Salernitana, le tre lunghe strade da percorrere

Doveva essere una data dalla quale ricominciare. Doveva essere un evento dal quale ripartire. Invece, per il momento, il 1 Agosto 2019 e il Torneo “Carmine Rinaldi” dedicato al Siberiano (indimenticato e indimenticabile capo degli Ultras della Salernitana) rappresentano solo una appendice non certo gradita alla disastrosa stagione 2018/2019 della U.S Salernitana.

Il sodalizio dei co-patron Claudio Lotito e Marco Mezzaroma è stato reduce da un campionato di Serie B dove sul campo, punti alla mano, avrebbe meritato la retrocessione in Terza Serie in quanto solo Carpi e Padova avevano fatto peggio dei granata. Ma la Bersagliera ha usufruito della penalizzazione del Foggia per poter giocarsi il playout con il Venezia, vinto ai rigori nel ritorno del “Penzo” (spareggi poi rivelatisi inutili – col senno del poi – stante la mancata iscrizione in B del Palermo e il consequenziale ripescaggio in cadetteria dei lagunari).

Passata la paura, tutti si sarebbero aspettati la conferma in panchina di Leonardo Menichini. Il tecnico della promozione in B nel 2015 e della prima salvezza ai playout contro la Virtus Lanciano nel 2016, era stato richiamato alla vigilia dell’ultima di campionato a Pescara per cercare di raddrizzare una squadra oramai spenta dalla guida di Gregucci, a sua volta subentrato al dimissionario Colantuono. Riuscendo, di riffa o di raffa, a portare la barca granata in porto. E sempre tutti si sarebbero aspettati la mancata riconferma del ds Angelo Fabiani che, in quattro anni ha collezionato due salvezze risicate ai playout, altri due campionati anonimi, sette guide tecniche e operazioni di mercato che non hanno apportato il giusto contributo al tasso tecnico della squadra.

Invece, Fabiani è rimasto e Menichini è andato via – direzione Primavera della Lazio – e al suo posto è arrivato Giampiero Ventura. Sì, proprio il CT che non ha centrato con l’Italia la qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 e che a Salerno si gioca una gran fetta di riscatto personale. E, dopo la serata di giovedi scorso, è evidente come società, squadra e tifoseria devono percorrere ancora una lunga strada.

La società deve percorrere la lunga strada del riallacciare il rapporto con la tifoseria, attualmente al minimo storico. E i primi passi non sono stati certi dei migliori, considerati la mancanza di qualunque tipo di iniziativa per il 19 giugno 2019, data in cui la Salernitana ha compiuto 100 anni di vita (solo tifoseria e Comune hanno brillantemente celebrato la ricorrenza) e l’aumento del costo degli abbonamenti e dei biglietti. Con un raccolto di appena 199 tessere staccate nei primi giorni di campagna. In aggiunta, dal punto di vista tecnico, il mancato completamento della rosa (mancano un difensore, un regista, un esterno sinistro e un attaccante da 15-20 gol, tanto per voler essere chiari) a pochi giorni dall’esordio ufficiale stagionale in Coppa Italia domenica contro il Catanzaro. E poi l’assenza sia di Lotito che di Mezzaroma nel già citato triangolare “Carmine Rinaldi” di giovedì scorso contro Bari e Reggina. Un’assenza pesante.

La squadra deve invece percorrere la lunga strada del miglioramento. Vero, come affermato anche da Ventura, mancano degli innesti. Però la Salernitana apparsa nei 45 minuti contro il Bari (sconfitta per 1-0) e contro la Reggina (pareggio 1-1 con vittoria ai rigori) è sembrata essere ben lontana dalla condizione ottimale. L’ex CT insiste con il suo 3-5-2, ma diversi sono i calciatori fuori ruolo (due su tutti, Kiyine confinato sull’esterno mancino e Di Tacchio relegato a fare il regista, ruolo che non è nelle sue corde di incontrista). E di questo ne risente molto la produzione offensiva, dato che in 90 minuti contro i galletti e gli amaranto, i granata non sono stati in grado di costruire un’occasione da rete degna di questo nome (il gol segnato con la Reggina l’ha siglato Calaiò su rigore).

Infine, la tifoseria. L’annus horribilis 2018/2019 ha portato in dote anche una spaccatura in seno ai sostenitori della Salernitana. Una spaccatura amplificatasi nel corso delle manifestazioni per il Centenario e diventata voragine giovedì scorso. Già, proprio nella serata dedicata al Siberiano, quella che è stata la sua Curva, quello che è stato il suo Regno, ha mostrato due “fazioni” che si sono alternate nel lanciare i cori, a volte sovrapponendosi. Una situazione davvero triste. A prescindere dalle motivazioni delle divisioni che giustamente coinvolgono solo i diretti interessati e che altrettanto giustamente solo i diretti interessati devono risolvere, come ha affermato Vincenzo Rinaldi in un intenso comunicato emesso l’indomani del torneo dedicato al fratello: “In passato le questioni e le diatribe venivano risolte prima o dopo la partita e fuori dal campo. In campo si pensava solo a tifare Salernitana“. Parole che condividiamo.

Società, squadra e tifoseria. Tre lunghe strade da percorrere. Per il bene della Salernitana.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.