, dove tecnica, dinamismo e fisicità hanno garantito un bel mix.

La categoria femminile ha nuovamente offerto un’ottima immagine, con Becky Linch sempre sugli scudi e la contemporanea presenza di due leggende del calibro di Trish Stratus e Charlotte Flair hanno consentito alla loro sfida di raggiungere livelli inimmaginabili ad inizio match, colmando la fisiologica ruggine e l’età avanzata di Trish con tecnica innata della canadese e la professionalità – abilità di The Queen.

Il debutto del Maligno in ppv ha avuto un ottimo impatto; il personaggio piace, la theme song contribuisce al pathos, sul ring Bray Wyatt non deve dimostrare nulla. Solo il tempo ci dirà se si tratta di una gimmick fine a se stessa, oppure se i piani dei bookers prevedono una presenza stabile e concreta nei quartieri alti a livello di allori. Unica grossa delusione la sfida per il titolo di Smackdown; Kingston non ha registrato il consueto dinamismo, Orton ha mantenuto ritmi lentissimi, il duello è diventato noioso, compassato e senza picchi di interesse. La conclusione con la squalifica ai danni di Kofi per “eccessiva violenza” fuori dal ring è stata la ciliegina su una torta davvero mal riuscita.

Da promuovere il ritorno del famoso e indimenticabile torneo King of the Ring, ottima chance per compiere il definitivo salto di qualità (Mcintyre), affermarsi nella massima federazione al mondo (Samoa Joe), raggiungere un altro importante step nel processo di crescita (Ricochet, Alexander, Andrade). Sarà anche un caso, ma la gestione affidata a Paul Heyman è concisa con un ritorno ad uno stile più deciso, fisicamente d’impatto, violento in determinate occasioni, dentro e fuori dal ring, oltre a duelli parlati più incisivi.

Rollins ha rischiato una mattanza con ripetute F5 sulla sedia, il New Day subisce una caccia all’uomo, Ziggler (la sua gestione lascia molte perplessità ma si è calato in modo straordinario nella parte riuscendo a lasciare il segno in una storyline che vedeva coinvolte leggende del livello di HBK) e Alexander bravi a vendere al meglio rispettivamente le spear di Goldberg e la claymore di Mcintyre.

Merita una citazione a parte Buddy Murphy. Dopo quanto costruito a NXT nella categoria di coppia e il lungo regno da campione dei pesi leggeri, se ne erano perse le tracce dal passaggio a Smackdown. Il colpaccio sfiorato contro Roman Reigns e il meritato successo nella sfida con Daniel Bryan hanno improvvisamente posto il suo profilo nelle copertine dello show blu, trovando subito riscontri positivi tra il pubblico. Abbina un bagaglio di mosse assai vario e completo ad un fisico recentemente rafforzato in palestra, diventando ostico per qualunque tipologia di avversario, essendo in grado di tener testa per dinamismo, abilità tecniche e potenza. Da tenere senz’altro sotto osservazione, scoprendo i piani dei bookers settimana dopo settimana.

In un potenziale ritorno allo stato concorrenziale con l’avvento dell’AEW, abbiamo riscontrato un dato di fatto piuttosto evidente; lamentarsi ha sempre portato i risultati che gli atleti si auguravano. I casi Revival, Anderson & Gallows e infine Sasha Banks dimostrano come la presenza di un’alternativa fuori da Stamford aiuti e non poco ad ottenere considerazione nei quartieri alti, ricchi e lunghi rinnovi contrattuali e cinture. Sasha, reduce da diversi mesi post Wrestlemania lontana dagli schermi, sembrava ormai sempre più lontana dalla WWE, con dichiarazioni talvolta assai incerte sul futuro a breve termine.

Il suo ritorno è stato d’impatto, violento e contro normali valori di solidarietà verso un’amica che ricordava il padre ad un anno dalla sua scomparsa. Il suo turn heel, con le ripetute e scoordinate sediate ai danni di Becky e il nuovo colore dei capelli, ha rappresentato una grossa novità nella divisione femminile. Sasha vuole puntare dritta al titolo e si è “guadagnata” tale chance non guardando in faccia nessuno e andando contro i suoi storici principi.

Concludo soffermandomi inevitabilmente su NXT. Anche l’ultimo Takeover, andato in scena a Toronto, ha strappato applausi a scena aperta. Cole e Gargano hanno offerto un main event sublime, indimenticabile, lungimirante la scelta di Regal di istituire tre diverse tipologie di match in una sfida al meglio delle tre cadute, con la “bella” che ha visto i protagonisti chiusi all’interno di una gabbia, in cima alla quale erano appesi oggetti di ogni genere. Negli ultimi mesi Cole si è consacrato ai massimi livelli, dimostrando tutto il proprio splendore contro uno dei migliori atleti mai visti a NXT, soprattutto senza le interferenze dei suoi alleati, troppo frequenti nei primi tempi e destinate a limitarne il valore e la considerazione generale. Quando prima o poi tornerà Ciampa, ci sarà da divertirsi…

Mi ha sorpreso la mancata vittoria di Pete Dunne nel triple threat match con in palio il titolo Nord America. È stato proprio l’inglese ad essere schienato da Velveteen Dream, finora protagonista di un regno di grandissimo valore e solidità; sconfitti Gargano, Riddle, Murphy, Breeze, Strong e Dunne arricchiscono fortemente il curriculum. Straordinaria l’idea di organizzare un torneo tra talenti mai visti sui ring di NXT, tutti i partecipanti hanno messo in mostra numeri atletici e tecnici davvero meritevoli di attenzione, profili senz’altro utilissimi per il futuro a breve e medio termine dello show.

Nonostante la loro profezia non si sia ancora realizzata e considerando le polemiche per alcuni verdetti arbitrali in quel di Toronto, non escludo a priori che l’Undisputed Era riesca davvero a detenere contemporaneamente tutte le cinture, aggiungendo a quella di campione assoluto anche i titoli Nord America e tag – team. Gli Street Profits stanno davvero spaccando sotto ogni punto di vista; ritmi forsennati e chimica invidiabile sul ring, coinvolgenti con il pubblico, ottimi intrattenitori potenzialmente pronti a salire nei roster principali. Una loro eventuale ascesa potrebbe ulteriormente favorire quella profezia…

Condividi
DIrettore e ideatore di Sampdorianews.net, collaboratore di Alfredopedulla.com. Laureato in Economia e Commercio.